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Borse di studio ex specializzandi medici. D’Ambrosio Lettieri: “Stato soccombe nei Tribunali e continua a pagare milioni di euro”

Per il senatore, intervenuto oggi a un convegno di Consulcesi, tutto questo è “irresponsabile”, e avviene “ mentre il Ssn è in grave pericolo e il Def prevede tagli al finanziamento del Fsn”. “Lo Stato continua ad ignorare la mia proposta di legge e quella di altri colleghi su una riforma transattiva, continuando a pagare milioni”.

27 SET - “Lo Stato avrebbe la possibilità di chiudere una vicenda vergognosa e di trovare una strada per definire in modo conclusivo e nel rispetto dei diritti di ciascuno un contenzioso abnorme, ma preferisce sborsare milioni di euro ignorando la mia proposta di legge e quella di altri colleghi su una riforma transattiva. Una irresponsabilità, mentre il Ssn è in grave pericolo e il Def prevede tagli al finanziamento Fsn”, così in una nota il sen. Luigi d’Ambrosio Lettieri (Direzione Italia), componente della Commissione Sanità Senato, intervenuto oggi all’incontro promosso a Roma da Consulcesi.
 
“Da Consulcesi apprendo, infatti, - scrive il senatore - che per effetto di nuove sentenze, lo Stato sta pagando, per il mancato rispetto delle disposizioni comunitarie, altri 62 milioni di euro (di cui quasi 10 milioni consegnati oggi nel Lazio) ai medici ex specializzandi che hanno presentato ricorso non avendo ricevuto durante la specializzazione (periodo tra il ’78 e il 2006) le borse di studio secondo la legge”.

 
“Ad oggi – prosegue - l’esito positivo dei ricorsi presentati da migliaia dei medici ex specializzandi conta indennizzi che superano i 300 milioni di euro e rischia di arrivare a 5 miliardi di euro se non si dovesse trovare subito una soluzione.. E la soluzione c’è. Da tempo. Cioè dal 2013, data in cui ho presentato un ddl, corroborato anche dall’apporto di altri colleghi, che serve su un piatto d’argento al governo una riforma transattiva che riduce del 50% gli oneri a carico dello Stato”.
 
“Non solo”, incalza d’Ambrosio Lettieri, “si offre la possibilità allo stato di non dare subito il 50%, ma di riconoscerlo attraverso una serie di iniziative, che vanno dalla defiscalizzazione a dettagliati benefici da apportarsi nel cassetto previdenziale pensionistico di ciascun soggetto avente diritto. Il tentativo era ed è quello di colmare un vuoto normativo che vede soccombere sul piano giudiziario proprio lo Stato e che ferisce, oltre al diritto, la dignità di professionisti che quotidianamente contribuiscono al buon funzionamento del sistema sanitario nazionale”.
 
“È evidente – scrive ancora - che mancando ormai pochi mesi al termine della legislatura e nonostante la Commissione Sanità abbia reso il parere di merito alla Settima Commissione, non ci sono i tempi per concludere l’iter legislativo necessario perché diventi legge. A meno di una forte volontà del governo – sinora assente - di mettere fine ad una ingiustizia, ovviamente senza traumi insostenibili per lo Stato italiano e senza congestionare la magistratura”.
 
“Questa ignavia dello Stato e del governo di fronte alla emorragia di denaro pubblico nonostante la su citata soluzione, è tanto più grave in un momento in cui è in serio pericolo il servizio sanitario nazionale nei suoi valori assoluti di universalità e solidarietà. I dati forniti oggi dal presidente dell’Omceo di Roma – dice d’Ambrosio Lettieri -  sono eloquenti. Il Def è in queste ore all’esame del Senato. La previsione di scendere al 6,4% come finanziamento del fsn rappresenta un’emergenza su cui già l’Oms ha suonato il campanello di allarme”.
 
“E non è solo un problema di finanziamento, ma anche di qualità della spesa, di governance insufficiente e di conflitto tra stato e regioni dove si consumano i più elevati e preoccupanti livelli di spreco di risorse e di corruzioni. Accanto a questo – aggiunge - manca una programmazione che metta in protezione il sistemarispetto al personale addetto. Non si può fare una buona sanità senza garantire un organico adeguato. Vuol dire compromettere i Lea, non dare omogeneità assistenziale sul territorio, vuol dire incrementare la mobilità passiva extraregionale”.
 
“Dobbiamo rimuovere tutte le norme e i vincoli che nelle regioni con piano di rientro e commissariate hanno previsto il blocco del turn over, perché non solo c’è un problema di emergenza pensionamenti, ma il paradosso – scrive ancora il senatore di Direzione Italia - è che un medico laureato, abilitato e iscritto all’Ordine che non ha la specializzazione, è un medico che non può lavorare. Rimettere in equilibrio il numero dei laureati con le borse di specializzazione è un dovere. Sono responsabilità gravissime, non solo per la sanità di oggi ma anche in prospettiva per quella di domani”.
 
“Personalmente – conclude - mi ritengo impegnato anche nell’avviare analoga crociata in favore dei diritti degli specializzandi farmacisti e di tutta l’area sanitaria”.

27 settembre 2017
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