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PD. Corsa a tre per la segreteria. Ecco le proposte per la sanità di Zingaretti, Martina e Giachetti

Sono loro i candidati più votati nei congressi dei circoli PD che precedono le primarie del 3 marzo. Nelle tre mozioni ampio spazio ai temi della sanità e del sociale. Zingaretti punta al superamento delle differenze tra sanità regionali attraverso un nuovo Patto per la salute, che preveda l’adeguamento delle risorse finanziarie e umane. Per Martina il Ssn resta ancora da valorizzare e potenziare, soprattutto investendo sul personale. Infine, Giachetti propone adeguati finanziamenti per il Ssn ed una riforma del ruolo di tutti i soggetti del sistema (farmacie e medici di base inclusi)

04 FEB - Dopo le convenzioni di circolo i mille delegati si sono riuniti ieri a Roma per ufficializzare i tre candidati che si confronteranno alle primarie del 3 marzo. Il numero di congressi che si sono svolti è è stato di 5.693 e ha coinvolto 6.500 circoli. Il presidente del Lazio Nicola Zingaretti è risultato il più votato ottenendo 88.918 consensi, pari al 47,38 per cento del totale. Il secondo candidato ad aver ottenuto più preferenze è stato l’attuale segretario Maurizio Martina, che è arrivato al 36,10 per cento. Roberto Giachetti, ex candidato sindaco di Roma, si è fermato all’11,13 per cento con 20.887 voti.
 
Alla luce di tali risultati i tre sono stati proclamati ammessi alle primarie che si svolgeranno il 3 marzo.
 
Nelle mozioni dei tre candidati trovano spazio temi dedicati alla sanità ed al sociale. Zingaretti punta al superamento delle differenze tra sanità regionali attraverso la condivisione con le regioni di un nuovo Patto per la salute, che preveda l’adeguamento delle risorse finanziarie e umane per garantire in tutto il territorio nazionale i Lea e migliorare l’accesso alle prestazioni ma anche affrontare sfide come l’impatto sulla salute dei cambiamenti climatici, la salute mentale e i nuovi modelli di ricerca.

 
Per Martina il nostro Servizio sanitario nazionale resta ancora da valorizzare, potenziare e incrementare, "tenendo conto del fatto che il settore della salute è in grado di fornire un grande contributo non solo al benessere delle persone ma anche all’economia e alla crescita del Paese". In particolare si sottolinea come il personale rappresenti uno dei fattori sui quali dover tornare ad investire.
 
Infine, per Giachetti, la fiducia nel futuro si costruisce anche con adeguati investimenti nel servizio sanitario nazionale. "Fiducia in un futuro sano e attivo nel quale l’aumento della speranza di vita media non è letto come una minaccia al sistema previdenziale o come un peso per le strutture sanitarie". E propone una riforma del ruolo di tutti i soggetti del sistema (farmacie e medici di base inclusi).
 
Riportiamo di seguito i principali passaggi sulla sanità contenuti nelle mozioni dei tre candidati alla guida del Partito Democratico.
 
È tempo di scegliere. Prima le persone. La Mozione a sostegno di Nicola Zingaretti
La disuguaglianza è uno dei principali problemi del nostro tempo. Non riguarda solo la distribuzione del reddito ma ogni sfera delle nostre vite: dal lavoro alla sanità, dai livelli d’istruzione all’accesso alla cultura.
 
È tempo di proporre una nuova agenda anche in Italia, che parta dal rilancio di quel grande strumento di promozione e protezione sociale che è stato il welfare. In Europa gli investimenti nel welfare sono un motore di crescita e di creazione di lavoro. Le infrastrutture sociali e i servizi di welfare (di cura, assistenza, conciliazione, integrazione socio-sanitaria, continuità assistenziale) devono perciò entrare a far parte della strategia di rilancio degli investimenti, anche perché è in questi ambiti che verrà creata in futuro molta della nuova occupazione.
 
Il sistema sanitario nazionale (SSN) ha compiuto quarant’anni. La sanità pubblica, che è da sempre ai vertici nei confronti internazionali, è una conquista di civiltà che vogliamo salvaguardare e rafforzare. Per noi la spesa sanitaria non è un costo, è un investimento. La ricostruzione della sostenibilità del SSN non è stata senza conseguenze sul grado di copertura e sulla qualità dei servizi.

