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La sanità ai margini del dibattito sulla fiducia al Governo. Non ne parla il premier e ne parlano poco tutti gli altri. Ma come mai?

di Cesare Fassari

La sanità e la salute degli italiani non sono al primo posto nell’attenzione della politica. Non è la prima volta che lo notiamo. Nessun cenno dal neo premier e anche nel dibattitto abbiamo faticato a trovarne riscontro nei tanti interventi di questi due giorni di confronto parlamentare. E penso sia un errore, perché la sanità e la salute sono due cose (forse le uniche) che riguardano veramente tutti gli italiani. Senza distinzione di reddito, credo politico e residenza anagrafica

14 DIC - Ieri e oggi prime uscite parlamentari per il neo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. La sanità non è stata tra gli argomenti di interesse nei suoi interventi. Ma, diciamocelo, un po’ ci siamo abituati.
 
Il tema della salute con tutte le sue molteplici derivazioni (sanitarie in senso stretto ma anche economiche e sociali) entra difficilmente nei “grandi” discorsi parlamentari dei premier, come nota giustamente oggi Costantino Troise su queste colonne.
 
Penso che le ragioni siano varie ma forse quella che più mi convince è che, chi non se ne occupa direttamente (e finora, a mia memoria, non abbiamo mai avuto un presidente del Consiglio “addentro” alle questioni della sanità) di sanità e salute ne parla solo quando accade qualcosa di grosso o al massimo in occasione delle leggi finanziarie. Quando si tratta di far quadrare i conti di un sistema che in molti continuano a considerare un pozzo senza fondo, nonostante i dati dimostrino che siamo ormai il lumicino dell’Europa in quanto a spesa sanitaria (vedi l'ultimo rapporto Crea).
 
E quindi sinceramente non mi ha stupito che Gentiloni se ne sia “dimenticato”. Questo non toglie che sia stato un errore, anche politico. Perché la sanità e la salute sono due cose (forse le uniche) che riguardano veramente tutti gli italiani, senza distinzione di ceto, reddito, credo politico e residenza anagrafica.
 
Ma del resto, che nell’immaginario la salute non sia la priorità della politica, ce lo dimostra anche un commento di un telecronista alla cerimonia del giuramento dei ministri lunedì scorso quando, dando una sua interpretazione dell’ordine di chiamata dei diversi ministri, sosteneva che si seguiva per tradizione un certo ordine in base alla rilevanza dei posti occupati. In realtà sappiamo che non è così, in quanto il protocollo prevede che la priorità sia dettata dalla data della istituzione, ovvero della reistituzione, del Ministero medesimo.
 
Resta il fatto che Beatrice Lorenzin, complice il fatto che il ministero della Salute, istituito come “della Sanità” nel 1958, sia stato “re-istituito” (dopo il suo accorpamento con il welfare e vari tira e molla, solo nel 2009), sia stata chiamata per ultima.
 
Nessuna sottovalutazione protocollare quindi ma, anche se per colpa del calendario, la nostra ministra è stata chiamata dopo tutti gli altri e chi osserva da lontano senza per forza dover conoscere le sottigliezza del protocollo non può che pensare che quello sia un ministero “minore”.
 
Non c’è niente da fare salute per la politica resta una settore del quale o parlare benissimo (in genere alle inaugurazioni o ai congressi) o malissimo (per darsi colpe reciproche nella gestione o per scambiarsi accuse varie di inadempienza).
 
Sembrano lontanissimi i tempi (ma era solo il 2007) quando i  ministri della Salute della UE a Roma firmarono una dichiarazione congiunta sulla “salute in tutte le Politiche”che proponeva di includere la tutela della salute quale criterio di valutazione e sviluppo di tutte le politiche pubbliche nei regimi democratici, informando i decisori politico-amministrativi sulle conseguenze delle proprie scelte.
 
Da allora, almeno qui da noi, di quel messaggio non mi sembra se ne sia tenuto gran conto. E la salute e le sue politiche restano ai margini, nonostante l’impegno dei vari ministri (a proposito Lorenzin con 44 mesi è al momento al terzo posto tra i ministri della Salute più longevi, dal 1958 più di lei sono stati solo Bindi, 47 mesi e Sirchia, 46).
 
In ogni caso torniamo all’oggi e ai dibattiti parlamentari sulla fiducia a Gentiloni. Abbiamo visto che il neo premier sulla sanità ha sorvolato. E i parlamentari? Qualche accenno c’è stato, sia dalla maggioranza che dall’opposizione.
 
Ecco chi ne ha parlato e per dire cosa, ieri alla Camera e oggi al Senato:
 
Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area Popolare-Ncd-Centristi per l'Italia
La salute: quanti anni si è discusso che dovevamo introdurre i costi standard nella sanità? Oggi ci sono. Quanti anni abbiamo detto che c’era il diritto da parte dei cittadini di poter accedere indipendentemente dal loro reddito a cure nuove per le malattie grandi che affliggono donne, uomini e famiglie. Oggi è possibile”.
 
