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Vidatox. Commissione Senato chiede autorizzazione a svolgere indagine conoscitiva


Lo ha annunciato il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri (Pdl), segretario commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “Ciò non vuol dire ostacolare l’immissione in commercio di nuovi farmaci, ma evitare un nuovo capitolo del libro sulle false speranze”

10 OTT - Inviata al presidente del Senato, Renato Schifani, la richiesta Igiene e Sanità di autorizzazione a svolgere una indagine conoscitiva in commissione Igiene e Sanità sul caso Vidatox, il farmaco antitumorale ottenuto dal veleno dello scorpione azzurro al centro di commerci senza approvazione e di viaggi all’estero da parte dei pazienti, oltre che di dubbi da parte della comunità scientifica sulla sua efficacia. “La delicatezza del caso, i rischi per la salute, il rispetto che si deve ai pazienti e l’obbligo di non lasciare inesplorata un’ipotesi di terapia antitumorale mi inducono, infatti, a fare chiarezza e a dare risposte certe ai cittadini nel più breve tempo possibile”, spiega il senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri, segretario della commissione e promotore dell’iniziativa.
“In materia di farmaci – ha aggiunto D’Ambrosio Lettieri - l’Italia  ha un assetto normativo chiaro, inequivocabile e moderno. Il rigore scientifico rappresenta la stella polare della nostra legislazione di settore. A questo principio si ispira sia la sperimentazione che la farmacovigilanza. Entrambe rappresentano i percorsi da seguire per garantire ai pazienti l’efficacia terapeutica e la tollerabilità dei farmaci: questi sono i presupposti fondamentali per tutelare la salute dei pazienti che possono subire gravi conseguenze dall’utilizzo di prodotti di cui non è stata comprovata l’efficacia e tantomeno il rapporto rischio-beneficio”.

Il segretario della commissione Igiene e Sanità del Senato sottolinea che “ciò non vuol dire ostacolare l’immissione in commercio di nuovi farmaci. Tutt’altro. A proposito del Vidatox e del crescente interesse per le sue possibili azioni antiblastiche non devono e non possono esserci preclusioni per l’avvio della sperimentazione. Si deve, però, fermamente– evidenzia il senatore – evitare che diventi un nuovo capitolo del libro sulle tante speranze che si sono infrante davanti al verdetto della scienza. Insomma non si può aprire un altro caso come quello del ‘Siero Bonifacio’ o della ‘cura Di Bella’ perché sarebbe un grave inganno per malati che, comprensibilmente nella disperazione, pur di allontanare lo spettro della morte, si aggrappano anche alla promessa più azzardata”.
 

10 ottobre 2011
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