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Regionalismo differenziato. Zaia: “Non è secessione dei ricchi”. E su sanità: “Su personale, farmaci ed edilizia la paralisi dello Stato ha danneggiato la Regione”

Il presidente della Regione Veneto oggi presso la Commissione parlamentare sul federalismo fiscale motiva le richieste di maggiore autonomia. E sull’intervento del Parlamento: “Importantissimo che si esprima ma evitare che la discussione possa trasformarsi in pretesto per atteggiamenti ostruzionistici e per rinviare a data da destinarsi l’attuazione di una riforma”. IL TESTO DELL’AUDIZIONE

03 APR - “Ritengo importantissimo che il Parlamento si esprima sull’Autonomia che è ormai un processo irreversibile, dato che sono molte le Regioni a Statuto ordinario che hanno avviato il procedimento per vedersi riconosciuta un’autonomia differenziata. La mia unica preoccupazione rimane quella di evitare che una tale discussione possa trasformarsi in pretesto per atteggiamenti ostruzionistici e per rinviare a data da destinarsi l’attuazione di una riforma tanto epocale quanto oramai urgente, rispetto alla quale ritengo che le Istituzioni del nostro Paese non possano permettersi di tornare indietro”. Queste le parole del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia pronunciate oggi presso la Commissione parlamentare sul federalismo fiscale.
 
Zaia replica alle critiche in primis evidenziando come “il Veneto non vuole affatto la “secessione dei ricchi” - che, come autorevolmente detto da qualche studioso, è una fake news - chiede solo di poter governare esercitando le competenze che, dopo un attenta disamina ed un confronto con il territorio, ritiene di poter fare meglio rispetto a quanto avviene attualmente”.

 
Sul tema delle risorse precisa poi come sia “evidente, nonché conforme sia alle disposizioni della legge n. 42 del 2009 (art.14) ed ancor prima della Costituzione (art. 119), che alle nuove ed aggiuntive competenze debba corrispondere l’attribuzione delle risorse necessarie per poterle svolgere”.
 
E a chi critica che mediante il regionalismo differenziato si voglia spaccare l’Italia, introducendo divari inaccettabili tra diverse aree del Paese ribatte: “Voglio evidenziare che, già oggi, in Italia abbiamo importanti situazioni di divaricazione in termini di servizi al cittadino. Il divario può essere causato, e lo è stato finora, non da una diversa distribuzione di risorse, ma, oltre che da fattori di contesto, anche da una diversa capacità di spendere le risorse. Ecco perché appare miope, oltre che ingannevole nei confronti dei cittadini, sostenere che, poiché è difficile migliorare e ridelineare l'attuale sistema, allora è meglio che rimanga tutto così”.
 
La sanità
Nella sua audizione Zaia riserva anche un grande spazio alla sanità. Il senso della maggiore richiesta di autonomia su temi come farmaci, personale ed edilizia sanitaria è da ricercare per il governatore in “specifiche esigenze gestionali”. Ovvero, ci sono temi (Zaia fa un lungo elenco di norme mai attuate) su cui il Governo non è riuscito ad intervenire e per questo la Regione chiede “l’esercizio di competenze in via surrogatoria in tutti i casi in cui sia prevista l’adozione da parte dello Stato di atti o provvedimenti di contenuto tecnico e questi non siano emanati”.
 
Il personale.Nell’ambito del Servizio sanitario nazionale da tempo è in evidenza la problematica riguardante la carenza di medici specialisti, in particolare in alcuni specifici settori.  Da una recente ricognizione effettuata presso le aziende sanitarie del Veneto, è emerso che su 1295 posti vacanti per dirigenti medici di diverse posizioni contrattuali (definite nel rispetto dei limiti di spesa per il personale imposti dallo Stato), 357 posizioni non sono state ricoperte per insufficiente partecipazione di candidati alle selezioni. Nei servizi di pronto soccorso e medicina d’urgenza, uno dei settori dove maggiormente è sentita tale carenza, il fabbisogno minimo di professionisti medici nelle aziende sanitarie della Regione Veneto è stato calcolato in 629 unità: per soddisfare tale fabbisogno risulta necessaria l’assunzione di 102 dirigenti medici in quanto ne sono impiegati 527.
 
