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‘Dopo di noi’. Tutti i dubbi dei tecnici del Dipartimento finanze sul mancato gettito per le misure in favore dei disabili gravi

Questo il contenuto di una nota tecnica. Dalle maggiori detrazioni per la stipula di assicurazioni a tutela delle persone con disabilità grave viene stimato un mancato gettito Iperf di 35,7 mln per il 2016 e 20,4 per il 2017. Stimata, inoltre, una perdita di gettito di circa 10 mln annui per le agevolazioni tributarie per i trust. Dalle agevolazioni per le erogazioni dei privati mancati introiti per 6 mln per il 2017 e 3,5 mln per il 2018. LA NOTA

04 FEB - Una nota il dipartimento delle Finanze ha palesato tutti i dubbi sulla tenuta economica delle misure previste dalla legge sul ‘dopo di noi’ in favore dei disabili gravi. Nel documento si spiega innanzitutto che l’aumento della spesa massima detraibile da 530 a 750 euro dei premi versati per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela delle persona con disabilità grave, avrebbe una platea di possibili beneficiari di circa 143mila persone. Ipotizzando per questi soggetti la stipula di una polizza ex novo incentivata dalla proposta normativa approvata, viene stimata una variazione di gettito Irpef di competenza annua pari a 20,4 mln. Nell'ipotesi che la norma entri in vigore a partire dall'anno di imposta 2015, viene stimato un mancato gettito di 35,7 mln per il 2016 e 20,4 mln per il 2017.
 
Sul punto è intervenuta in Commissione Bilancio lo stesso sottosegretario all'Economica Paola De Micheli: "È necessario prevedere che la maggiore detraibilità delle spese sostenute per le polizze assicurative finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave operi con riferimento al periodo d'imposta 2016, anziché al periodo d'imposta 2015, anche in coerenza con le ipotesi su cui si fonda la relazione tecnica, giacché l'effetto incentivo su cui si fonda la relazione stessa non potrebbe operare in relazione ad un periodo di imposta ormai trascorso".


Quanto ai trust previsti dall’articolo 6, i tecnici spiegano che la normativa attuale, in tema di successioni e donazioni, applica ai soggetti svantaggiati una franchigia pari a 1,5 mln. “Pertanto il vantaggio fiscale si individua in quei trust diretti a disabili con patrimoni superiori alla suddetta soglia”. Passando poi all’esenzione dalle imposte di registro e ipocatastali relative ai trasferimenti in favore dei trust, l’attuale normativa non prevede alcun vantaggio fiscale nel caso in cui l’acquirente sia una persona disabile. Pertanto il risparmio in termini di imposta “è pari al 2% in caso di prima casa e 9% negli altri casi oltre le imposte ipocatastali in termini fissi”.
 
“Dai dati utilizzati in sede di analisi del provvedimento per le agevolazioni di natura Irpef/Ires – scrivono i tecnici – si è supposto che i soggetti individuati in tale sede costituiscano un trust per i propri figli. Inoltre, si è ipotizzato che la metà dei trust si impegni nell’acquisto di immobili. Non avendo ulteriori qualificazioni, possiamo supporre che la metà degli acquisti avrebbe scontato l’aliquota agevolata prima casa, mentre la restante metà no. Applicando un valore medio delle transazioni pari a 200mila euro, si perviene ad una stima di gettito non riscosso pari a circa 7 mln di euro”.

Sommando dunque a questi la parte di imposta di donazione e successione non riscossa, si perviene ad una perdita di gettito nell’ordine di 10 mln annui.
 
Infine, si aggiunge che, dalle agevolazioni previste per le erogazioni liberali, le donazioni e gli altri atti a titolo gratuito effettutati dai privati nei confronti dei trust (deducibilità nella misura massima del 20% del reddito imponibile e di 100mila euro annui), vengono stimati ulteriori mancati introiti per 6 mln per il 2017 e per 3,5 mln per il 2018.
 
Giovanni Rodriquez

04 febbraio 2016
© Riproduzione riservata


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