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Responsabilità professionale. L’affondo dei Cinque Stelle: “Testo inefficace ed erroneo che lede i diritti dei cittadini e avvantaggia solo le assicurazioni”

Così il relatore per la minoranza, Andrea Colletti (M5s) stronca in Aula il contenuto del ddl Gelli. "Questo testo parte da un assunto falso, ovvero quello della cosiddetta medicina difensiva che afferma, con numeri un po’ sparati a caso, un maggior costo della sanità di 13 mld. Questi numeri non hanno nessun fondamento. In realtà questa è la giustificazione per riformare la responsabilità medica e detronizzare il diritto dei pazienti lesi”.

25 GEN - “Il testo adottato dalla maggioranza si palesa sbagliato sotto molti punti di vista. Il primo problema di questo testo è che è stato incardinato in Commissione Affari Sociali invece che in Commissione Giustizia, un testo che parla di responsabilità penale, di responsabilità civile, di modifica al codice di procedura civile, di condizione di procedibilità dell'azione. Purtroppo, da come è stato scritto il testo, si vede che è stato incardinato in Commissione Affari Sociali; si vede perché nella parte riguardante la Commissione Giustizia è palesemente inefficace, ma è anche palesemente erroneo, totalmente alieno dalla nostra tradizione giuridica, con alcune parole senza senso ed illogiche”. Così il relatore di minoranza, Andrea Colletti (M5s), è intervenuto oggi in Aula stroncando il contenuto del ddl Gelli.
 
“Il secondo problema è che questo testo parte da un assunto falso, ovvero quello della cosiddetta medicina difensiva. Questo assunto – ha spiegato Colletti - è stato portato avanti inizialmente negli Stati Uniti e ovviamente ha trovato sedimentazione, anche qui affermando, con numeri un po’ sparati a caso, per cui la cosiddetta medicina difensiva porta a un maggior costo della sanità di 13 miliardi di euro. Purtroppo, questi numeri ovviamente non hanno nessun fondamento, sono numeri da mago Otelma del Ministero della sanità. In realtà, l'evocazione di questa medicina difensiva è la giustificazione per riformare la responsabilità medica, ed è un'importazione delle logiche impiegate da quelli che si chiamano tort reformers negli Stati Uniti, ovvero per detronizzare il diritto dei pazienti lesi e dei loro familiari ad avere una tutela rimediale piena”.


Ma chi sono questi tort reformers? In realtà, spiega il deputato del M5s, questi non sono altri che le assicurazioni stesse, che devono poi pagare effettivamente i risarcimenti. “Quindi, in realtà – prosegue il relatore di minoranza - tutto questo ambaradan è stato fatto esclusivamente non per tutelare i medici – come vedremo, in realtà, i medici non saranno per niente tutelati in più – ma soprattutto a vantaggio delle stesse compagnie di assicurazione, per far fare più profitti alle compagnie di assicurazione”.

“In realtà - ricorda Colletti - la Commissione tecnica sul rischio clinico, istituita nel 2005, riferisce che il 70% degli incidenti sarebbe da attribuirsi a problemi organizzativi, pertanto non a responsabilità dei medici e degli infermieri ma a problemi della struttura. Quindi, qual è il problema della struttura ? Magari avere direttori generali o direttori sanitari incompetenti, piazzati lì per questioni politiche, o semplicemente problemi di mancata prevenzione, nel senso di mancato finanziamento della sanità pubblica. Da una parte diminuite il finanziamento della sanità, rendendo a carico del paziente le prestazioni sanitarie che prima erano a carico della collettività attraverso le nostre tasse, dall'altra parte, visto che tutto ciò provocherà ovviamente dei danni a questi pazienti che non potranno accedere a queste prestazioni, limitate il diritto del paziente al risarcimento del danno. Quindi, una doppia beffa per il paziente: da una parte, non si può curare, perché magari non ha i soldi per curarsi, dall'altra non può chiedere il risarcimento perché con questa legge limitate il diritto del paziente al risarcimento o, più che limitare, lo rendete molto più gravoso, da un punto di vista monetario”.

L’analisi del relatore di minoranza entra poi nel dettaglio del provvedimento prendendo ad esempio quanto enunciato in alcuni articoli. “Laddove si vincola la responsabilità penale a delle buone pratiche o raccomandazioni previste da linee guida fatte da società private, prevedere una causa di punibilità o una esimente dettata da una società o un'associazione privata già potrebbe andare a detrimento della Costituzione italiana nel diritto penale, il principio di tassatività”.

E ancora, sempre in tema di responsabilità penale, “da una parte diciamo che i medici sono responsabili solo per colpa grave, dall'altra che, in attesa di quelle linee guida, quegli stessi medici sono responsabili tranne che per colpa lieve. Quindi, abbiamo due ipotesi di responsabilità penale: una per colpa grave e una per colpa lieve. Magari, il medico in gastroenterologia, dove ci sono le linee guida, è responsabile per colpa grave; il medico in neurochirurgia, dove non ci sono linee guida, non è responsabile se non per colpa lieve. È un po’ folle questa normativa penale”.
Passando poi alla responsabilità civile Colletti sottolinea: “”a struttura risponde delle condotte dolose o colpose del personale sanitario: perché è sbagliata questa norma ? Primo, perché è già prevista dal codice civile la responsabilità del datore di lavoro per la responsabilità dei suoi dipendenti (già c’è, non serve una legge per metterla), ma poi non tiene conto ovviamente della responsabilità oggettiva della struttura, la responsabilità quando, ad esempio, avviene un'infezione, per la quale la colpa non è del medico ma della struttura stessa”.

Infine, il relatore di minoranza contesta l’articolo 8 in tema di obbligo di conciliazione: “Ci sono scritte delle questioni che proprio non hanno senso giuridico. Prendiamo in esame il termine perentorio di sei mesi per chiudere l'accertamento tecnico preventivo. Io ho fatto decine di accertamenti tecnici preventivi, uno l'ho iniziato a luglio 2014: siamo a gennaio 2016 e non si è ancora concluso; un altro, è iniziato ad aprile 2015: sono passati nove mesi e ancora non ho la bozza di consulenza tecnica d'ufficio. Mettere un termine perentorio di sei mesi non ha senso, perché purtroppo i tribunali sono quelli che sono, i tempi sono quelli che sono e se si mette un termine perentorio tutti gli atti successivi hanno una nullità insanabile. Che senso ha per lo Stato, se poi bisognerà iniziare una nuova procedura con un nuovo consulente e con più spese per il cittadino ? Rendiamoci conto che giuridicamente questa legge è scritta male”. 
 
Giovanni Rodriquez

25 gennaio 2016
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