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Salute dei migranti. In campo Minniti. Ecco il Piano nazionale di integrazione del ministero dell’Interno. Assistenza in sette asset. Il riferimento è l’accordo Stato-Regioni del 2012

Gli elementi più critici, spiega il Piano, riguardano la mancanza di conoscenza dei servizi disponibili, le differenze linguistiche, i diversi atteggiamenti culturali nei confronti della salute e dell’assistenza sanitaria e la mancanza di una rete sociale di supporto. L’obiettivo è arrivare a una piena implementazione dell’accordo Stato-Regioni per la salute dei migranti sancito nel 2012, con un aumento e una standardizzazione degli interventi che semplificano l’accesso al servizio sanitario nazionale in tutte le regioni Italiane. IL PIANO NAZIONALE DI INTEGRAZIONE DEI MIGRANTI.

27 SET - Sono sette gli asset prioritari per garantire la salute dei migranti. A prevederlo è il “Piano nazionale di integrazione dei titolari di protezione internazionale” (i migranti, appunto) il primo varato dal ministero dell’Interno. 
 
E “l’integrazione dei migranti – secondo il ministro Marco Minniti -  al di là degli aspetti socio-umanitari, è alla base di una società più sicura. Anche sul fronte del terrorismo islamico”. Il progetto che prevede diritti e doveri per chi beneficia della protezione internazionale (sono 74.853 persone), in base alle norme della Costituzione italiana. 
 
Ma ecco i sette asset:
Monitorare a livello nazionale e regionale l’applicazione dell’accordo Stato-Regioni del 2012 valutando la programmazione degli interventi sanitari a livello territoriale.
 
Supportare una sistematica rilevazione dei bisogni della fascia di popolazione più vulnerabile che includa nello specifico i titolari di protezione, con il coinvolgimento delle comunità e di associazioni con particolare riferimento a salute mentale e disabilità, minori, donne, mutilazioni genitali femminili (MGF), violenza di genere (GBV), e gruppi di persone LGBTI.

 
Rafforzare l’organizzazione e l’offerta dei servizi definendo percorsi dedicati alle condizioni cliniche, con particolare attenzione alle patologie psichiatriche e disturbi post traumatici, all’ampliamento e la migliore diffusione di servizi aperti e gratuiti, al potenziamento delle attività di prevenzione con particolare riferimento a vaccinazioni, screening e tutela della salute materno-infantile.
 
Potenziare la formazione del personale sanitario anche sulla normativa vigente in tema di protezione internazionale, nonché sui valori e aspetti culturali che possono influire sulla valutazione clinica e sulla corretta relazione operatore-paziente, aumentando anche l’utilizzo di mediatori e personale interculturale.
 
Migliorare la quantità e qualità d’informazione sui diritti e sull’uso appropriato dei servizi sanitari. Rafforzare le capacità di accedere e comprendere le informazioni in ambito sanitario e l’utilizzo dei servizi. 
 
Dare piena attuazione alle Linee guida sulle vittime di tortura, in particolar modo sulle priorità di formazione.
 
Promuovere la revisione della normativa nazionale sull’esenzione del ticket sanitario in modo che tenga in considerazione anche le esigenze dei titolari di protezione internazionale.
 
L’accesso all'assistenza sanitaria è un capitolo del Piano ed è considerato un diritto sancito dalla Costituzione Italiana.
Nel nostro Paese, spiega il Piano,  è garantita a tutti i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea, regolarmente soggiornanti, iscritti al Servizio sanitario nazionale, parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti e doveri rispetto ai cittadini italiani per quanto attiene all’assistenza sanitaria erogata in Italia. Tuttavia, l’offerta e l’accesso ai servizi sanitari da parte dei titolari di protezione risulta eterogenea, con disuguaglianze che gravano in modo particolare sui soggetti più vulnerabili, come le vittime di tratta, di tortura o di stupri, i lavoratori sfruttati, i minori non accompagnati e i sopravvissuti ai naufragi.

Gli elementi più critici, spiega il Piano,  riguardano la mancanza di conoscenza dei servizi disponibili, le differenze linguistiche, i diversi atteggiamenti culturali nei confronti della salute e dell’assistenza sanitaria e la mancanza di una rete sociale di supporto.
L’obiettivo è arrivare a una piena implementazione dell’accordo Stato-Regioni per la salute dei migranti sancito nel 2012, con un aumento e una standardizzazione degli interventi che semplificano l’accesso al servizio sanitario nazionale in tutte le regioni Italiane.

