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Spreco alimentare. Ogni anno in Italia ci costa 8,4 miliardi. Il 5 febbraio è la giornata nazionale: ministero della Salute e Inail in campo con il progetto Spaic

Nell’Unione Europea il cibo sprecato arriva a 90 milioni di tonnellate. Il progetto Spaic, “Cause dello spreco alimentare ed interventi correttivi”, ideato dal ministero della Salute e dall’Inail, nasce proprio allo scopo di prevenire lo spreco di quel cibo che per sbaglio finisce nella  spazzatura e per informare che è possibile riutilizzarlo anche per l’alimentazione quotidiana. IL PROGETTO SPAIC.

05 FEB - La crescita economica nell’Unione europea è accompagnata da un’incredibile quantità di spreco alimentare, che a sua volta causa una perdita di materiali ed energie, danni ambientali ed effetti negativi sulla salute e sulla qualità di vita.
 
Negli ultimi dieci anni lo spreco alimentare ha ricevuto grande attenzione perché considerato causa di effetti negativi economici, ambientali e sociali e rappresenta uno dei temi più importanti correlato al concetto di sostenibilità.
 
Infatti, lo spreco alimentare sul pianeta costa ogni anno 1.000 miliardi di dollari, una cifra che sale a 2.600 miliardi se si considerano i costi «nascosti» legati all’acqua e all’impatto ambientale. Ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo pari a circa 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano (dati Fao).
 
L'UE getta 90 milioni di tonnellate di cibo così come in Italia lo spreco domestico vale complessivamente 8,4 miliardi di euro all’anno (Rapporto Waste Watcher 2015).

Il  rapporto sottolinea inoltre che, a livello nazionale:

• il 32% si perde nella fase di produzione agricola (510 milioni di tonnellate);
• il 22% (355 milioni) si spreca nelle fasi successive alla raccolta e nello stoccaggio;
• l'11% (180 milioni) va perso durante la lavorazione industriale;
• il 22% (345 milioni) è lo spreco domestico;
• il 13% si spreca durante la distribuzione e nella ristorazione.

Per questo ministero della Salute e Inali hanno messo in pista il progetto Spaic, “Cause dello spreco alimentare e interventi correttivi”, che nasce proprio con lo scopo di prevenire lo spreco di quel cibo che erroneamente finisce nella  spazzatura e per informare che è possibile riutilizzarlo anche per l’alimentazione quotidiana. Rivolto alle terze e quarte classi degli Istituti superiori del Lazio, ha l’obiettivo di formare ed educare i ragazzi a un comportamento responsabile nei confronti della sicurezza alimentare e nutrizionale.

E il 5 febbraio è la giornata nazionale contro lo spreco alimentare.

Il progetto Spaic si sta svolgendo presso il Sant’Orsola e il Cv Tv Rossellini di Roma e l’Istituto Largo Brodolini di Pomezia, in collaborazione con l’Organismo di Ricerca Crf e durerà 18 mesi.

Dopo una prima fase di informazione e formazione si passerà ad un coinvolgimento diretto degli insegnanti e studenti, che proporranno soluzioni concrete alle famiglie e alle altre scuole con specifiche azioni sul territorio regionale.

Al centro delle attività di ricerca e formazione è il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (Dit) dell’Inail, tramite il laboratorio di biotecnologie, che –  come rileva il ministero della Salute – “è in possesso di specifiche competenze nel settore dell’agroalimentare e si occupa di agricoltura sostenibile, attraverso la realizzazione di specifici progetti di ricerca e innovazione nel settore dell’agroalimentare”.

“Con Spaic l’Inail prosegue il suo ruolo istituzionale di promozione della cultura della sicurezza indirizzato già da diversi anni agli studenti. Lo studio offre alle scuole  – sottolinea Elena Sturchio, ricercatrice e referente scientifico del progetto –  un modello di ricerca innovativo “in qualità” in tutte le sue fasi: dalla conoscenza dello stato dell’arte (ragioni etiche, economiche, sociali e tecnologiche correlate al tema globalmente affrontato dello spreco alimentare) alla programmazione condivisa tra ricercatori docenti e studenti, alla necessità di cooperazione per la realizzazione di prodotti, che siano validati  e diffusi efficacemente nel circuito sociale multimediale e verificabili mediante opportuno i indicatori”.

“Nello specifico, l’accezione di spreco alimentare proposta da Spaic, si concentra su quello evitabile dall’azione del singolo cittadino, educando i ragazzi alla  loro opportunità di divenire individui competenti e consapevoli e non solo manovrabili consumatori”.

E’ la legge 19 agosto 2016 n.166 (“Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi), che ha come obiettivo la riduzione degli sprechi nelle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari e farmaceutici, attraverso la realizzazione dei seguenti obiettivi: contribuire ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni sulle materie oggetto della presente legge, con particolare riferimento alle giovani generazioni.

E il progetto SPAIC si è allineato perfettamente agli obiettivi generali della legge e ha scelto il “consumatore” (singolo individuo o intera famiglia) come elemento focale su cui intervenire, al fine di individuare e correggere i comportamenti scorretti che causano lo spreco alimentare, attraverso la promozione di un'adeguata campagna di informazione, formazione e sensibilizzazione che guidi verso stili di vita corretti.

L’ambito scolastico è stata una realtà concreta dove poter attuare il progetto: il coinvolgimento attivo degli studenti ha offerto loro l'opportunità di realizzare un’esperienza all’interno di un luogo a loro familiare e punto di riferimento connesso alle specificità del territorio da essi vissuto (metodologia del lifelong learning).

Il progetto ha posto lo studente come protagonista del percorso formativo fornendogli la conoscenza del tema, guidandolo verso l’acquisizione della consapevolezza, e stimolandolo a proporre soluzioni innovative, creative ed efficaci circa il tema dello spreco alimentare. Inoltre, l’atteggiamento responsabile verso il cibo è stato proposto come aspetto collegato al rispetto del proprio stile di vita alimentare, del proprio e altrui benessere e del diritto di tutti ad una corretta alimentazione.

L’approccio metodologico adottato è stato quello del “nudging” (“spinta gentile”), cioè di un efficace approccio psico-comportamentale orientato su di un modello educativo che spinga verso un comportamento corretto e che non risulti come imposizione autoritaria ma come scelta dell’individuo stesso, stimolato ad essere protagonista partecipe dell’obiettivo proposto.

I ragazzi stessi, con i loro mezzi, con i loro linguaggi e con la loro grande capacità comunicativa hanno realizzato prodotti creativi per diffondere il messaggio in modo virale sia all’interno delle loro stesse famiglie, sia tra i coetanei, diventando, così, messaggeri di cultura di corretti stili di vita, per la salvaguardia della loro salute e del mondo che li circonda.

Ed è stato proprio questo il punto di forza del progetto (i cui risultati conclusivi, con i prodotti realizzati, fra i quali un corto cinematografico, saranno presentati nei prossimi mesi con evento dedicato).
 

05 febbraio 2018
© Riproduzione riservata

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