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Ha ragione Bersani a parlare di “privatizzazione strisciante” del Ssn? Ecco cosa ne pensano Mandelli (FI) e Rondini (Lega)

Per il vice presidente della Commissione Bilancio del Senato di Forza Italia: "L’affondo di Bersani fa parte della diatriba interna al PD. Ma in ogni caso pubblico e privato devono lavorare insieme”. Mentre per l'esponente leghista e vice presidente dell'Affari Sociali: “Bersani dimentica che le regioni della Lega si sono sempre opposte ai tagli”

10 FEB - Le preoccupazioni per una privatizzazione strisciante del Ssn avanzate dall’ex segretario PD Pier Luigi Bersani hanno avuto finora eco solo all’interno del PD con le risposte del responsabile sanità del Partito Federico Gelli e il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, ambedue in disaccordo con l’analisi di Bersani che vedrebbe Governo e Regioni complici o quantomeno “distratti” di quanto a suo avviso sta avvenendo in sanità.
 
Ma cosa ne pensano le altre forze politiche? Lo abbiamo chiesto a diversi esponenti dell’opposizione e per primi ci hanno risposto Andrea Mandelli, vice presidente della Commissione Bilancio del Senato di Forza Italia e Marco Rondini, vice presidente della Commissione Affari Sociali della Camera della Lega Nord. Ecco cosa ci hanno detto.

 
Andrea Mandelli (Fi): "Parlare di privatizzazione del Ssn è improprio. L'affondo di Bersani va inserito nella diatriba interna al Pd"
Parlare di privatizzazione strisciante del Ssn mi sembra del tutto improprio. La nostra sanità vive da sempre in una positiva simbiosi tra pubblico e privato che negli anni hanno consolidato un ruolo complementare con risvolti positivi per la qualità e la sostenibilità dei servizi sanitari. Il modello lombardo in questo senso rappresenta un valido esempio di come sia possibile “sfruttare” le sinergie tra pubblico e privato a tutto vantaggio dei cittadini.

L’affondo di Bersani mi sembra più da inserire nella diatriba interna al Pd e tra le sue componenti in lotta ormai su tutto. Il fatto che si usi anche la sanità per fare lotta politica non mi scandalizza ma certamente non aiuta a mettere a fuoco i veri problemi del nostro Ssn che semmai stanno proprio nell’ancora scarsa attenzione alle dinamiche dell’efficienza coniugata alla qualità che, lo ripeto, hanno trovata in Lombardia soluzioni ormai rodate e consolidate che dovrebbero essere prese ad esempio in tutto il Paese.

Infine il riferimento alla sanità integrativa vista come una sorta di Cavallo di Troia per smantellare il Ssn fa solo sorridere. Essa è prevista da leggi e provvedimenti varati sia da governi di centro sinistra (Bindi e Turco) e confermati anche dal centro destra (Sacconi) per offrire una opportunità a quanti, e sono sempre di più a livello singolo o categoriale, vedono nella sanità integrativa un pilastro essenziale per integrare le prestazioni del Ssn soprattutto nelle aree più scoperte come l’odontoiatria o l’assistenza agli anziani.
 
Marco Rondini (Ln): "Bersani ha fatto bene a parlare dei rischi causati dai tagli. Ma dimentica che i governatori leghisti non hanno taciuto"
Ha fatto bene Bersani a sottolineare il rischio al quale possiamo andare incontro a causa dei tagli operati in Legge di Stabilità dal Governo Renzi, ma non dice il vero quando afferma che i Presidenti delle Regioni sono rimasti in silenzio. Si dimentica, e qui non è corretto, di dire che i Presidenti della Lombardia, Roberto Maroni, e del Veneto, Luca Zaia non hanno taciuto rispetto al taglio dei trasferimenti per la sanità operati da questo Esecutivo. I due Governatori hanno sottolineato in più occasioni l'iniquità di questa operazione che penalizza ancora una volta le Regioni virtuose.
Val infine la pena ricordare che, stando ad uno studio compilato da Confcommercio, se tutte le Regioni italiane adottassero i criteri di spesa di Regione Lombardia si risparmierebbero 23 miliardi di euro all'anno. La soluzione è dunque l'applicazione dei costi standard della Lombardia.

10 febbraio 2016
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