Tale situazione è determinata da un insieme di concause che si possono individuare da una parte nel numero non adeguato di posti annualmente definito per l’accesso alle scuole di specializzazione e dall’altra da un elevata uscita dei medici dal SSN per pensionamento, cui si somma una diminuita attrattività del servizio sanitario pubblico per i professionisti. A ciò si aggiunge il contenimento dei costi del personale dovuto alle politiche di contenimento delle assunzioni, unitamente alla fissazione di tetti di spesa (l’ammontare delle spese di personale registrato nel 2004 diminuito dell’1,4%) che ha avuto come esito il mancato adeguamento delle dotazioni organiche, e che si auspica sia in via di risoluzione a seguito del recente accordo tra MEF, Ministero della Salute e Regioni. Per far fronte a tale emergenza la Regione del Veneto, come la Regione Emilia Romagna e la Regione Lombardia, ha proposto una pluralità di interventi.
 
La Regione del Veneto chiede di poter prevedere misure strutturali,con il coinvolgimento dei soggetti istituzionali, in primis MIUR e Ministero della Salute nonché università, per porre rimedio alle limitazioni dei posti di formazione specialistica presso le scuole di specializzazione, sempre inferiori rispetto ai fabbisogni regionali e che determinano il cosiddetto “imbuto formativo”, ovvero la differenza tra giovani medici laureati e coloro che sono ammessi alle scuole di specializzazione. Per esempio, nell’anno accademico 2015/2016, il fabbisogno di posti di formazione specialistica nelle scuole espresso dalle regioni era di 7909 posti, e i contratti specialistici finanziati dal MIUR erano 6133; nell’anno 2016/2017, sul fabbisogno di 7967 posti il MIUR ne ha finanziati 6676; nell’anno accademico 2017/2018, le regioni hanno chiesto il finanziamento di 8569 contratti e il MIUR ne ha concessi 6200. Con riferimento alla Regione Veneto, nell’anno accademico 2017/2018, il fabbisogno espresso per le specializzazione in pediatria era di 50 posti, ma lo Stato ne ha finanziati 35, con una differenza di 15 posti non coperta; per la medicina interna il fabbisogno espresso era di 35 posti ma ne sono stati finanziati solo 28.
 
In ragione di tali carenze, la Regione ha chiesto di attivare percorsi integrativi di formazione specialistica, prevedendo percorsi di specializzazione e lavoro, d’intesa con le università, presso le strutture del servizio sanitario regionale per conseguire la specializzazione lavorando, come già accade in molti paesi europei.
 
Tra le richieste di carattere strategico avanzate dalla Regione, quella riguardante l’esercizio di competenze in via surrogatoria in tutti i casi in cui sia prevista l’adozione da parte dello Stato di atti o provvedimenti di contenuto tecnico e questi non siano emanati, riveste una valenza di particolare rilievo. La richiesta di poteri surrogatori regionali negli ambiti attinenti al governo sociosanitario consentirebbe infatti di superare l’inerzia o i ritardi dello Stato che determinano allungamento dei tempi delle attività programmate. Troppo frequentemente infatti si registrano paralisi nelle procedure amministrative che prevedono l’intervento dello Stato con grave danno all’efficienza dell’azione amministrativa della Regione. Porto come esempio i numerosi adempimenti che sono previsti dal Patto per la Salute 2014-2016, molti dei quali non adempiuti:
 
• REVISIONE CRITERI DI RIPARTO FINANZIAMENTO DEL SSN: scadenza 31/07/2014 ma non adempiuto
 