La definizione dei LEA (i Livelli Essenziali di Assistenza) non è bastata a garantire l’erogazione in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale dei servizi fondamentali. Le differenze tra le sanità regionali, infatti, si sono ampliate. Il superamento di queste criticità passa necessariamente dalla condivisione con le regioni di un nuovo Patto per la salute, che preveda l’adeguamento delle risorse finanziarie e umane per garantire in tutto il territorio nazionale i LEA (aggiornati dai governi guidati dal Pd) e migliorare l’accesso alle prestazioni ma anche affrontare sfide come l’impatto sulla salute dei cambiamenti climatici, la salute mentale e i nuovi modelli di ricerca.
 
Le risorse da recuperare riducendo sprechi e inefficienze vanno reimpiegate nel sistema sanitario. La prevenzione e la formazione vanno poste al centro del sistema e la salute deve diventare parte integrante di tutte le decisioni politiche. È necessario un piano nazionale per la gestione delle liste di attesa che faccia proprie le buone pratiche messe in campo da alcune regioni. Il rafforzamento della rete dei presìdi territoriali e dell’integrazione sociosanitaria è cruciale per garantire la continuità assistenziale.

Vanno definiti criteri più equi e omogenei di compartecipazione ai costi, eliminando il superticket.

L’Italia sconta uno sviluppo a macchia di leopardo della rete di servizi sociali, assistenziali e sociosanitari. La legge 328 del 2000 è stata depotenziata dalla riforma del Titolo V della Costituzione.

La mancata definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali ha avuto come conseguenze il sottodimensionamento della spesa (sbilanciata sui trasferimenti monetari) e la “competizione tra poveri” per accedere ai servizi, garantiti solo in funzione delle risorse disponibili a livello locale e quindi penalizzati dai tagli che hanno colpito i comuni. I governi di centrosinistra hanno rifinanziato e stabilizzato i fondi nazionali destinati alle politiche sociali e hanno istituito uno strumento universale di sostegno delle persone in povertà assoluta (il Reddito di inclusione). Per rafforzare il sistema di welfare territoriale dobbiamo ripartire dai comuni, favorendo la creazione di alleanze locali, investendo sulla rete di servizi e riducendone la frammentazione, cooperando con il terzo settore, oggetto di un’importante riforma nella scorsa legislatura.

Aiutare gli oltre 3 milioni e mezzo di non autosufficienti (di cui quattro quinti anziani over-65) è una delle sfide più importanti che l’Italia deve affrontare. Una legge-quadro sulla non autosufficienza è ormai improcrastinabile. Dobbiamo incrementare il Fondo per la non autosufficienza e diversificarlo nelle sue funzioni; accrescere i fondi per il ‘Dopo di noi’ (per sostenere i disabili una volta diventati adulti e privi di una rete di assistenza familiare), per l’indennità di accompagnamento e il ‘Caregiving’ (per dare sollievo alle centinaia di migliaia di persone, in grande maggioranza donne, che si prendono cura di familiari o figli non autosufficienti). Altri paesi europei come la Germania hanno promosso forme innovative pubblico-private di assistenza, organizzate su base territoriale o regionale, co-partecipate dai cittadini sin dalla nascita. L’obiettivo che l’Italia deve porsi è dare a tutti la certezza di poter contare su un aiuto reale per i bisogni che sorgono nell’ultimo tratto di vita.

Non possiamo accettare che solo chi ha un reddito elevato possa permettersi una vecchiaia serena, al contrario di chi non ce l’ha ed è costretto a vivere in condizioni di insicurezza, fragilità e paura.
 
Dopo una lunga fase di stasi, una serie di Regioni hanno avviato percorsi di richiesta di autonomia differenziata, prevista dal terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione, con l’obiettivo di riaffermare il ruolo, le potenzialità e le specificità dei sistemi territoriali. Il rafforzamento delle competenze regionali dovrà riguardare solo specifiche funzioni e dovrà avvenire nel pieno rispetto dei principi costituzionali, conciliando la legittima aspirazione di gestire in autonomia alcune politiche pubbliche con il dovere di garantire uno sviluppo armonico e solidale dell’intero Paese.
 
#fiancoafianco. Cambiare il Pd per cambiare l’Italia. La mozione a sostegno di Maurizio Martina
A 40 anni dalla sua nascita il Servizio sanitario nazionale rimane ancora da valorizzare, potenziare e incrementare, tenendo conto del fatto che il settore della salute è in grado di fornire un grande contributo non solo al benessere delle persone ma anche all’economia e alla crescita del Paese. Il personale della sanità (oltre 715 mila persone) costituisce uno dei fattori fondamentali su cui tornare a investire: per questo proponiamo lo sblocco delle assunzioni, anche per le regioni in Piano di rientro, puntando alla staffetta intergenerazionale. Serve attenzione in ingresso, sulla formazione, con la stesura di un piano che colmi definitivamente il gap tra laureati in medicina e specializzazioni.
 
