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Ortopedici. Saccomanno (Nuova Ascoti): “Abbandonati e maltrattati, governo ci ascolti”


“Noi ortopedici del Servizio Sanitari Nazionale abbiamo risposto ‘obbedisco’ a ogni necessità che la pandemia ha richiesto, sacrificando ogni spazio di dovuta libertà e professionalità, ed ora l’unica porta aperta che si presenta è quella dell’abbandono del servizio pubblico, poiché lo Stato continua a chiederci ulteriori sforzi non offrendo soluzioni concordate con la rappresentanza sindacale e scientifica degli ortopedici”.

04 APR - “Il personale affronta turni di lavoro impossibili e improvvisi, dove i riposi sono sempre rimandati e l’arte del sacrificio è richiesta ogni giorno, non tanto e non solo per affrontare e rispettare le 48 ore nel trattamento dell’anziano con fratture di collo di femore, quanto per assicurare risposte ad ogni emergenza traumatologica e cure per il trattamento di patologie anche gravissime, ma relegate in liste di attesa senza prospettive reali. Sono questi disagi personali, con ricadute anche sulla famiglia, per troppo tempo non considerati, con giovani, e ormai anche meno giovani, che scappano nella sanità privata per un guadagno più dignitoso e una vita con qualche segno di sociale normalità”.
 
Così in una nota diffusa oggi Michele Saccomanno, presidente del sindacato degli ortopedici Nuova Ascoti che con il dipartimento Anpo Ascoti aderisce alla federazione Cimo Fesmed.
 
“Noi ortopedici del Servizio Sanitari Nazionale abbiamo risposto ‘obbedisco’ a ogni necessità che la pandemia ha richiesto, sacrificando ogni spazio di dovuta libertà e professionalità, ed ora l’unica porta aperta che si presenta è quella dell’abbandono del servizio pubblico, poiché lo Stato continua a chiederci ulteriori sforzi non offrendo soluzioni concordate con la rappresentanza sindacale e scientifica degli ortopedici – aggiunge –. Il nostro è un grido di allarme che ci auguriamo il governo raccolga. Siamo pronti ormai a ogni azione per poter tornare a essere professionisti che curano con il massimo impegno il cittadino, nei tempi e nei modi dovuti, con la forza della scienza, della coscienza e la giusta serenità e dignità professionale.
 
“Ci sentiamo custodi della salute pubblica negli ospedali, nelle università e sul territorio, ma dobbiamo essere aiutati e non maltrattati”, conclude Saccomanno.

04 aprile 2022
© Riproduzione riservata

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