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Contratto governo Lega/5 Stelle. Magi (Sumai): “Sulla sanità siamo sulla strada giusta. Soprattutto sulle liste d’attesa”

In linea di massima le due pagine dedicate alla sanità sono condivisibili specie quando si parla di tutela del Ssn e dei suoi principi cardine a partire dell’equità nell’accesso alle cure e l’uniformità dei Lea, quando si sostiene la necessità di finanziare il Sistema prevalentemente con la fiscalità generale riducendo al minimo la compartecipazione dei cittadini. Il punto però a mio avviso più importante è quello dedicato alle liste d’attesa

17 MAG - Da un paio di giorni girano bozze del contratto di Governo Lega-5 Stelle. Tra smentite e conferme, tra aggiornamenti e modifiche, anche se non dovesse trattarsi delle versioni definitive del Documento che leghisti e pentastellati stanno scrivendo è comunque possibile farsi un’idea, almeno in linea teorica, della direzione che intende seguire l’Esecutivo qualora dovesse formarsi un governo guidato dal Segretario Federale della Lega, Matteo Salvini e dal Capo Politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio.
 
Tralascio le considerazioni di carattere politico sulla trentina di punti chiave individuati nel documento e distribuiti in circa 40 pagine e vado dritto al Punto 20, quello dedicato alla Sanità, premesso che ulteriori cambiamenti/miglioramenti possono ancora essere fatti.

In linea di massima le due pagine dedicate alla sanità sono condivisibili specie quando si parla di tutela del Ssn e dei suoi principi cardine a partire dell’equità nell’accesso alle cure e l’uniformità dei Lea, quando si sostiene la necessità di finanziare il Sistema prevalentemente con la fiscalità generale riducendo al minimo la compartecipazione dei cittadini. Sicuramente condivisibile la parte dedicata al “recupero delle risorse” da destinare al Ssn anche se il come è piuttosto aleatorio, perché la formula la sentiamo ripetere da anni, in quanto si parla di generica “lotta agli sprechi e alle inefficienze, e grazie alla revisione della governance farmaceutica e sanitaria, all’attuazione della centralizzazione degli acquisti, all’informatizzazione e digitalizzazione del Ssn, alla revisione delle procedure di convenzionamento e accreditamento, alla lotta alla corruzione e alla promozione della trasparenza”.

 
Interessante la parte in cui si afferma la necessità di “garantire, implementare e integrare i servizi socio-sanitari, superando il modello ospedalo-centrico”. Concetto che noi Specialisti Ambulatoriali Interni, che operiamo sul territorio insieme ai Mmg e ai Pls, ripetiamo da anni, tant’è che poi più avanti il contratto del Governo giallo-verde suggerisce “l’indispensabile implementazione di un coordinamento territoriale a livello di distretto sanitario, così da orientare e indirizzare gli utenti nei servizi territoriali e ospedalieri disponibili, favorendo la scelta appropriata del luogo di cura”.
 
Il punto però a mio avviso più importante è quello dedicato alle liste d’attesa, su cui occorre intervenire per ridurle. Nel documento si ipotizzano, tra gli altri: “l’implementazione di strutture a bassa intensità di cura”; percorsi “di assistenza e di cura personalizzati e vicini al cittadino”; riordino del “sistema di accesso alle prestazioni nell’ottica di ridurne i tempi di attesa” e poi certo eliminazione di “ogni forma di spreco”, fino all’eliminazione degli “squilibri tra le prestazioni istituzionali e quelle erogate in regime di libera professione, soprattutto con riguardo ai tempi di attesa”. Perché, e qui veniamo al vulnus della questione, “il problema dei tempi di attesa è susseguente anche alla diffusa carenza di medici specialisti, infermieri e personale sanitario. È dunque indispensabile assumere il personale medico e sanitario necessario”.
 
Finalmente, mi verrebbe da dire. E sì, perché qui sta il nodo, la causa delle liste d’attesa: la carenza di medici specialisti che andati in pensione non sono stati sostituiti. O per meglio dire: la carenza di ore di specialisti ambulatoriali andati in pensione, specie in quelle branche dove le liste sono particolarmente lunghe, nonostante le Regioni e le Aziende abbiano stanziato sia i soldi che le ore. Risorse e ore che sono state distratte dal Territorio verso l’Ospedale per fare attività di tipo ospedaliero depauperando quindi gli specialisti ambulatoriali, specie quelli che lavorano nelle strutture pubbliche a diretta gestione, creando una condizione di minore offerta specie nelle branche maggiormente a rischio liste d’attesa.

La soluzione dunque è destinare il numero corretto di ore al territorio. Creando un territorio che lavori in team, in quelle che il documento definisce “strutture a bassa intensità di cura” per gestire l’attività prestazionale normale all’interno della quale ci sono anche gli accreditati.

Lo stesso contratto Lega-M5S riconosce la necessità di investire in sanità, noi aggiungiamo: investire sul territorio, sulla specialistica e utilizzare la presa in carico dei pazienti per i malati cronici. Presa in carico del paziente che va fatta in equipe con i medici di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali e i pediatri di libera scelta. E poi il personale infermieristico, tecnico sanitario, della riabilitazione superando i compartimenti stagni.

Tenendo presente che la presa in carico del paziente fa uscire questo dalle liste d’attesa perché non si deve prenotare in quanto è già preso in carico dalle equipe. In questo si risolve il problema delle liste d’attesa.
 
Ben venga dunque questo documento che, seppur in forma di bozza, sembra contenere idee su come affrontare alcuni problemi storici della Sanità italiana, a partire dalle liste d’attesa, noi Specialisti Ambulatoriali Interni, ci siamo e siamo sempre disponibili ad un confronto.

Antonio Magi
Segretario Generale SUMAI Assoprof

17 maggio 2018
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