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Oggi al Quirinale la Giornata Internazionale della Donna. Mattarella: “Non è vero che il lavoro allontana la donna dalla maternità”

“È vero il contrario: proprio l'aumento del lavoro femminile può diventare un fattore favorevole alle nascite”. Così il presidente della Repuubblica a conclusione della manifestazione al Quirinale in occasione della Giornata Internazionale della Donna dedicata quest'anno al tema "Donne per la Repubblica: 70 anni dal voto alle donne".

08 MAR - La cerimonia, condotta da Nadia Zicoschi e trasmessa in diretta da Rai Uno, ha visto numerose testimonianze nazionali e internazionali e gli interventi della Ministra per le Riforme costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, e della Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini

Prima della cerimonia il Presidente Mattarella e la Ministra Giannini hanno consegnato le pergamene del MIUR e le Medaglie della Presidenza della Repubblica ai vincitori del concorso, promosso dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, "1946-2016: verso la piena cittadinanza attiva. 70 anni dal voto delle donne”.
 
L’intervento integrale del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella:
 
“Saluto e ringrazio il Presidente Giorgio Napolitano, i Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati, le Ministre Boschi e Giannini, le Autorità, i giovani vincitori del Concorso nazionale promosso dal Ministero dell'Istruzione e tutte le donne presenti.


Un ringraziamento speciale desidero rivolgere alle straordinarie testimoni di questa manifestazione, Marisa Cinciari Rodano, Maria Romana De Gasperi, Elena Marinucci, Lidia Menapace, Beatrice Rangoni Machiavelli. 

Il grande valore civile e morale delle loro parole va oltre la ricostruzione storica e pone tuttora a tutti noi domande impegnative sull'oggi e sul futuro.

Attraverso tutte voi presenti, protagoniste di questo incontro nella Giornata internazionale della donna, voglio indirizzare un saluto, il più cordiale e di buon augurio, a tutte le donne italiane che rappresentano il cuore, il volto, la struttura portante dell'Italia. Le loro speranze, i loro progetti, le loro sofferenze animano il tessuto sociale del nostro Paese.
 
L'8 marzo di quest'anno apre, al Quirinale, le celebrazioni dei settanta anni della Repubblica. Anniversario che coincide con il primo voto espresso dalle donne. E, come abbiamo visto, non si tratta soltanto di una coincidenza temporale. 

Il pieno riconoscimento dei diritti politici delle donne costituisce elemento fondativo della nostra Repubblica. 

Di voto alle donne si cominciò a discutere in Parlamento già prima della grande guerra. Ma, dopo la dittatura fascista, fu proprio nella lotta per la libertà e per la pace - nella solidarietà popolare che consentì il riscatto del Paese - che la parità dei diritti, il voto alle donne, l'affermazione del principio di uguaglianza tra i cittadini maturarono come un esito naturale, liberatorio, finalmente costitutivo di un nuovo ordinamento.

Le donne erano state protagoniste di quel movimento di liberazione: avevano confermato sul campo il loro pieno diritto e le nuove responsabilità. 

La presenza delle donne nelle istituzioni, da subito, non fu affatto formale.

E' stato grande il contributo alla Costituzione recato dalle donne elette nell'Assemblea Costituente, non numerose ma protagoniste. 

Senza di loro non avremmo iscritto così come lo leggiamo oggi, nell'articolo 3, quell'impegno così qualificante a rimuovere gli ostacoli che limitano "di fatto" la libertà, l'uguaglianza dei cittadini, e quindi il pieno sviluppo della persona umana.

Fu una deputata, la più giovane di tutta l'Assemblea, Teresa Mattei, a proporre, con un suo emendamento, quelle due parole - "di fatto" - che alzarono l'asticella del diritto e rafforzarono la radice solidarista e personalista della Repubblica. 

Il contributo delle donne alla nostra Repubblica è stato determinante. Le elettrici, sin dalle amministrative del '46, e dal referendum del 2 giugno, parteciparono in massa al voto, smentendo i timori che affioravano nei gruppi dirigenti dei partiti di massa, e conferendo alla nostra democrazia una forza che è stata poi decisiva per superare momenti difficili e minacce oscure.

Questo comportamento possiamo leggerlo, oggi, come un messaggio alle giovani e ai giovani di oggi: dopo tanta fatica per conquistarlo, non si può dissipare o accantonare il diritto al voto. 

L'astensionismo è una ferita che nessuno può permettersi di trascurare: la partecipazione politica dei cittadini oggi si è ridotta, e purtroppo questo avviene di più tra le donne.

E' compito della politica riguadagnare la fiducia dei cittadini, con coerenza e serietà, con attenzione al bene comune e ai principi di legalità. Il potere non si legittima da se stesso, ma dal servizio che rende alla comunità. 

La disaffezione e la distanza, che i cittadini avvertono, va ridotta con una ripresa di vitalità delle istituzioni e dei partiti, che restano strumento essenziale della vita democratica. 

Abbiamo visto che soltanto con il voto femminile si compie l'idea repubblicana. E che soltanto la piena partecipazione delle donne, con pari opportunità effettive, avvicina l'ideale di uguaglianza. Ma oggi possiamo dire anche di più: soltanto l'affermazione e il rispetto della dignità delle donne rendono possibile una società autenticamente democratica.

