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Il Servizio sanitario nazionale è ancora ispirato al concetto dell’uguaglianza?

Cosa rimane oggi di uno dei principi fondanti del Servizio sanitario nazionale, quello dell’uguaglianza? Se ne è discusso a Roma in un incontro promosso da Fondazione Roche, l’ultimo dei tre dedicati ai 40 anni dell’SSN. Rappresentanti del mondo politico, religioso, economisti hanno dato vita ad un dibattito sulla situazione attuale e sulle prospettive future all’insegna di un concetto rivisitato di ‘uguaglianza’, che merita di essere attenzionato con urgenza

02 DIC - Parlare di ‘Uguaglianza’, uno dei tre principi fondanti alla base della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, non è facile oggi. Ma necessario. Ci ha provato Fondazione Roche nel terzo degli incontri dedicati appunto alle celebrazioni dei “40 anni di SSN – diritti al futuro” attraverso una serie di flash black (bellissima la lettura della dichiarazione di voto di Bruno Orsini (DC) sull’approvazione della legge istitutiva del SSN, interpretata da Roberto Oliveri, attore del cast di ‘Gomorra’ e il video straziante di un padre che da una provincia campana dove fa il calzolaio è costretto ad emigrare a Milano per dare una chance di sopravvivenza al figlio malato di tumore cerebrale). Mancano purtroppo i flash forward, perché tutti stiamo in questo minuto alla finestra, a scrutare un futuro quanto mai incerto.
 
Ammutoliti testimoni (a perdere la parola è soprattutto chi il lavoro di medico o di infermiere lo fa tutti giorni) di fronte all’attuale situazione del SSN forse una delle poche cose buone mai partorite dagli ingranaggi di questo Paese. Si, perché è naturale e facile commuoversi di fronte alla storia di un padre costretto a mettere tra parentesi la propria esistenza per dare una speranza di vita, magari di appena una manciata di mesi, al figlio adorato. Ma nessuno forse fa troppo caso alle notizie che arrivano dagli Usa, dove le persone con diabete sono fuori controllo metabolico perché ogni tanto saltano qualche dose di insulina. Perché l’insulina lì devono pagarsela, perché l’insulina costa cara e non è scontato che ci siano i soldi per comprarla.

 
“In un momento storico come quello che stiamo vivendo, caratterizzato da forti tensioni sociali - afferma Mariapia Garavaglia, Presidente della Fondazione Roche - ripercorrere le ragioni che hanno portato all’inserimento del principio di Uguaglianza nella Legge alla base del Servizio Sanitario Nazionale che ha rappresentato un cambiamento epocale per la nostra società civile è quanto mai attuale ed opportuno. L’Uguaglianza è un principio base per il nostro Paese, fondante anche della nostra Costituzione,
per assicurare la coesione sociale e per contrastare le conseguenze sulla salute frutto delle disuguaglianze sociali, derivanti dalle diverse condizioni socio-economiche dei singoli territori.”
 
Il principio di Uguaglianza, nella declinazione del SSN, è molto evoluto in questi quattro decenni. Perché è ormai chiaro a tutti che non si può garantire tutto a tutti, soprattutto in una Sanità regionalizzata, fatta di Regioni virtuose e di altre in crisi, con conseguenti ricadute sui cittadini, sull’accesso alle cure, sui servizi. Sono le diseguaglianze del terzo millennio e della regionalizzazione che vanno affrontate con urgenza prima che si creino disparità incolmabili, tensioni sociali, ingiustizie intollerabili.
 
“Le disparità dell’offerta sanitaria non dipendono dalla differenza di finanziamento delle diverse Regioni – sostiene Rosanna Boldi, vice-presidente XII Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati – ma dalle responsabilità della gestione che in alcune parti del Paese manca e continua a non esserci. Ospedali incompiuti, strutture con 50 posti letto e dieci primariati; Asl senza bilanci certificati; la sanità utilizzata per assumere tanta gente che non ha migliorato la salute dei cittadini. Sono sprechi intollerabili. Vanno formate e responsabilizzate classi manageriali in grado di gestire la sanità”.
 
