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Vaccino AstraZeneca. Aspettiamo Ema ma poi si fa come ci pare

di C.F. e G.R.

E' vero quanto sostenuto ieri dal direttore della prevenzione Giovanni Rezza sul fatto che il piano vaccini possa e debba adattarsi nel suo percorso alla luce delle evidenze emergenti nel corso della campagna stessa ma pensiamo che questo sia bene farlo sotto una regia univoca, quella dell'Ema, senza fughe solitarie dei singoli Stati come ancora una volta sta avvenendo

08 APR - Attendiamo le decisioni dell’Ema, per poi disattenderle. E’ accaduto di nuovo ieri, dopo le valutazioni del Prac riguardo il nesso di causalità tra il vaccino contro il Covid di AstraZeneca e fenomeni trombotici e tromboembolici a carico dei seni venosi cerebrali registrati in alcuni pazienti. Per l’Agenzia europea tale nesso, seppur non definitivamente dimostrato, è stato ritenuto plausibile. Tuttavia, nel ribadire la sicurezza ed efficacia del vaccino nel prevenire le forme più gravi della malattia, l’Ema non ha indicato nessuna limitazione di utilizzo dal momento che sono state escluse evidenze di un possibile rischio maggiore per determinate fasce d’età e per genere.
 
Il Ministero della Salute, come anticipato ieri, ha invece diramato questa mattina una circolare nella quale viene “raccomandato un suo uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni”. Ancora una volta, c'è quindi da registrare uno scostamento rispetto alle indicazioni dell’Ema. Episodi simili erano già avvenuti nel recente passato: in un primo momento quando si limitò l’utilizzo di AstraZeneca ai soli under 55 dopo che l’Ema lo aveva approvato per tutte le età; e poi quando si estese il suo utilizzo fino ai 65 anni per poi, come si ricorderà, riaprirlo comunque a tutte le età fino all'ulteriore cambio di direzione di questa mattina.

 
Allegato alla circolare anche il parere della Commissione tecnico scientifica (Cts) di Aifa. E qui ci sono alcune cose da segnalare. Innanzitutto salta all’occhio come non si faccia mai esplicito riferimento alla necessità di porre un limite di età per l’utilizzo di questo vaccino a differenza di quanto invece esplicitato nella circolare ministeriale.
 
Quanto al citato "mancato riscontro di un aumentato rischio nei soggetti vaccinati over 60", si nota una netta differenza rispetto a quanto rilevato dall’Ema. Nel corso della conferenza stampa l’Ente regolatore europeo aveva infatti spiegato come il rischio predominante per le donne con meno di 60 anni poteva essere spiegato con la politica vaccinale adottata in UE per AstraZeneca. Questo vaccino è stato destinato in prevalenza a fasce d’età più giovani e, inoltre, il 60% delle persone vaccinate sono donne, “questo potrebbe influire sul fatto che la maggior parte della reazioni sia avvenuta in questa popolazione. Ma non escludiamo anche altri fattori sui quali continueremo ad indagare", aveva sottolineato Sabine Straus, la presidente della Commissione Sicurezza di Ema.
 
Insomma due punti controversi che in qualche modo confermano quanto scritto ieri sul fatto che la decisione finale del Governo di diramare la sua "raccomandazione" sembra basarsi più su valutazioni di opportunità (politica e/o comunicativa) che su forti elementi di valutazione scientifica con l'aggravante di scaricare di fatto la responsabilità di gestire questa raccomandazione sulle Regioni, sugli operatori sanitari e sugli stessi cittadini.
 
E' vero quanto sostenuto ieri dal direttore della prevenzione Giovanni Rezza sul fatto che il piano vaccini possa e debba adattarsi nel suo percorso alla luce delle evidenze emergenti nel corso della campagna stessa ma pensiamo che questo sia bene farlo sotto una regia univoca, quella dell'Ema, senza fughe solitarie dei singoli Stati come ancora una volta sta avvenendo. E l'Ema, di fronte alle nuove evidenze su un "plausibile " nesso tra vaccinazaione e trombosi ha detto chiaramente che non vi sono elementi per suggerire di porre limiti di età o genere alla sua somministarzione.
 
Ma evidentemente a Lungotevere Ripa la pensano diversamente.
 
C.F. e G.R.

08 aprile 2021
© Riproduzione riservata


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