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Covid. L’insostenibile fascino del vaccino Sputnik. Tra luci ed ombre

di Giovanni Rodriquez

Come si spiega questa passione improvvisa della politica italiana per il vaccino russo? Diverse gli appelli ad Ema per accorciare le tempistiche della sua approvazione. Eppure i tempi di tecnici di Ema sono ormai noti, e sono stati più o meno gli stessi per tutti i vaccini. La Russia ha difficoltà nella produzione di questo vaccino e forse, è proprio questo a 'solleticare' gli interessi della politica nostrana: far confluire finanziamenti dalla Russia per investirli in siti produttivi italiani mettendoli nelle condizioni di produrre questo vaccino

28 MAR - "Che cosa farebbe il tuo bene, se non esistesse il male? E come apparirebbe la terra, se ne sparissero le ombre? Le ombre provengono dagli uomini e dalle cose". La verità è fatta di ombre e di luci, perché le prime danno sostanza alle altre e viceversa. E questo lo sostiene il signore delle tenebre, in un divertente dialogo con l’apostolo Matteo nel famoso romanzo russo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov.
 
E le ombre non mancano in ciò che sostanzia gli accadimenti che ruotano intorno al vaccino russo contro il Covid Sputnik. “Mi auguro che l’Ema faccia in fretta tutto quello che deve fare per verificare il vaccino Sputnik e tutti quelli che sono messi in validazione. Qui ci sono persone che lavorano h24 per somministrare i vaccini. Ci auguriamo che anche l’Ema faccia lo stesso per dare una risposta rapida”, questa l’ultima dichiarazione in ordine di tempo con la quale la politica italiana, in questo caso il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, preme sull’Agenzia europea del farmaco per far arrivare in fretta l’approvazione per Sputnik.
 
Numerose le dichiarazioni dello stesso tenore registrate negli ultimi mesi, dall’assessore alla Salute della stessa Regione Lazio, Alessio D’Amato, al leader della Lega Matteo Salvini fino a quella di FdI Giorgia Meloni. C’è poi chi, come il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, ha già chiuso un accordo per l’acquisto di dosi una volta arrivata l’autorizzazione dall’Ema.
 
Ma come si spiega questa passione improvvisa della politica italiana per il vaccino russo? Non si può non notare come, ad esempio, in questi mesi non si sia mai registrato lo stesso interesse per il vaccino Curevac. Eppure quest’ultimo ha iniziato la fase di rolling review, ossia quella che precede la richiesta ufficiale di Autorizzazione all’immissione in commercio, quasi un mese prima di Sputnik. E se da una parte è vero che Sputnik è già utilizzato in diversi paesi, anche europei, anzi possiamo dire in un certo senso anche all’interno dello stesso Stivale con il suo utilizzo a San Marino, sappiamo anche che questo viene solo in minima parte considerato dall’Ema. Come già accaduto con AstraZeneca. Anche in quel caso, nonostante l’utilizzo in UK avviato già da dicembre durante la fase di rolling review, l’autorizzazione al suo utilizzo da parte dell'Ente regolatorio europeo arrivò solo quasi due mesi dopo, alla fine di gennaio.
 
C’è infatti da dire che i tempi di tecnici di Ema sono ormai noti, e sono stati più o meno gli stessi per tutti i vaccini. Per Pfizer la rolling review iniziò il 6 ottobre 2020, la richiesta di Aic venne presentata il 1 dicembre e il via libera arrivò il 21 dicembre. Per Moderna, la rolling review prese il via il 16 novembre, la richiesta di Aic venne presentata il 1 dicembre e il via libera arrivò il 6 gennaio. Quanto ad AstraZeneca, la rolling review prese il via l’1 ottobre, la richiesta di Aic venne presentata solo il 12 gennaio e il 29 dello stesso mese arrivò l’ok dell’agenzia europea. E arriviamo all’ultimo approvato, ossia quello Janssen. Qui la rolling review prese il via il 1 dicembre, la richiesta di Aic venne formalizzata il 16 febbraio e l’approvazione arrivò l’11 marzo. Insomma i tempi tecnici dell’Ente regolatorio europeo presuppongono sempre un’attesa di almeno 3-4 mesi tra inizio dell’esame e via libera alla commercializzazione del vaccino.
 
E non si vede perché questa tempistica debba venire meno solo per Sputnik. Tra l’altro, a differenza di quest’ultimo, non solo l’altro in fase di rolling review, ossia Curevac, è già stato acquistato ed inserito all’interno delle tabelle sulle forniture del piano vaccinale, ma sappiamo anche che questo verrà prodotto con l’ausilio di un’azienda come Bayer. Si tratta quindi a tutti gli effetti di un prodotto europeo, basato su tecnologia mRNA, la stessa usata da Pfizer e Moderna che ha già dato ottimi risultati contro il Covid. Una tecnologia che permette anche più facilmente modifiche per rispondere alle varianti.
 
Di contro, come certificato nei giorni scorsi dal premier Mario Draghi, sappiamo che per Sputnik ci sono difficoltà produttive. “Da un'indagine fatta dalla commissione, possono produrre massimo 55 milioni di dosi, di cui il 40% in Russia e il resto all’estero”, aveva spiegato in conferenza stampa. Il vaccino Sputnik, tra l’altro, non è tra i più facili da produrre. Prima e seconda dose sono differenti, si tratta di due adenovirus diversi, ovvero due vaccini e cioè due diverse linee produttive. Tra l’altro, la prima dose è molto simile al vaccino Janssen già approvato dall’Ema. Produrre quest'ultimo, per intendersi, richiederebbe la metà del lavoro. Anche per questo la Russia è in cerca di ‘partner’ per estendere la propria produzione. E, forse, è proprio questo a 'solleticare' gli interessi della politica nostrana: far confluire finanziamenti dalla Russia per investirli in siti produttivi italiani mettendoli nelle condizioni di produrre nei prossimi mesi questo vaccino.
 
Due le Regioni più ‘avanzate’ sotto questo profilo: la Lombardia, dove già nelle scorse settimane l’Adienne Srl di Antonio Di Naro aveva annunciato di aver raggiunto un accordo per la produzione di Sputnik nello stabilimento di Caponago, vicino Monza; e il Lazio, laddove si registrano le maggiori insistenze politiche per una rapida approvazione dell’Ema. Un pressing probabilmente non del tutto privo di interessi, visto tra l’altro l’arrivo di oltre 50 milioni di dosi nel prossimo trimestre. Anche in questo caso la verità è fatta di diverse sfaccettature. Perché, come dicevamo, le ombre provengono dagli uomini e dalle cose, compresi i vaccini.
 
Giovanni Rodriquez

28 marzo 2021
© Riproduzione riservata

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