La pienezza dei diritti politici e sociali delle donne ha allargato gli orizzonti sociali, ha trasformato culture e modi di vita, ha cambiato in meglio il nostro Paese, ma abbiamo ancora tanto da fare per abbattere gli ostacoli concreti che si frappongono alla libertà di tante, troppe donne.

L'8 marzo è una giornata di impegno prima ancora che di festa. O meglio, la festa nasce dal sentirsi partecipi di un percorso comune.

Sul terreno dell'istruzione, dalla nascita della Repubblica a oggi, la novità femminile ha prodotto i cambiamenti più rilevanti. Nel 1950 meno di 60 mila giovani donne erano iscritte all'università, nel 2012 si è quasi sfiorato il milione. Diciassette volte di più in 62 anni, mentre la presenza maschile si è moltiplicata per quattro. Dobbiamo consolidare e rafforzare questo risultato, offrendo maggiori opportunità alle giovani di tutti gli strati sociali. Non possiamo certo rassegnarci a una parità uomo-donna assicurata soltanto a chi ha più possibilità economiche.

Anche nel mondo del lavoro, la presenza femminile è molto aumentata dal dopoguerra. Tuttavia, ancora registriamo uno scarto, tra l'occupazione maschile e quella femminile, di oltre venti punti percentuali. E proprio l'insufficiente lavoro delle donne è il dato che pesa maggiormente sul tasso di occupazione nazionale, costringendolo a livelli molto bassi sul piano europeo. 

Senza un aumento del lavoro femminile, il Paese non avrà la crescita che tutti noi speriamo e non potremo parlare davvero di uscita piena dalla crisi.

Inoltre vi è un legame negativo tra il lavoro che manca e il calo demografico. Non è vero che il lavoro allontana la donna dalla maternità. E' vero il contrario: proprio l'aumento del lavoro femminile può diventare un fattore favorevole alle nascite. E' in tutti gli studi più seri al riguardo che questo risulta. Le politiche per la famiglia, comprese quelle di conciliazione dei tempi di sua cura con quelli di lavoro, sono un contributo essenziale allo sviluppo equilibrato e sostenibile del Paese.

Mi auguro che la rafforzata presenza delle donne nelle istituzioni, nelle aziende, nelle università, nelle associazioni sociali, nei partiti, nei sindacati contribuisca a superare vecchie barriere culturali che non hanno più ragione di essere. 

L'idea stessa di libertà è diventata più grande grazie all'irrompere della novità femminile. Ma guai a dimenticarsi di chi resta indietro o viene escluso.

Non è vera libertà piena quando una conquista è pagata con l'esclusione di altri. Non è libertà se, a parità di mansioni, il salario della lavoratrice è inferiore a quello di un lavoratore.

Non c'è libertà, oggi, quando la donna al lavoro è vittima di molestie fisiche o morali o viene costretta in spazi di sofferenza. La violenza sulle donne è ancora una piaga nella nostra società, che si ritiene moderna, e va contrastata con tutte le energie di cui disponiamo e con la severità di cui siamo capaci, senza mai cedere all'egoismo dell'indifferenza. 

Di fronte a tutti questi temi, il forte aumento della responsabilità femminile nelle assemblee parlamentari e nei luoghi della rappresentanza è importante e incoraggiante.

Si è compiuto molto cammino. 

Questo cammino è anche frutto di norme che hanno favorito l'equilibrio di genere e di uno sviluppo in questo senso della giurisprudenza ma è soprattutto il risultato della capacita di protagonismo delle donne.

Erano 21 le deputate all'Assemblea costituente. Ancora nella legislatura che cominciò nel 1968, tra Camera e Senato, vennero elette soltanto 27 parlamentari. Oggi, oltre il 30% del Parlamento è composto da donne: un Parlamento più giovane, anche grazie alla presenza femminile. E il 40% degli eletti italiani a Strasburgo è donna. La metà del governo è donna.

Il terreno delle amministrazioni locali, invece, resta più incerto. L'esperienza delle donne sindaco, come abbiamo visto, è di altissimo valore, eppure sono ancora poche: nei Comuni superiori ai 15 mila abitanti arrivano appena al 10%. Mi auguro che questo dato possa crescere velocemente. 

"Spero - diceva Maria Federici alla Costituente - che sia l'ultima volta che una Costituzione debba menzionare, per rivendicarli, i diritti della donna".

Abbiamo bisogno della forza e della cultura delle donne. Ora che hanno condotto l'intera società italiana a ripensare la propria vita, riconoscendo il valore universale della loro libertà e della loro originalità, dobbiamo affrontare nuove sfide epocali. Sono quelle che hanno davanti il nostro Paese e l'Europa. Quelle che ha di fronte l'intera umanità. 
Mi auguro che questa giornata sia di riflessione e di stimolo per attuare integralmente, nei fatti, il principio di parità di genere. 

Le donne hanno cambiato la politica e la società. Sono certo che continueranno a farlo”.

08 marzo 2016
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