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“Pronti a riformare la legge 40. E l'iter sarà meno complicato che per le unioni civili”. Intervista a Emilia Grazia De Biasi (Pd)

All’indomani della conferma alla guida della commissione Sanità, la senatrice anticipa i principali temi che saranno al centro dei lavori parlamentari dei prossimi mesi. A partire dalla riforma della legge sulla Pma dopo la sentenza della Consulta. Ma tra le priorità anche la riforma delle professioni sanitarie prevista dal ddl Lorenzin di nuovo in carreggiata, il parere sull’aggiornamento dei Lea e molto altro ancora. E ai medici che hanno annunciato nuovi scioperi dice: “Va riconosciuta la loro importanza fondamentale per guidare i cambiamenti in atto nella sanità”.

22 GEN - Appena reduce dal successo personale che l’ha vista riconfermata all’unanimità alla presidenza della commissione Igiene e Sanità del Senato, abbiamo incontrato la senatrice Emilia Grazia De Biasi (Pd). Una lunga conversazione incentrata soprattutto sull’agenda della commissione per i prossimi mesi. Molta la carne al fuoco, dal ddl Lorenzin sul riordino delle professioni sanitarie all’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), e ancora dal grande tema dell’innovazione fino alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita.
 
Allora presidente, contenta per la riconferma?
Sono molto emozionata per questa rielezione. Esser stata votata da tutti i componenti della commissione è per me un grande onore. Anche se si tratta di una riconferma, la gioia è la stessa della prima elezione visto l’importante ruolo che potrò continuare a ricoprire. Alla luce delle nomine alla vicepresidenza e alla segreteria, devo dire che sono molto soddisfatta, sono ben rappresentate tutte le culture.

Quali saranno gli impegni principali che la commissione Sanità dovrà affrontare nel 2016?

Sono tantissimi gli impegni che ci apprestiamo ad affrontare. Ultimamente la parte legislativa è stata un po’ in ombra, ora, però, dobbiamo affrontare alcune tematiche urgenti. Innanzitutto si è definitivamente sbloccata la situazione di stallo legata al disegno di legge Lorenzin per il riordino delle professioni sanitarie. Un provvedimento molto importante e fermo da troppo tempo che implica il riconoscimento di alcune competenze specifiche per diverse professioni e cha ha ricadute in termini di garanzia per i cittadini visto che rimane strettamente legato al tema della lotta all’abusivismo.
 
Proprio il riconoscimento di alcune competenze sembra però aver destato diverse polemiche e preoccupazioni. Che idea si è fatta al riguardo?
In questo senso vorrei lanciare un messaggio di pace. Ritengo che il rapporto tra medici e altri professionisti sanitari debba essere improntato su armonia e collaborazione. Le sfide che attendono la sanità vanno affrontate insieme, nel rispetto delle reciproche specificità, ma sempre con spirito di collaborazione mettendo al centro gli interessi del paziente.
 
Quanto agli altri temi che la commissione si appresta ad affrontare?
Ci accingiamo a terminare le audizioni sulla riforma delle attività funerarie e dei servizi cimiteriali. Affronteremo poi il tema dei farmaci non utilizzati che prevede la possibilità di riutilizzo di questi medicinali da parte delle Ong in quei Paesi dove ce n’è maggior necessità. Potremmo definirlo un tema di spending review etica. Porteremo poi avanti la legge per l’assistenza sanitaria ai senza fissa dimora, una tematica drammatica che non può lasciarci indifferenti. Dovremo poi revisionare la legge 40 sulla procreazione medicalmente insistita, già incardinata in commissione, alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale.
 
Si aspetta un percorso facile sulla legge 40?
Le sentenze della Consulta non si possono ignorare. Dovremo quindi rimettere mano alla materia. Non sarà semplicissimo ma penso potrà essere meno complicato che per le unioni civili.
 
A breve arriverà anche il ddl Gelli sulla responsabilità professionale.
Sì, questo è un altro provvedimento molto importante sul quale interverremo in maniera rapida. In questi mesi abbiamo portato avanti un lavoro coordinato con la commissione Affari Sociali della Camera. C’è stata una sorta di accordo tra le due commissioni: noi lavoreremo rapidamente sul tema del riconoscimento delle professioni sanitarie mentre loro avrebbero fatto lo stesso sulla responsabilità professionale.
 
Oltre a tutti questi impegni dal punto di vista legislativo, dovrete poi affrontare altri grandi temi a partire dai Lea.
Sì, in stabilità sono stati stanziati 800 mln e, grazie ad un emendamento della XII commissione, siamo riusciti a far sì che per il loro aggiornamento sia ancora necessario anche il parere delle competenti commissioni parlamentari. Sui Livelli essenziali di assistenza abbiamo intrapreso con il ministro Lorenzin un lungo percorso già da un anno, anche nel 2016 proseguiremo questo lavoro.
 
E sul tema dell’innovazione?
Ho molto a cuore la ricerca. Questa, sia in campo clinico che farmaceutico, deve essere una priorità del Governo. In campo farmaceutico, in particolare, dovremo affrontare un argomento molto delicato e di grande attualità. Già nella passata legge di stabilità era stato istituito un fondo ad hoc per il finanziamento dei nuovi farmaci per la cura dell’Epatite C. Sappiamo che a breve arriveranno anche altri farmaci innovativi in campo oncologico molto costosi. Il Governo su questo tema deve coinvolgere il Parlamento per trovare soluzioni strutturali che permettano il più ampio accesso a queste terapie. Il nostro è un sistema universalistico, e l’universalismo vuol dire essere uguali anche davanti al cancro, non solo per l’aspirina.
 
A proposito di universalismo, c’è il rischio di privatizzazione strisciante del Ssn di cui parlano molti sindacati medici?
Vedo tutti i pericoli, resto però convinta che con il lavoro del Governo e del Parlamento si possano trovare strade per mantenere vivo l’universalismo del nostro sistema sanitario. Sarò più chiara: il sistema delle assicurazioni non è tollerabile, non è assolutamente un sentiero percorribile. Proprio ora che anche negli Usa si mette in discussione questo sistema, trovo davvero singolare che si possa ipotizzare una strada simile qui da noi. Altro discorso è invece quello di mettere a sistema quella grande mole di spesa out of pocket esistente. L’importante è farlo mettendo sempre l’universalismo al centro. Voglio dire, non possiamo pensare che oggi ci si possa ancora permettere di buttare soldi all’interno di un sistema senza intervenire su tutti quei meccanismi di spreco e malaffare che portano a sperperare una buona quota delle risorse immesse. La priorità deve essere quella di riconvertire la spesa e aggiornare il Ssn alla luce dei problemi di oggi senza più basarsi su quella che era la società di quasi 40 anni fa.
 
Il Ssn doveva essere aggiornato con il Patto della salute. Secondo lei il Patto oggi è morto?
No, ma c’è il rischio che rimanga tutto solo sulla carta. Come dicevo, bisogna cambiare il sistema sanitario, riconvertire la spesa, far sì che le Regioni collaborino maggiormente sia tra loro che con il Governo. Solo così riusciremo a salvaguardare il Patto.
 
Intanto i medici annunciano un nuovo sciopero per il 17 e il 18 marzo.
Resto vicina ai medici e ai loro problemi. Va riconosciuta la loro importanza fondamentale per guidare i cambiamenti in atto nella sanità. I medici oggi devono avere la forza di coinvolgere in questi processi di cambiamento le altro professioni sanitarie ponendo fine ad una serie di litigi sterili. 
 
Giovanni Rodriquez

22 gennaio 2016
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