• REALIZZAZIONE CONTINUITA’ ASSISTENZIALE OSPEDALE TERRITORIO: scadenza 31/10/2014 ma non adempiuto  
 
• DEFINIZIONE REQUISITI MINIMI PRESIDI TERRITORIALI/OSPEDALI DI COMUNITÀ: scadenza 31/10/2014 ma non adempiuto
 
• DEFINIZIONE DI UNA LEGGE DELEGA IN ORDINE A DIVERSE QUESTIONI LEGATE ALLE RISORSE UMANE DEL SSN: scadenza 31/10/2014 ma non adempiuto
 
• REVISIONE DELLA DISCIPLINA PARTECIPAZIONE ALLA SPESA SANITARIA ED ESENZIONI : scadenza 30/11/2014 ma non adempiuto
 
• DOCUMENTO QUALITA’ DELLE CURE E UNIFORMITA’ ASSISTENZA: scadenza 31/12/2014 ma non adempiuto
 
• DOCUMENTO DI INDIRIZZO APPROPRIATEZZA RIABILITATIVA: scadenza 10/01/2015 ma non adempiuto
 
• TESTO UNICO DISPOSIZIONI PIANI DI RIENTRO scadenza 31/03/2015 ma non adempiuto
 
• Aggregazioni funzionali territoriali (AFT) e Unità complesse di cure primarie (UCCP): entro 6 mesi dalla stipula dei nuovi accordi collettivi nazionali e comunque entro e non oltre la vigenza del Patto 2014-2016, le AFT e le UCCP sarebbero dovute costituire le uniche forme di aggregazione della medicina convenzionata.
 
Farmaci.Inoltre, con riferimento al rilascio del parere di equivalenza terapeutica da parte di AIFA, previsto dal d.l 95/2012, la mancanza di tempestività e di tempi definiti per il rilascio determina l’impossibilità per le regioni di implementare la gare regionali per l’approvvigionamento dei farmaci in equivalenza. Anche in questo caso, la Regione potrebbe agire in via surrogatoria fino a che AIFA non provveda.
 
Programmazione investimenti in sanità. Voglio chiudere questa breve esemplificazione, facendo riferimento, alla richiesta , avanzata dal Veneto sia in materia di istruzione, con particolare riferimento all’edilizia scolastica, sia in materia di sanità, con riguardo agli interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico sanitario, di poter effettuare una seria programmazione degli investimenti, oggi impossibile dato il cronico ritardo nella quantificazione ed assegnazione delle risorse da parte dello Stato centrale.
 
Per quanto riguarda il patrimonio sanitario, attualmente le risorse statali dedicate all’ammodernamento edilizio e tecnologico provengono dall’articolo 20 della legge 67/1988. La situazione mostra tuttavia le proprie debolezze in relazione ai tempi necessari tra l'assegnazione dei finanziamenti e l'effettiva e concreta possibilità di utilizzo degli stessi. Faccio ancora un esempio.
 
La legge finanziaria 2010 ha elevato l’importo destinato al programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico a 24 miliardi di euro per la sottoscrizione di accordi di programma con le Regioni e l’assegnazione di risorse agli altri enti del settore sanitario interessati. 7 L’effettivo utilizzo di dette risorse prevede la predisposizione da parte del Ministero di una proposta di riparto, che viene sottoposta alla Conferenza Stato Regioni e Province Autonome per acquisizione dell’Intesa e successivamente trasmessa al CIPE, che ne delibera l’assegnazione alle Regioni e Province Autonome. Ad oggi, dopo quasi otto anni dalla disposizione della norma finanziaria, il CIPE non ha ancora provveduto al riparto di tali risorse. A tale tempistica si aggiunge il fatto che, una volta ripartite dal CIPE le risorse, il loro l’effettivo utilizzo dipende dall’effettivo stanziamento nel bilancio statale che le rende concretamente disponibili, determinando quindi una permanente situazione di incertezza per la Regione che deve programmare.

03 aprile 2019
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