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Nuovi Lea e Servizi di salute mentale. “Senza l’individuazione di priorità e adeguati investimenti rimarranno lettera morta”

I nuovi Lea possono essere l’occasione di riorganizzare le risposte terapeutiche dei Dipartimenti di Salute Mentale purché si individuino a livello nazionale risorse e priorità da imporre a tutte le Regioni. Si focalizzi l’adeguamento dei servizi a livello nazionale su almeno un obiettivo per ogni Pdta attraverso la priorità clinica. Indispensabile inserire il livello di risorse vincolate alla salute mentale

25 GEN - Il 10 ottobre 2016, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, la Società Italiana di Psichiatria ha pubblicamente dichiarato: “In Italia si investe troppo poco in Salute Mentale. Sarebbe necessario vincolare il 6% delle risorse del Ssn e fissare standard minimi di personale dedicato, poiché la contrazione delle risorse ha avuto un impatto maggiore sull’assistenza psichiatrica che in altre discipline nelle quali la tecnologia ha potuto sopperire in parte al fattore umano. Il mancato rinnovamento del personale dei servizi ha inoltre rallentato l’introduzione dell’innovazione e favorito situazioni di ‘burn out’ degli operatori, sovente oberati dalle incombenze di routine”.
 
Il Dpcm sui nuovi Lea, che sostituisce quello del 2001, appare ricco di propositi interessanti, ma che senza una scelta di priorità e una strategia di individuazione delle risorse rimarranno lettera morta. In questi 15 anni la domanda di cure in Salute Mentale è aumentata in termini numerici (il 25% delle persone presenta dei disagi psichici nel corso della vita, di cui il 3-5 % sono disturbi gravi) e sono aumentate anche le possibilità di risposte terapeutiche qualitativamente adeguate che richiedono però investimenti in personale e formazione. Tutto questo rende il sistema di cure fornito dalle attuali dotazioni dei Dipartimenti di Salute Mentale (Dsm) italiani obsolete poiché non riesce ad implementare le procedure di trattamento (farmacologico, psicoterapeutico e riabilitativo) con conseguente minore efficacia degli interventi terapeutici. È carente l’intervento sugli “esordi psicotici”, sui quali l’applicazione dei modelli più accreditati di prevenzione secondaria permetterebbe una notevole riduzione della cronicità. Il Dsm non riesce a fornire risposte ai bisogni delle fasce di popolazione più deboli come gli “homeless” ed i migranti. Infine, la recente “chiusura degli Opg” ha riversato sugli operatori dei Dsm delle responsabilità assistenziali notevoli per i pazienti autori di reato, senza potenziamenti organizzativi e di risorse. Tutto questo determina l’attuale impossibilità dei Dsm a garantire qualificati standard di cure alle persone che vi si rivolgono e la sicurezza del personale che vi opera.

 
La Società Italiana di Psichiatria sostiene che l’approvazione dei nuovi Lea, possa essere l’occasione di riorganizzare le risposte terapeutiche dei Dsmpurché si individuino a livello nazionale risorse e priorità da imporre a tutte le regioni. La conferenza delle Regioni ha recentemente approvato importanti documenti sulle strutture residenziali psichiatriche e sui percorsi di cura per la Depressione, la Schizofrenia e i Disturbi di Personalità. Non mancano quindi né i modelli, né gli obiettivi e nemmeno la possibilità di verificare l’efficacia e la diffusione degli interventi attraverso il Sistema Informatico Salute Mentale (Sism) attraverso il quale il Ministero della Salute ha pubblicato nel mese di dicembre 2016 il primo report relative allo stato della Salute Mentale nel 2015.
 
Visto che non tutto può essere realizzato nel breve periodo e bisogna individuare una priorità proponiamo di focalizzare l’adeguamento dei servizi a livello nazionale su almeno un obiettivo per ogni Pdta attraverso la priorità clinica. Nel caso della Schizofrenia definire che tutti i servizi italiani devono essere in grado di realizzare dei programmi specifici per gli esordi psicotici; nel caso dei Disturbi di Personalità la garanzia di specifici percorsi psicoterapeutici e nel caso della Depressione Comune e Bipolare l’assunzione in cura attraverso le modalità più efficaci indicate dalla letteraturache consistono nell’abbinamento del trattamento farmacologico specialistico con quello cognitivo comportamentale e/o psicoeducazionale.
 
Bisogna che le Regioni impongano alle Aziende l’implementazione delle innovazioni terapeutiche basate sulle evidenze e gli standard minimi nelle dotazioni di personale dei Dsm per poterli realizzare. È indispensabile inserire il livello di risorse vincolate alla salute mentale che permetta la realizzazione di questi obiettivi comuni e prioritari.
Si deve inoltre sensibilizzare l’opinione pubblica ai problemi della malattia mentale, diffondendo l’informazione sulla sua curabilità che permette di contrastare i pregiudizi e l’esclusione che accompagnano questi disturbi. Ridurre lo stigma della malattia mentale e dei servizi deputati a trattarla, aiuta le persone a rivolgersi con maggiore tempestività alla psichiatria. In questo modo può essere garantita la risposta più efficace, evitato l’inutile vagabondaggio di pazienti e familiari ad agenzie di cura improprie e si previene la cronicità con i suoi alti costi residenziali.
 
 
Claudio Mencacci
PresidenteSocietà Italiana di Psichiatria
Bernardo Carpiniello
Presidente Eletto Società Italiana di Psichiatria
Enrico Zanalda
Segretario Società Italiana di Psichiatria
 

25 gennaio 2017
© Riproduzione riservata


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