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Variante Delta. Il Governo prepara le contro mosse

di Giovanni Rodriquez

Accorciare le tempistiche per le somministrazioni delle seconde dosi, rendere valido il green pass solo a seguito del completamento del ciclo vaccinale, potenziare l'attività di sequenziamento e introdurre nuove zone rosse in caso di focolai. Queste le ipotesi di lavoro allo studio per contrastare il diffondersi della variante delta che, rispetto al mese di maggio, sembra aver ormai quadruplicato la sua presenza anche nel nostro Paese

28 GIU - La Delta, la cosiddetta “indiana”, in Italia passa dal 4,2% registrato nel mese di maggio al 16,8% del mese di giugno. Questi i numeri riportati nell'ultimo bollettino dell'Istituto superiore di sanità dello scorso venerdì. La variante, nota sia per la sua maggiore trasmissibilità, sta prendendo piede dunque anche in Italia e dovrebbe diventare quella predominante entro l'estate. Quali le strategie per constrastarla?
 
Al momento Governo e tecnici stanno riflettendo su diverse ipotesi di lavoro. Una di queste è quella di accorciare i tempi necessari per la somministrazione delle seconde dosi. In un primo momento, lo scorso aprile, si era deciso di ampliare fino a 42 giorni il termine per la somministrazione delle seconde dosi di Pfizer e Moderna iniziamente indicato dalle case produttrici, rispettivamente, in 21 e 28 giorni. Quanto ad AstraZeneca, attualmente utilizzato solo per gli over 60, la seconda dose viene somministrata tra le 10 e le 12 settimane. Un lasso di tempo molto lungo alla luce delle evidenze che ci provengono dal Regno Unito e che dimostrano un'efficacia ridotta di copertura contro la variante Delta per chi è solo parzialmente vaccinato.
 
Sul tema è intervenuto così questa mattina a Radio 24 il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri: "Non c'è preoccupazione per la variante delta ma dobbiamo controllarne l'andamento anche alla luce dell'esperienza del Regno Unito: lì i contagi sono aumentati di molto ma il numero di ricoveri e decessi è rimasto sostanzialmente stabile. A dimostrazione che la variante è ‘coperta’ dalla doppia dose di vaccini, con minime differenze tra un vaccino e l'altro. Bisogna però correre con le seconde dosi, soprattutto tra i meno giovani, cercando anche di avvicinare il più possibile i tempi del richiamo ai 21 giorni per Pfizer e ai 28 per Moderna, com'era inizialmente".
 
Proprio la ridotta copertura rispetto alla variante Delta di una singola dose di vaccino ha poi portato a riflessione sull'attuale validità del Green pass già a partire da successivi 15 giorni dalla prima somministrazione, così come previsto dal Decreto Riaperture. "E' verosimile che la variante delta ci costringerà a rimodulare il Green pass, rilasciandolo dopo la seconda dose di vaccino: ma è presto per dirlo, aspettiamo ancora i dati di una o due settimane - ha aggiunto Sileri -. La scelta di rilasciare il Green pass dopo la prima dose non e' stato un errore, allora i dati ci dicevano questo. Al momento una modifica non serve ma va messa in cantiere: da medico e non da politico, dico che probabilmente si arriverà ad una rimodulazione".
 
Altro elemento riguarda poi il potenziamento del sequenziamento per tenere costantemente sotto controllo il diffondersi della nuova variante monitorando la possibile presenza di focolai. Il monito è stato avanzato in modo reiterato dallo stesso Iss in tutti i monitoraggi delle ultime settimane. Sul tema c'è da registrare l'impegno da parte di Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna di sequenziare fino al 100% di tutti i nuovi casi a partire già da questi giorni.
 
C'è poi un ultimo punto da prendere in considerazione. Una volta monitorato il diffondersi della variante Delta e appurata la presenza di focolai, cosa si dovrà fare? Sul punto, al momento, l'unico ad essersi sbilanciato è stato il coordinatore del Cts, Franco Locatelli aprendo alla possibilità di istituire nuove zone rosse: "E' importante lavorare nella maniera più intensiva sul tracciamento e sugli approcci di genotipizzazione e sequenziamento perché solo in questo modo riusciremo a intercettare in maniera precisa eventuali segnali di diffusione importante della variante indiana. In funzione delle evidenze che avremo eventualmente si possono prendere decisioni per cercare di contenere il tutto. Perché se non avviene sequenziare diventa un bellissimo esercizio accademico, ma di poco impatto sulla salute pubblica. Dobbiamo tracciare e fare riflessioni dove dovessero crearsi dei cluster".
 
Giovanni Rodriquez

28 giugno 2021
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