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Le voci dalla piazza: "Essere qui è un dovere"

07 NOV - Cori, striscioni e tanta voglia di incidere su decisioni che segneranno profondamente il loro futuro. Un migliaio di camici bianchi ha affollato stamane piazza Montecitorio per chiedere un incremento dei fondi destinati ai contratti di formazione specialistica, maggiore trasparenza nei concorsi e la valorizzazione dei corsi di medicina generale. Nella capitale sono arrivati pullman provenienti da ogni parte della penisola: da Padova a Catanzaro, passando per Firenze e Perugia. Accenti e dialetti si mescolano, ma le rivendicazioni mostrano un denominatore comune. Gaia e Irene sono due studentesse fiorentine al terzo anno di medicina e, nonostante la laurea sia ancora distante, non hanno dubbi: “Essere qui è un dovere – sottolineano – Le immatricolazioni stanno aumentando, ma allo stesso tempo diminuiscono i posti per le scuole di specializzazione. Dopo sei anni di sacrifici rischieremo di trovarci a piedi e forse saremo costrette a cercare un posto come cameriere o commesse. E’ una situazione vergognosa”. Mentre le due giovani raccontano ansie e timori per un futuro che si prospetta nebuloso, i manifestanti intonano slogan eloquenti come “Solo in Italia, succede solo in Italia” oppure “Senza borse non ce ne andiamo”.

 
Chi si è già scontrato con i concorsi d’accesso alle scuole di specializzazione lamenta l’inadeguatezza di criteri e parametri. “Sono partita in macchina da Bari per venire a gridare la mia rabbia – racconta Raffaella, laureatasi un anno fa – Non ho superato l’ammissione a pediatria, ma le modalità di valutazione sono prive di ogni legame con la realtà. Viene attribuito un peso eccessivo al voto di laurea, mentre andrebbe valorizzato il risultato del test”. E per chi viene escluso, l’unica speranza resta il corso in medicina generale. “Lo inizierò tra poche settimane – prosegue Raffaella – Ma garantisce poco più di ottocento euro al mese e non è equiparato alle scuole di specializzazione. Sono in piazza anche per chiedere di modificare questa norma: è un’anomalia tutta italiana”.
 
Per coloro che non riescono ad accedere neanche al corso di medicina generale le prospettive sono ridotte al lumicino. “L’unica soluzione è cercare di sbarcare il lunario con le guardie mediche – spiega Filippo, studente al quinto anno arrivato in pullman da Padova – Ma è sempre più difficile ottenerle e di certo non garantiscono un reddito dignitoso, anzi”. L’ottimismo però non è ancora tramontato, anche perché l’adesione alla mobilitazione non è circoscritta alla piazza romana. “I nostri colleghi che non sono riusciti a venire hanno organizzato un sit in a Padova e lo stesso è accaduto in tante altre città – sottolinea con entusiasmo Jacopo, anche lui al quinto anno – Sono sempre di più i ragazzi che stanno alzando la testa e che stanno prendendo coscienza delle difficoltà, a volte insormontabili, che saremo costretti ad affrontare. Ormai la gravità del momento è percepita da quasi tutti”. E non manca neanche una buona dose di fiducia sulla possibilità di invertire la rotta. “L’anno scorso le mobilitazioni contro l’aumentata tassazione per le borse di specializzazione – ricorda Giorgia, romana a un passo dalla laurea – permisero di bloccare il provvedimento. Siamo qui perché vogliamo che le istituzioni ci ascoltino e accolgano anche stavolta le nostre istanze”.

Gennaro Barbieri

07 novembre 2013
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