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Emigrazione sanitaria in Calabria. Interrogazione deputati M5S sul “Mezzo miliardo al centro-nord”

L’atto parlamentare nasce dalla notizia, riportata dalla testata giornalistica 'Corriere della Calabria', secondo cui ammonterebbe a oltre mezzo miliardo la somma che le Regioni del centro-nord, in cambio di prestazioni sanitarie erogate da strutture dei propri territori a cittadini calabresi, avrebbero percepito senza alcuna verifica da parte degli uffici regionali di Catanzaro.

15 FEB - Sul mancato controllo della spesa per le cure fuori della Calabria, i deputati M5S Francesco Sapia e Dalila Nesci, hanno presentato un’interrogazione in Commissione Sanità, rivolta ai ministri della Salute, Giulia Grillo, e per gli Affari regionali, Erika Stefani.
 
"Quali iniziative di competenza - si legge in una nota – il ministro della Salute intenda avviare, anche per il tramite della struttura commissariale, al fine di agevolare opportuni accertamenti circa la corrispondenza tra dati disponibili e fatti, in ordine alla mobilità sanitaria negli ultimi 10 anni dei residenti in Calabria.
 
L’atto parlamentare - spiegano i 5 Stelle - nasce dalla notizia, riportata dalla testata giornalistica 'Corriere della Calabria', secondo cui, in base a un raffronto sui dati disposto da Antonio Belcastro, nuovo capo del dipartimento della Regione Calabria Tutela della salute, per gli ultimi dieci anni ammonterebbe a oltre mezzo miliardo la somma che le Regioni del centro-nord, in cambio di prestazioni sanitarie erogate da strutture dei propri territori a cittadini calabresi, avrebbero percepito senza alcuna verifica da parte degli uffici regionali di Catanzaro.

 
Nella nostra interrogazione - proseguono i deputati - si fa anche riferimento all’intenzione, annunciata da Franco Pacenza, consulente del governatore Mario Oliverio, di costituire un nucleo di valutazione della spesa regionale relativa alla mobilità sanitaria, anche per il passato. Si tratta di un’ammissione grave. Significa che finora la burocrazia calabrese non ha mai contestato il conto presentato da altre Regioni. Oliverio - concludono Sapia e Nesci - non potrebbe mai ritenersi estraneo, perché il caso riguarda il dipartimento regionale Tutela della salute, il cui personale è stato peraltro ridotto all’osso. Nell’indifferenza cronica del governatore, che pure conosce bene il problema, lì c’è una pesante carenza di unità dirigenziali e amministrative per il sostegno, previsto dalle norme, dell’attività dei commissari governativi delegati all’attuazione del piano di rientro".

15 febbraio 2019
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