“L’Italia è un Paese molto lungo – commenta Vito De Filippo, capogruppo PD XII Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati – e su alcuni temi ci sarebbe davvero da fare un lavoro approfondito. Come ad esempio sugli Irccs, dove si è registrato un dislocamento a favore del centro-nord che ha penalizzato il sud. La grande frontiera è adesso quella sui farmaci innovativi, che dobbiamo cercare di rendere ‘equi’, cioè accessibili a tutti”.
 
“Viste le disparità nord-sud – commenta Mons. Andrea Manto, direttore del Centro per la Pastorale della Famiglia, Vicariato di Roma – quello che si può dire con certezza è che il Ssn non goda di buona salute a distanza di 40 anni dalla sua istituzione. Dovremmo davvero indignarci di fronte a certe storie, a certe disuguaglianze. E come sempre il nord del mondo non vuole farsi carico dei problemi del sud del mondo. Un discorso che vale per l’Europa, come per l’Italia. Uguaglianza significa dare risposte a seconda dei bisogni”.
 
“L’uguaglianza non deve essere in antitesi alla sostenibilità – sostiene Serena Sileoni, vice-direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, uno dei primi 150 think tank al mondo – L’articolo 32 è l’unico della Costituzione ad affiancare al termine ‘diritto’ (alla salute) l’aggettivo ‘fondamentale’. Ciò significa uguaglianza di accesso alle cure, cioè che tutti debbono potersi curare. E non solo per una questione economico-utilitaristica, ma per una questione di dignità. L’attuale sistema è misurato sull’offerta e non sulla domanda. È pensato in base alla disponibilità dell’offerta, non sulla domanda reale. E questo crea il problema della migrazione sanitaria, della mobilità, in un sistema perverso dove a guadagnarci, ancora una volta, sono solo le regioni più virtuose”.
 
“Essere stati i primi a dedicare un momento di riflessione e celebrazione all’importante conquista del Servizio Sanitario Nazionale come tutela degli italiani  – commenta Fausto Massimino, direttore generale della Fondazione Roche – rafforza la missione di Fondazione Roche di accendere i riflettori sui bisogni dei cittadini e sul loro diritto alla salute. In questa prospettiva, nel 2019 dedicheremo una particolare attenzione alla tematica della ricerca, con l’impegno di favorirne la diffusione, promuoverne la formazione e l’informazione”.
 
“Questa legge […] costituisce l’approdo legislativo di alcune scelte strategiche di politica della salute emerse in modo sostanzialmente concorde da un pluridecennale dibattito culturale, sociale e politico. La natura e l’entità di queste scelte […] sono state sintetizzate in quattro punti essenziali: globalità delle prestazioni, universalità dei destinatari, eguaglianza del trattamento, rispetto della dignità e della libertà della persona umana”.
 
Correva l’anno 1978. Cosa rimane oggi di queste riflessioni dell’On. Orsini? Sembrano sogni, wishful thinking di fronte alla dura realtà quotidiana di qualunque pronto soccorso italiano, di fronte ai pazienti costretti a curarsi in un’altra Regione perché nella loro non è disponibile il farmaco, di fronte alle tante famiglie in difficoltà economica per poter assistere un congiunto. Se solo queste riflessioni arrivassero forti e chiare al mondo della politica, forse una speranza ci sarebbe ancora. Forse.
 
Fondazione Roche ci ha provato a gettare il sasso nello stagno, a far dialogare tra loro le diverse anime del Paese. Ma l’impressione di chi osserva è che il mondo politico sia troppo distratto ad azzuffarsi, a cercare facili consensi, piuttosto che ad occuparsi dei reali bisogni del Paese. E la salute è di certo uno di quelli che merita più attenzione.
 
Maria Rita Montebelli

02 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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