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Riforma Ticket. Parla l’ex ministro Lorenzin: “Speranza sia prudente, rischiamo di penalizzare le famiglie del ceto medio”

L’ex Ministro della Salute plaude all’intenzione di abolire il superticket ma nutre invece dubbi sulla bozza di riforma che prevede nuove fasce reddituali. “Dobbiamo aiutare le fasce più deboli ma occorre analizzare con attenzione questa rimodulazione per fare in modo che tale proposta di riforma garantisca l’obbiettivo di equità e non si trasformi in un boomerang verso la famiglia tipo fatta da lavoratori dipendenti e figli”.

02 OTT - “Con questa riforma dei ticket si rischia di aggravare la spesa delle famiglie”. A parlare è l’ex Ministro della Salute e deputata del Pd, Beatrice Lorenzin che commenta le iniziative in materia annunciate dal Ministro Roberto Speranza e invita il neo titolare di Ripa alla prudenza.
 
Plauso invece all’intenzione di abolire il superticket: “Una tassa iniqua che pesa ingiustamente sui cittadini, è un obbiettivo che dobbiamo raggiungere e tra mille difficoltà cominciammo un percorso per iniziare a levarlo, inserendo nella Legge di Bilancio 2018 risorse per 60 mln destinate alla sua riduzione. Ora i tempi sono maturi e fa bene Speranza ad insistere”.
 
Onorevole, come giudica la nuova riforma dei ticket lanciata dal Ministro Speranza?
Sono favorevole all’abolizione del superticket, una tassa iniqua che pesa ingiustamente sui cittadini, è un obbiettivo che dobbiamo raggiungere e tra mille difficoltà cominciammo un percorso per iniziare a levarlo, inserendo nella Legge di Bilancio 2018 risorse per 60 mln destinate alla sua riduzione. Ora i tempi sono maturi e fa bene Speranza ad insistere. Ma sulla bozza di riforma dei ticket così come abbiamo letto sui giornali nutro dei dubbi e invito alla prudenza, considerata la complessità del tema fiscale. Bisognerà verificare bene se si riesce a fare una rimodulazione che risponda nella realtà al principio di equità, a cui indubbiamente si ispira nelle intenzioni.

 
Perché, cosa non la convince?
Una rimodulazione più equa dei ticket è necessaria e infatti la questione la inserii io stessa nel vecchio Patto per la Salute. Ci abbiamo lavorato per più di due anni insieme al Mef, le Regioni e l’Agenzia delle Entrate, ma ad un certo punto ci siamo dovuti fermare.
 
Per quale motivo? Cosa avete scoperto?
Negli anni in cui ci abbiamo lavorato, abbiamo fatto tutte le simulazioni possibili, la mappatura della platea degli esenti e le stime sugli evasori. Ebbene, è risultato che il 50% dei cittadini già rientrava nelle categorie di esenzione (per reddito o per patologia), che tra l’altro sono proprio quelle persone che usufruiscono di più dei servizi sanitari. Inoltre, abbiamo scoperto che a causa del numero di evasori molto elevato, rimodulando le fasce reddituali, si correva il serio di rischio aggravare la spesa della fascia tipo: lavoratori dipendenti con famiglie e con bambini per esempio, che già oggi sorreggono il sistema, anche perché chi ha invece redditi molto alti, già oggi non usufruisce del Ssn e va purtroppo sempre più spesso direttamente nel privato.
 
Quindi secondo lei la rimodulazione delle fasce di reddito rischia di colpire sostanzialmente il ceto medio?
Sì, il nuovo ceto medio post crisi economica che fa molta fatica, la mia paura è proprio questa. E me lo faccia dire, sarebbe un’ingiustizia che non ci possiamo permettere. Resta comunque il fatto che dobbiamo aiutare le fasce più deboli. Ecco perché serve analizzare con attenzione questa rimodulazione per fare in modo che tale proposta di riforma garantisca l’obbiettivo di equità e non si trasformi in un boomerang. In questa fase in cui si sta elaborando una legge di bilancio molto delicata, (rammento che partiamo da -23 mld, necessari per sterilizzare l’IVA), la mia preoccupazione principale resta l’aumento del Fondo sanitario nazionale proprio per garantire un eguale e tempestivo accesso alle terapie su tutto il territorio nazionale.
 
Luciano Fassari

02 ottobre 2019
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