Va rilanciato il finanziamento pubblico del Servizio sanitario, risorse certe e basta ribassi e garantita la piena applicazione dei livelli essenziali di assistenza aggiornati nella scorsa legislatura su tutto il territorio nazionale. È necessario procedere all’abolizione del superticket per eliminare uno dei fattori che limitano l’accesso alle cure soprattutto per chi è in condizioni di difficoltà economica. Serve poi un piano nazionale sulle liste d’attesa prevedendo, tra l’altro, l’aumento del numero dei professionisti dove c’è maggiore criticità e possibilità di visita sette giorni su sette.
 
Per chi non è autosufficiente, l’assistenza da parte dei collaboratori familiari non è un lusso ma una necessità esistenziale al pari delle spese mediche, vogliamo rendere le politiche per la non auto-sufficienza un diritto di cittadinanza e l’indennità di accompagnamento un diritto soggettivo legato al bisogno di cura individuale. Per questo, proponiamo di aumentare l’indennità in base ai bisogni effettivi delle persone, introducendo sia un assegno di cura sia un budget di cura, favorendo così il riconoscimento professionale e la regolarizzazione degli assistenti familiari (Atto Senato N. 16/973). Rispetto a oggi, l’indennità aumenterà per tutti e arriverà a raddoppiare nei casi più gravi.
 
La riforma costituzionale portata avanti dal Pd nella scorsa legislatura e respinta dal corpo elettorale conteneva due principi guida, che mantengono il loro valore, anche se vanno riaffermati con strumenti diversi e condivisi. Il primo è il perfezionamento del rapporto tra centro e periferia con una Camera delle autonomie. Il secondo è la possibilità degli elettori di incidere direttamente sulla scelta del governo. Senza sciogliere questi nodi, la democrazia italiana si indebolirà ogni giorno di più.
 
#SempreAvanti. La mozione a sostegno di Roberto Giachetti
I lavoratori e le famiglie chiedono protezione e rassicurazioni sul futuro e il PD deve restare il loro punto di riferimento per una buona regolazione del mercato del lavoro e per investimenti adeguati sul welfare.

La fiducia nel futuro si costruisce anche con adeguati investimenti nel servizio sanitario nazionale. Fiducia in un futuro sano e attivo nel quale l’aumento della speranza di vita media non è letto come una minaccia al sistema previdenziale o come un peso per le strutture sanitarie. Occorre investire di più e meglio sull’invecchiamento attivo.
 
Un aiuto verrà dall’innovazione tecnologica, dalla riforma del ruolo di tutti i soggetti del sistema (farmacie e medici di base inclusi) e una migliore regolazione del settore farmaceutico (ad esempio nel contrasto allo spreco dei farmaci). Ma gli Italiani hanno bisogno sin da subito di tempi certi e ragionevoli per l’accesso ai servizi sia di base che specialistici. Il PD deve farsi portavoce di questa richiesta a livello nazionale e regionale a partire da un piano straordinario per la riduzione delle liste d’attesa utilizzando i modelli delle realtà più avanzate, attraverso un sistema di collaborazione pubblico-privato più virtuoso e soprattutto più conveniente per i pazienti, in particolare per quelli meno abbienti.
 
Quando si parla di protezione sociale, infine, non bisogna dimenticare il valore, spesso tralasciato, che ha la pratica sportiva, per la salute, per l’integrazione, per la crescita della comunità e l’inclusione dei più fragili.
 
Il PD in questi anni ha fatto un lavoro straordinario sui temi della disabilità e della nonautosufficienza, inaugurando tra l’altro lo straordinario strumento del Dopo di Noi che consente a migliaia di famiglie di vivere con maggiore serenità, nonostante le condizioni di difficoltà e di fatica che si trovano a gestire. In questo senso bisogna continuare ad operare, attraverso un maggiore impiego di risorse finanziarie ma anche attraverso il coinvolgimento sempre più diretto delle tante realtà che operano sul territorio e che conoscono in profondità i problemi e le criticità delle singole aree del Paese. 
 
L’Italia ha bisogno di superare il bicameralismo paritario, eliminare enti ormai superati come il CNEL, ridurre il numero dei parlamentari e contenere i costi di funzionamento delle istituzioni, rendere più efficienti i rapporti tra Stato e Regioni, facendo chiarezza tra le competenze ed eliminando le sovrapposizioni. Abbiamo perso il referendum del 4 Dicembre, ma non possiamo rinunciare alla spinta riformista che ha contraddistinto sin dagli esordi l’azione politica del Partito Democratico.
 
Giovanni Rodriquez

04 febbraio 2019
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