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Decreto dignità. Su stop pubblicità giochi è incognita sulle stime: “Non sufficientemente supportate”. Tutti i rilievi del Servizio Bilancio del Senato. Testo in Aula il 6 agosto


Nel dossier si spiega che per le lotterie ed i giochi numerici "la stima dell'onere riferibile al divieto di pubblicità indicato pari a 150 mln annui a regime, non risulta sufficientemente supportata". Quanto al gioco on line, "mancano dati oggettivi a supporto della indicata perdita derivante dal giocato". Sottolineate, inoltre, le mancate stime sia degli effetti indiretti sul divieto di pubblicità in termini di diminuzione del gettito da imposte dirette ed Irap, sia circa la diminuzione del payout. IL TESTO

04 AGO - Dopo l'approvazione alla Camera dello scorso giovedì sera, le Commissioni riunite Finanze e Lavoro del Senato nella giornata di ieri hanno incardinato l'esame, in sede referente, del Decreto dignità. I relatori sono, rispettivamente, Enrico Montani (Lega) per la VI Commissione e Susy Matrisciano (M5S) per l'XII Commissione. Alle 11 di questa mattina, sabato 4 agosto, è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti. Il provvedimento è all'ordine del giorno dell'Aula lunedì 6 agosto.
 
Intanto, è stato pubblicato il dossier del Servizio Bilancio del Senato sul provvedimento. Diversi i rilievi fatti dai tecnici sull'articolo 9 recante le misure per il contrasto della ludopatia. In particolare, le segnalazioni hanno riguardato le conseguenze del divieto di pubblicità dei giochi, esteso durante l'esame a Montecitorio anche ai canali on line, inclusi i social.
 
Si legge così che "per le lotterie ed i giochi numerici la stima dell'onere riferibile al divieto di pubblicità indicato pari a 150 mln di euro annui a regime, non risulta sufficientemente supportata da dati ed informazioni: mancano, ad esempio, elementi oggettivi che giustifichino l'indicata percentuale di riduzione del giocato pari al 5%".
 
Quanto alla stima dell'impatto del divieto di pubblicità sul gioco on line e sulle scommesse sportive, "mancano dati oggettivi a supporto della indicata perdita derivante dal giocato (assunta pari al 20%) così come per la valutazione della diminuzione delle scommesse sportive, indicata nel 5%".
 
Si segnala, inoltre, che la relazione tecnica "non parrebbe aver stimato gli effetti indiretti associabili al divieto di pubblicità in termini di diminuzione del gettito da imposte dirette ed Irap, calcolate sul reddito delle aziende presenti nella filiera del comparto dei giochi, in particolare di quelle che forniscono pubblicità, che inevitabilmente verrebbe a contrarsi". 
 
Andrebbe poi confermata "l'assenza di effetti a carico del bilancio dello Stato a titolo di maggiori oneri amministrativi e gestionali, in particolare con riferimento alla gestione dei controlli ed alla irrogazione e riscossione delle sanzioni".
 
In merito alla possibilità che con la contrazione della raccolta e con la diminuzione del payout, si possano determinare effetti di riduzione del gettito derivante dall’addizionale sulle vincite eccedenti i 500 euro, viene segnalata "la necessità di fornire comunque nella relazione tecnica una stima delle minori entrate anche nei casi di importi di ridotte dimensioni. Sul tema il Governo, nelle risposte fornite nel corso dell'esame della Camera, osserva che all’ipotesi della riduzione di un punto di percentuale di payout, potrebbe associarsi un onere pari a circa 1 mln di euro".
 
Infine, viene sottolineato come per motivi prudenziali, legati alla possibilità che l’aumento delle aliquote del Preu possano contrarre il “giocato” in maniera più consistente rispetto a quanto stimato nella relazione tecnica, non consentendo il conseguimento dell’obiettivo di maggior gettito indicato, "si potrebbe a valutare l'opportunità di introdurre un apposito monitoraggio".
 
Giovanni Rodriquez

04 agosto 2018
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