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Maggino (Benessere Italia): “Ripartire dalle aree interne per dare gambe al rilancio del Paese”

di Ester Maragò

Per questo, spiega in una intervista a Quotidiano Sanità la responsabile della cabina di regia “Benessere Italia”, organo di supporto tecnico-scientifico al Presidente del Consiglio, è stato avviato un progetto che vede coinvolta l’Anci e 190 società scientifiche aderenti alla Fism. L’obiettivo, attraverso accordi quadro con le reti di comuni, è arrivare a rimodellare i servizi alla persona rimettendo al centro il benessere dei cittadini.

11 GEN - “In questa fase di assoluta emergenza sanitaria, il Covid sta mostrando una fragilità del sistema socio/sanitario. In un momento delicato come quello che stiamo purtroppo vivendo molti trattamenti essenziali, stanno venendo meno. Se non si garantiscono i giusti servizi territoriali alla persona e trattamenti diagnostici preventivi, rischiamo di trovarci in un’emergenza molto più grave rispetto all’attuale fase emergenziale. Per questo bisogna intervenire sulle aree interne del Paese in un’ottica di sistema che coinvolga ogni settore, da quello occupazionale al socio-sanitario. Ma serve un cambiamento di mentalità e la piena collaborazione di tutti gli attori che agiscono sul territorio, Comuni, Distretti sanitari e socio sanitari, mondo del volontariato, grandi aziende”.
 
Per Filomena Maggino, Presidente della cabina di regia “Benessere Italia” a palazzo Chigi e consigliera del premier Giuseppe Conte, la strada della ripartenza del Paese inizia dai territori. È nelle aree interne che le risposte alle fragilità e anche le soluzioni per non farsi più trovare impreparati difronte a nuove emergenze, possono trovare terreno fertile, spiega in questa in questa intervista a Quotidiano Sanità.

In questa ottica la cabina di regia ha quindi dato il via a un progetto che vede coinvolti i sindaci di aree interne dell’Anci e 190 società scientifiche aderenti alla Fism. Gli strumenti? Accordi quadro con reti di comuni per rimodellare i servizi alla persona e rimettere così al centro il benessere dei cittadini.

Professoressa Maggino, la pandemia ha messo in luce tutte le fragilità latenti dei sistemi sanitari impattando negativamente sull’attività assistenziale delle malattie non Covid. Come si è mossa in questi mesi la Cabina di regia Benessere Italia?
Dai primi momenti dell’emergenza sanitaria ci siamo mobilitati per capire quali potessero essere gli interventi emergenziali da attuare, non solo nell’immediato ma anche lungo periodo. I grandi centri urbani in questa fase pandemica hanno sofferto le pressioni della popolazione e l’avanzata del Covid 19, mentre di contro le aree interne, spesso, si sono difese meglio. Questo ci ha suggerito quanto fosse strategica, la ripartenza proprio da questi territori non urbani, peraltro trascurati negli ultimi decenni. Una ripartenza che deve essere attuata sia sul fronte occupazionale sia su quello della continuità delle cure.
 
Ripartire dalle aree interne, ma come?
Innanzitutto consentendo un ripopolamento dei territori che nel tempo, principalmente per motivi occupazionali, si sono svuotati a favore delle grandi aree metropolitane. Un giro di boa ora sempre più possibile grazie alle modalità di lavoro da remoto che si sono imposte con la pandemia. Abbiamo avuto contatti oltre che molti stakeholder con cui ci confrontavamo già nella fase pre Covid e con i sindaci di aree interne dove la ripartenza e la promozione del benessere trova molte opportunità favorevoli. Il primo passo della Cabina di regia è stato quindi quello di firmare accordi quadro con reti di comuni. Due in particolare sono state le regioni capofila, la Puglia e la Basilicata. Na non ci siamo fermati qui, recentemente abbiamo stretto un accordo con la Società della salute Mugello del centro della Toscana e avviato trattative con alcuni comuni della Liguria e dell’Irpinia. Insomma, stiamo attraversando tutta la dorsale appenninica. Questi accordi ci hanno consentito e, ci consentiranno, di identificare alcune attività e progettazioni che vanno incontro alle esigenze occupazionali e di salute dei territorio. Se da un lato si sta investendo su una rete di connessione che sia all’altezza delle nuove modalità lavorative, dall’altro abbiamo concentrato le nostre azioni su tutte quelle patologie che a causa del Covid hanno subito un rallentamento importante nella presa in carico e che stanno peggiorando, dagli interventi chirurgi non di emergenza all’attività di screening.
 
Quali misure avete messo in campo?
Grazie alla collaborazione con 190 Società Scientifiche aderenti alla Fism stiamo avviando, sinergicamente alle reti territoriali, percorsi mirati alla prevenzione allo screening ed eventualmente, dove possibile, anche al trattamento a livello ambulatoriale. In questa prima fase grazie alla collaborazione anche con Anci abbiamo destinato 200 mila euro alla rete di comuni della Puglia e della Basilicata. Nella prima Regione con la collaborazione della Società italiana di nefrologia, della Fondazione italiana del Rene e della Croce Rossa Italiana, stiamo lavorando sull’informazione alla popolazione sulla prevenzione delle patologie renali. In Basilicata invece, grazie alla collaborazione dei medici Radiologi della Sirm, i cittadini lucani hanno potuto di svolgere gratuitamente un esame ecografico sia nelle strutture pubbliche che in quelle accreditate. Ma l’obiettivo è ampliare l’attività anche ad altre aree, penso all’oculistica e alla ginecologia.
 
Altri progetti?
Un ruolo importante sarà rivestito dalle attività di prevenzione in tutte le sue declinazione. Ci siamo concentrati sull’alimentazione, un’esigenza fortemente segnalata nella rete dei comuni e di cui si parla ancora poco. Abbiamo affrontato questo tema in una visione sistemica, coinvolgendo tutte le aree in causa, dalla sanità alla filiera alimentare. Quindi medici, ma anche chi si occupa ad esempio della distribuzione delle macchinette di merendine. Abbiamo siglato un accordo con la Società scientifica di Ginecologia e Nutrizione Umana (Sinu) e istituito un gruppo di lavoro ad hoc, con medici oncologi, nutrizionisti, scienziati, che coinvolge trasversalmente tutti i ministeri interessati. L’obiettivo è far crescere con interventi formativi e iniziative concrete la consapevolezza dell’importanza della corretta alimentazione, proprio perché questo è un tema che ha un effetto non solo sulla salute, ma sull’economia del Paese.
 
Ester Maragò

11 gennaio 2021
© Riproduzione riservata


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