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Al voto subito o no? In attesa di capirlo impazza comunque il toto nomi. E per un possibile incarico alla Salute spunta il nome di Gelli


Lega, Cinque Stelle e Fratelli d'Italia vogliono votare subito. Anche Renzi e Alfano, a meno che non si faccia un governo di "responsabilità nazionale" con tutti i partiti per fare la riforma elettorale e gestire il quadro politico molto complesso emerso dal voto del 4 dicembre. In ogni caso giovedì molto probabilmente inizieranno le consultazioni al Quirinale dopo l'approvazione della legge di Bilancio e le dimisioni definitive di Renzi. Ma, come sempre, la giostra su possibili incarichi di Governo è già iniziata e per il ministero che fu di Lorenzin è in pole position il responsabile sanità del PD

06 DIC - Il Paese si trova ad un bivio: elezioni immediate o Governo di scopo, “teoricamente” di breve durata perché finalizzato solo a formulare una nuova legge elettorale? Lo scopriremo nei prossimi giorni, intanto alcune tappe della crisi di Governo apertasi di fatto alla mezzanotte del 4 dicembre con l'annuncio delle dimissioni di Renzi, sono ormai chiare: domani si voterà la fiducia alla legge di Bilancio sul testo della Camera e una volta approvata il premier salirà al Quirinale per dimettersi formalmente. A quel punto già giovedì potrebbero iniziare le consultazioni al Quirinale e i giochi cominceranno a farsi palesi. 
 
Domani infine si riunisce la direzione del Pd dove si capirà quale linea prevarrà: elezioni subito o Governo ponte? I fautori della prima opzione sono in primo luogo lo stesso premier dimissionario Matteo Renzi che non ha alcuna intenzione di farsi ‘rosolare’ a fuoco lento in Parlamento con l'ennesimo governo “non eletto” in carica.
 
Un governo, questo il ragionamento, che diventerebbe immediatamente facile bersaglio di Lega e Cinque Stelle che, insieme a Fratelli d’Italia, hanno chiesto a gran voce di andare subito alle urne e che avrebbero tutto da guadagnare nel bombardamento a oltranza verso l’ennesimo governo “di Palazzo”.

 
Accanto al premier si è schierato anche Angelino Alfano. Fosse per lui si potrebbe andare a votare anche a febbraio perché, si legge oggi in un’intervista al Corriere, “sono contrario agli accanimenti terapeutici: se la legislatura ha esaurito la sua funzione, approviamo la Legge di Stabilità  ed entro qualche settimana facciamo qualche modifica alla legge elettorale per votare subito, a febbraio”. Una presa di posizione, quella del leader di Ncd, che ha intanto ha avuto come prima conseguenza quella di spaccare Area Popolare, dalla quale si tira fuori l'Udc di Cesa e Casini proprio perché contraria al voto a febbraio.
 
Contro questa ipotesi esce invece allo scoperto la minoranza Dem che con Bersani sottolinea come ci sia “una maggioranza e ora Mattarella dirà chi deve condurre la baracca e secondo me sarà uno del Pd. Dopodiché bisogna fare un paio di leggi elettorali, c'è un anno di tempo”.
 
Un anno di tempo…Il che vuol dire un Governo che traghetti il Paese alle urne alla sua scadenza naturale nei primi mesi del 2018. Esattamente lo scenario che Renzi vorrebbe scongiurare e proprio su queste due linee sarà chiamata domani a decidere la Direzione del PD, dove la maggioranza schiacciante che ha fino ad oggi appoggiato Renzi non è detto che tenga.
 
Tutti i riflettori sono infatti puntati su cosa farà Dario Franceschini leader di Areadem. Che, come scrive oggi Repubblica, non è una “corrente qualsiasi ma quella che, a conti fatti, ha la maggioranza sia nei gruppi parlamentari che nella direzione”. E Franceschini, stante ad alcuni rumors, sarebbe il più sensibile alla moral suasion del presidente Mattarella che, sembra di capire, è sostanzialmente contrario allo scioglimento anticipato delle Camere. Proprio il pressing del Quirinale potrebbe far vacillare le certezze di Renzi sul voto anticipato per optare su un possibile Governo istituzionale che a quel punto, però, nelle intenzioni del premier, dovrebbe essere necessariamente essere appoggiato da tutto il Parlamento.
 
E questo sia per l’incertezza sul sistema elettorale con il quale andare a votare (basterà il pronunciamento della Corte sull’Italicum annunciato per il 24 gennaio a darci regole coerenti sia per la Camera che per il Senato?), sia per le scadenze che attendono il Paese con importanti appuntamenti internazionali (tra queste le celebrazioni a Roma il 25 marzo dei 60 anni della Cee, e il G7 Finanze a Bari dall'11 al 13 maggio), sia per le tensioni temute sui mercati che hanno già preso di mira le banche italiane.
 
E sul no a elezioni immediate sembra schierarsi anche Forza Italia che oggi, in una nota diramata al termine della riunione presieduta da Silvio Berlusconi, sottolinea che “si apre ora una fase politica nuova, nella quale la parola deve tornare agli italiani”. Ma “perché questo avvenga – si legge ancora nella nota - occorre una legge elettorale che garantisca la governabilità e una reale corrispondenza della maggioranza parlamentare alla maggioranza popolare. Siamo certi che il Presidente della Repubblica sarà garante di questa complessa fase, con la sua saggezza e il suo scrupolo istituzionale”. 
 
Ma è dallo stesso Renzi, secondo quanto si apprende in serata, che potrebbe venire fuori una proposta di mediazione: quella di un Governo di responsabilità nazionale sostenuto da una maggioranza più ampia dell'attuale e più larga possibile, perché, scrive sempre Repubblica citando fonti Dem, "non si può pensare che il Pd e la maggioranza attuale si assumono gli oneri del governo mentre gli altri stanno fuori a impallinarci". Se quest'ipotesi non trovasse l'appoggio dell'opposizone, allora niente, Renzi resterebbe convinto che l'unica via sia il voto. 
 
Insomma il quadro è ancora confuso ed è presto per dire chi vincerà tra le due posizioni. Resta il fatto che comunque l’ipotesi di un Governo che resti in carica per i mesi necessari a fare una riforma elettorale, e che poi potrebbe vedersi comunque traghettato fino al termine della legislatura, è già oggetto di attenzione di molti.
 
Lo testimoniano i boatos su chi potrebbe guidarlo (i nomi più gettonati sono quelli di Franceschini, Padoan, Gentiloni Grasso) e addirittura dei ministri che ne potrebbero far parte.
 
Per la sanità, il nome più accreditato nel Partito Democratico è quello del responsabile sanità Federico Gelli: una figura che, secondo quanto raccontato da esponenti Dem a Quotidiano Sanità, sembrerebbe poter raccogliere consensi anche dalla ‘minoranza’ Pd.
 
La sua possibile nomina sarebbe la naturale conseguenza del lavoro portato avanti nell’ultimo anno, non solo sul disegno di legge sulla responsabilità professionale che non a caso porta il suo nome (ddl Gelli), ma anche per il ‘successo’ ottenuto nell'ambito della campagna referendaria con la sua iniziativa “Sì per un Italia in Salute” che ha vito l’apertura di ben 605 comitati tematici su tutto lo Stivale. 
 
Giovanni Rodriquez

06 dicembre 2016
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