Le novità principali contenute nell’accordo Stato Regioni a cui il Piano fa riferimento sono:
- iscrizione obbligatoria al Ssn dei minori stranieri anche in assenza del permesso di soggiorno;
 
- iscrizione obbligatoria al Ssn dei regolarizzandi;
 
- iscrizione obbligatoria al Ssn anche in fase di rilascio (attesa) del primo permesso di soggiorno per uno dei motivi che danno diritto all’iscrizione obbligatoria al Ssn;
 
- iscrizione volontaria al Ssr per gli over 65 con tariffe attuali;
 
- garanzia agli STP delle cure essenziali per assicurare il ciclo terapeutico e riabilitativo completo alla possibile risoluzione dell’evento morboso, compresi anche eventuali trapianti;
 
- rilascio preventivo del codice STP (straniero temporaneo presente) per facilitare l’accesso alle cure;
 
- definizione del codice di esenzione X01 per gli STP;
 
- iscrizione obbligatoria di genitore comunitario di minori italiani;
 
- iscrizione volontaria per i comunitari residenti;
- iscrizione volontaria per studenti comunitari con il solo domicilio;
 
- equiparazione dei livelli assistenziali e organizzativi del codice STP al codice ENI (europeo non iscritto);
 
- proposta di estensione del tesserino/codice ENI nelle regioni/province che non lo hanno ancora previsto.

Per quanto riguarda i finanziamenti del Piano, il Viminale spiega che “derivano prevalentemente dai Fondi europei” 2014/2020 (“Fondo asilo migrazione e integrazione - Fami, Fondo sociale europeo - Fse, Fondo per lo sviluppo regionale - Fesr), “cui vanno ad aggiungersi le risorse nazionali che finanziano le attività degli enti territoriali”. Finora è stato stanziato complessivamente oltre mezzo miliardo. E altri 100 milioni sono stati promessi dall’Unione europea.

Le risorse rese disponibili da questi fondi sono state ripartite nell’ambito dei programmi operativi nazionali e regionali di varie Amministrazioni.
 
In particolare:
Il PON Legalità, gestito dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, prevede interventi per promuovere l’inclusione sociale ed economica nelle regioni meno sviluppate. Il programma prevede la possibilità di finanziare (con il FESR) strutture e servizi finalizzati all’inclusione sociale. Una delle Linee di Azione mira a sviluppare, promuovere e rafforzare i processi di integrazione nel tessuto sociale delle fasce marginalizzate degli immigrati regolari, compresi titolari di protezione internazionale, mediante percorsi di integrazione sociale per il completamento dei servizi di base (servizi di alfabetizzazione, assistenza sanitaria, orientamento legale ed amministrativo e formazione di base) già erogati con altre fonti di finanziamento (es. fondi ordinari, fondo FAMI) che comprendono servizi di formazione professionale, di orientamento al lavoro e avvio di startup; servizi di orientamento alle prospettive future del mercato del lavoro italiano e servizi per agevolare l’incontro tra domanda e offerta alloggiativa.
 
Il PON “Per la Scuola”. Il programma è gestito dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e prevede azioni per l’innalzamento del livello di istruzione della popolazione adulta ivi compresi corsi di alfabetizzazione per stranieri nonché interventi per la riduzione del fallimento formativo e della dispersione scolastica e formativa degli studenti anche stranieri. A questi si aggiungono, spiga ancora il Piano, si aggiungono le risorse nazionali che finanziano le attività degli enti territoriali nel cui ambito il titolare di protezione fruisce di interventi e servizi:
 
- il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, gestito dal Dipartimento perle libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, per assicurare, nell’ambito della rete SPRAR, il finanziamento dei servizi di accoglienza e prima integrazione;
 
il Fondo nazionale politiche sociali, a titolarità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, viene suddiviso fra le Regioni e contribuisce insieme ai fondi degli enti territoriali alla presa in carico sociale;
il Fondo nazionale per le politiche migratorie, a titolarità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che rappresenta una quota parte del Fondo Nazionale per le politiche sociali, in complementarietà ed in coerenza con i Programmi nazionali, destina risorse per interventi a favore dell’integrazione dei titolari di protezione internazionale, in aggiunta a quanto già eventualmente previsto nei programmi operativi regionali e nei Piani regionali;
 
il Fondo sanitario nazionale, a titolarità del Ministero della Salute che contribuisce insieme ai fondi degli enti territoriali alla presa in carico sanitaria.
 
I destinatari del Piano sono in Italia, (al 31 agosto 2017) i 74.853 titolari di un permesso di soggiorno per motivi di protezione internazionale, (rifugiati e protezione sussidiaria), per i quali questo Piano prevede veri e propri percorsi d’inclusione sociale e integrazione di lungo respiro, con l’obiettivo finale di raggiungere l’autonomia personale.
 
Al 31 agosto 2017 sono 196.285 le persone accolte nel sistema di accoglienza nazionale, la maggior parte richiedenti asilo, per i quali la legge 13 aprile 2017, n.46, per favorire l’integrazione, ha introdotto la possibilità di partecipazione - su base volontaria – alle attività di utilità sociale a favore delle collettività locali. Al 31 agosto 2017 sono accolti nei centri per minori 18.486 minori stranieri non accompagnati.
 
Oltre alla sanità il piano prevede interventi sull’istruzione, ad esempio con corsi gratuiti di italiano, le religioni con incontri e dialogo anti-razzismo, la giustizia, insegnando il rispetto delle leggi, la formazione con nuovi incentivi per creare lavoro, il diritto alla casa con più risorse per gli alloggi.

27 settembre 2017
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