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Pronto Soccorso. Bologna (M5S): “Ora educhiamo i cittadini e guardiamo le realtà territoriali”

Non ci sono linee di indirizzo “magiche” ma ci deve essere una organizzazione regionale che le recepisca, visto che le stesse regioni hanno partecipato alla stesura e le hanno approvate, modulandole nel territorio di appartenenza coinvolgendo i dirigenti, gli operatori, i cittadini.

06 AGO - Le nuove linee di indirizzo Nazionale per il Pronto Soccorso sono scaturite dal lavoro di un Tavolo ministeriale a cui hanno partecipato oltre al Ministero della Salute, le Commissioni Salute delle Regioni, Agenas, l’istituto superiore di Sanità e Cittadinanza Attiva. Lo schema di accordo conclusivo tra Ministero e Regioni sul Triage intraospedaliero e sulla Osservazione Breve Intraospedaliera vuole far fronte al sovraffollamento del pronto soccorso.
 
Per il Triage c’è stato un aggiornamento organizzativo con 5 codici numerici associati anche al colore per permettere un tempo di presa in carico ed entrare nel percorso diagnostico terapeutico appropriato. Inoltre l’Osservazione Breve viene implementata e ulteriormente regolamentata.  Le regioni dovranno a questo punto organizzare nei prossimi 18 mesi gli interventi necessari per realizzare l’obiettivo modulandolo nella realtà specifica del singolo pronto soccorso.
 
Quindi dovranno essere coinvolti i Direttori Generali, Sanitari e Socio Sanitari delle Aziende, i Direttori dei Dipartimenti e i Direttori delle Strutture di Pronto soccorso che avranno sicuramente il quadro delle difficoltà azienda specifico e potranno dare delle soluzioni. In particolare, oltre alle necessarie nuove assunzioni degli specialisti dell’emergenza che sono già possibili, molti stanno guardando ai Codici Verdi e Bianchi per valutare la proposta di coinvolgere i medici di famiglia, le guardie mediche, i medici di famiglia in formazione, gli specializzandi dell’ultimo anno, soprattutto nelle aree metropolitane e nelle province, per un accesso diretto a questi colleghi che potrebbero essere presenti in ambulatori del pronto soccorso secondo precise regole e che, con tutti i mezzi diagnostici a disposizione, potrebbero risolvere i casi dimissibili, allentando l’affollamento.

 
E’ una proposta che viene da più parti nel mondo della organizzazione sanitaria, le Regioni possono incontrare gli interlocutori e valutarne la fattibilità almeno in alcune aree. Inoltre si parla da tempo di un maggiore filtro del territorio, questo dipenderà molto da una riorganizzazione strutturale e organizzativa della Medicina generale che dovrà in futuro offrire servizi ambulatoriali che potranno essere disponibili nell’arco della intera giornata e che si dovranno combinare con la collaborazione degli specialisti del territorio.
 
Anche questa organizzazione dovrà coinvolgere l’ATS, gli Ordini, le Associazioni, tutti gli interlocutori che dovranno guardare all’obiettivo di una facilitazione dell’accesso dei cittadini al territorio. Fondamentale in questo percorso l’Educazione dei Cittadini con un cambiamento culturale che porti alla consapevolezza che ci si deve rivolgere al Pronto Soccorso solo per condizioni gravi e potenzialmente letali e che tutto il resto può essere curato altrove. Bisogna trasmettere questo messaggio e far comprendere le conseguenze negative di un uso improprio del Pronto soccorso.
 
E’ necessaria una campagna come quella “You Can Choose Better” del sistema sanitario nazionale del Regno Unito che ha informato i cittadini sull’utilizzo appropriato del Pronto soccorso e su come utilizzare gli altri servizi territoriali del sistema sanitario per le condizioni meno gravi e croniche modulando le indicazioni in base ai territori.
 
Non ci sono linee di indirizzo “magiche” ma ci deve essere una organizzazione regionale che le recepisca, visto che le stesse regioni hanno partecipato alla stesura e le hanno approvate, modulandole nel territorio di appartenenza coinvolgendo i dirigenti, gli operatori, i cittadini. E’ infine necessario misurare gli esiti della applicazione delle Linee di indirizzo per una valutazione puntuale che consenta un intervento sempre più mirato e sostenibile.
 
 
On. Dott.ssa Fabiola Bologna
Commissione Affari Sociali-Sanità
Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza
Camera dei Deputati-Roma
Gruppo M5S

06 agosto 2019
© Riproduzione riservata


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