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Anelli (Fnomceo): “Medici pronti a stagione delle riforme”


Il presidente dell’Ordine dei medici commenta l’informativa del Ministro della Salute in Parlamento. “Sono i professionisti quelli che hanno le competenze, le conoscenze e quelli che possono orientare le scelte che un’amministrazione, una Asl una azienda sanitaria possono avviare”.

11 GIU - “Abbiamo apprezzato le dichiarazioni del Ministro della salute Roberto Speranza che si è speso per rifinanziare in maniera considerevole il nostro servizio sanitario nazionale e, prima al Senato e poi alla Camera, ha richiamato tutti alla responsabilità per avviare, insieme e in sinergia, una stagione delle riforme. È quello che noi avevamo chiesto più volte al Governo e che, oggi, diventa finalmente possibile”. Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, commenta l’informativa sul Covid-19 resa dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, prima al Senato e poi, questa mattina, alla Camera dei Deputati. 
 
“Dopo mesi drammatici, tutti, io credo, avvertiamo l'urgente esigenza di allargare e rilanciare il confronto istituzionale, politico e sociale. Serve un confronto a tutto campo, a partire dalle forze politiche in Parlamento, con le tante preziose energie delle professioni sanitarie, del mondo scientifico, università, volontariato e associazionismo” ha ribadito, tra l’altro, Speranza.

 
“I medici ci sono. E allora, cominciamo a discutere: quali riforme vogliamo? – si chiede Anelli -. Pensiamo che i professionisti debbano tornare ad avere un ruolo nella governance del sistema. Sono i professionisti quelli che hanno le competenze, le conoscenze e quelli che possono orientare le scelte che un’amministrazione, una Asl una azienda sanitaria possono avviare. Certo, avremo bisogno sempre di manager per gestire i sistemi organizzativi. Ma, accanto a questo, c'è bisogno anche di riscoprire lo spirito della legge 833, che ha istituito il Nostro Servizio Sanitario Nazionale: la partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano la loro salute. È sempre, il nostro, un modello sproporzionato, troppo incentrato su un centralismo regionale. Invece bisogna riscoprire la partecipazione delle comunità locali. In qualche maniera i cittadini devono poter dire la loro, devono, insieme ai professionisti, poter orientare le scelte dell'azienda”.
 
“Infine, il ruolo del Ministero della Salute – conclude -. Credo che le disuguaglianze costituiscano l’evidenza, così come la gestione del Covid ha dimostrato, di una grande differenza tra Regioni, difficile da gestire a livello centrale senza una vera e propria riforma. Abbiamo la necessità di dare più forza al Governo centrale, al Ministero, che attraverso interventi precisi possono ridurre le disuguaglianze in questo paese. Disuguaglianze che il modello regionale non ho saputo in questi ultimi vent'anni colmare”. 

11 giugno 2020
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