Arturo Scotto, capogruppo alla Camera di Sinistra Italiana - Sinistra Ecologia Libertà 
“La povertà in dieci anni aumenta del 141 per cento, con quasi il 20 per cento della popolazione che non riesce a riscaldare casa per le difficoltà economiche, dell’Istat, dell’INPS tutti i dati economici, tutti indicatori che ci raccontano di un Paese dove non si riescono a pagare le rate del mutuo, di chi non arriva alla terza settimana, di chi parte – Rapporto Migrantes – in cerca di fortuna, di chi conta i voucher piuttosto che gli euro di una retribuzione dignitosa, di chi rinuncia alle cure sanitarie, di chi rinuncia a iscrivere i propri figli all’università. Lo abbiamo detto, sembrate un Governo che avrà una durata limitata, più un fortino assediato, e qualcuno, nonostante promesse di abbandono, si è barricato sulla torre più alta per rimanere a Palazzo Chigi”.
 
Giulia Grillo (Cinque Stelle), componente della Commissione Affari Sociali della Camera
“Oggi si presenta in Parlamento per chiedere la fiducia: scusi, ma la fiducia a chi ? (…) O la fiducia al Ministro Lorenzin, per cosa ? Per la campagna sul Fertility day, con cui invitava le donne italiane a fare figli sapendo bene che non hanno né lavoro, né stipendi adeguati, né tantomeno un’organizzazione sociale che permetta loro di usufruire di asili pubblici. E De Vincenti ? L’avete promosso certamente per i meriti sul campo, quelli per avere sfilato dalla legge di bilancio i 50 milioni per i bambini di Taranto, vittime di quel disastro ambientale, sanitario e sociale che si chiama Ilva, che avete puntellato con dieci decreti in favore dell’azienda e non uno a favore dei cittadini”.
 
Maria Cecilia Guerra (PD) ex sottosegretario al ministero del Lavoro con il governo Monti e oggi segretario della Commissione Finanze e Tesoro del Senato
“Particolare attenzione mi aspetto dal suo Esecutivo sul sistema sanitario: un sistema universale che deve garantire a tutti il diritto alla salute. Per questo mi aspetto, signor Presidente, un'accelerazione nell'approvazione definitiva dei nuovi livelli essenziali di assistenza e un impegno del Governo a monitorarne l'attuazione su tutto il territorio nazionale, come è suo dovere secondo il dettato costituzionale”.
 
Magda Angela Zanoni (PD), segretario della Commissione Bilancio del Senato
“Molti sono stati gli obiettivi raggiunti dal Governo Renzi in questi anni, anche di riforme attuate, meno mediatiche, come quella sull'armonizzazione dei bilanci pubblici e il superamento del Patto di stabilità; o come l'approvazione dell'aggiornamento dei LEA, dopo quindici anni di attesa, che proprio oggi verranno licenziati dalla Commissione in Senato e che sono il cuore del servizio sanitario pubblico”.
 
Luigi D’Ambrosio Lettieri (Cor) membro della Commissione Sanità del Senato
“Al Sud il Governo dovrà occuparsi della condizione occupazionale, in particolare di quella giovanile e delle donne, della sicurezza e della legalità dei territori, dei servizi pubblici. Ma il Mezzogiorno, come ben sa il professor Claudio De Vincenti è anche ILVA, è anche Taranto, con quelle genti dimenticate che ancora continuano a morire, dove un emendamento di cinquanta milioni di euro per finanziare la sanità a ristoro della ferita ancora aperta è evaporato per motivi di contesa politica assolutamente ingiustificata e intollerabile”. 
 
Loredana De Petris (Sinistra Italiana), membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato
“Si tratta di una sofferenza dovuta all'assenza lavoro, all'umiliazione del lavoro e dei lavoratori, all'insufficienza della sanità pubblica, che ogni anno ci regala milioni di persone che rinunciano a curarsi, alla povertà crescente, ma né il Governo né la maggioranza del PD, che di questo Governo è stato l'artefice, intendono ascoltare quel grido”.
 
Laura Bianconi (Alleanza Popolare), membro della Commissione Sanità del Senato
“Vorrei infatti ricordare che il nostro è un Paese sicuro, con infrastrutture in moto, in cui c'è governo e valorizzazione dei nostri beni culturali e paesaggistici, una sanità pronta a governare l'innovazione; valorizzazione della ricerca italiana, grande attenzione alla fragilità del nostro territorio; importanti risultati nel campo della difesa”
 
Alessandra Bencini (Idv), membro della Commissione Lavoro del Senato
“Occorre pensare inoltre alla salute dei cittadini, attraverso una legge che regolamenti le medicine non convenzionali e una legge che riconosca i laureati in scienze motorie, e perseverare sulle politiche di inclusione sociale, per diminuire le diseguaglianze, portando milioni di persone fuori da una situazione di povertà”.
 
Gian Marco Centinaio (Lega Nord), membro della Commissione Istruzione del Senato
“Abbiamo avuto 500.000 nuovi immigrati in mille giorni, come abbiamo detto prima, grazie al tour operator «Alfano&Co»; ce li hanno portati e - ahimè - ne porteranno ancora. Solo 208.000 gli italiani emigrati grazie alle vostre politiche economiche. Abbiamo il 49 per cento di pressione fiscale; 11 milioni di italiani che non si curano perché non se lo possono permettere. Eppure, abbiamo riconfermato il Ministro della salute”.
 
Tutto qui. Se sia tanto o poco lo lascio al vostro giudizio.
 
Cesare Fassari

14 dicembre 2016
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