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Decreto Balduzzi. Dalla festa della Cgil un messaggio chiaro: “Serviva più dialogo” 

Dibattito alla festa romana del Sindacato. Per Bissoni (Agenas): “Il decreto vuole dare un segno ma interviene troppo sui compiti delle Regioni”. Per Marino (Pd): “Il testo è incoerente. L’h24 non si fa senza soldi”. Ma per Lamonica (Cgil): "Il vero problema è che manca una politica per la salute".

13 SET - Senza dialogo tra le parti il Ssn così com’è rischia di diventare una chimera. Questo il minimo comun denominatore degli interventi emersi dal dibattito “Per il diritto alla Salute: riformare e riqualificare il Ssn” tenutosi ieri alla Festa della Cgil a Roma, in cui sono intervenuti il presidente Agenas Giovanni Bissoni, il senatore del Pd Ignazio Marino, il segretario generale della Cgil Roma e Lazio Claudio Di Berardino e la segretaria Cgil nazionale Vera Lamonica.
 
Il dibattito, partendo da un’analisi più ampia dei tagli che hanno colpito il comparto nell’ultimo anno è entrato poi nel vivo quando si è iniziato ad affrontare il tema caldo del decreto Balduzzi. E se i rappresentanti della Cgil evidenziano il rischio che alcune norme, vedi l’assistenza territoriale, possano trasformasi in uno spot, il presidente Agenas ha sottolineato i pericoli derivanti dall’assenza di dialogo con le Regioni “In un sistema come il nostro basato sulla corresponsabilità se uno dei due soggetti pubblici finisce all’angolo non se ne esce più”. Perplesso anche il senatore Pd Ignazio Marino che ha ribadito come il Dl sia “incoerente” e ha auspicato il fatto che si possa “procedere ad alcune modifiche in sede parlamentare”.

 
 
L’evento si è aperto con l’introduzione del segretario generale della Cgil Roma e Lazio Claudio Di Berardino che ha evidenziato come la crisi della sanità “specie nel Lazio già si sta facendo sentire con il Piano di rientro che ha portato solo tagli a servizi e innalzamento delle tasse senza riorganizzare nulla”. “Sono anni – ha specificato Di Berardino – che proponiamo di affrontare il tema dell’assistenza territoriale ma non si è fatto ancora nulla, purtroppo sembra di stare in un sistema immobile, anzi nell’ultimo periodo la situazione è ancora peggiorata, perché il Piano di rientro ha agito sulla ‘carne viva’ delle persone”.
 
A questo punto ha preso la parola il presidente Agenas Giovanni Bissoni che è entrato nel vivo dell’attualità analizzando il Dl Balduzzi. Un giudizio negativo quello dell’ex assessore alla sanità emiliana sia per il metodo adottato che nel merito di alcune norme. “Innanzitutto – ha premesso Bissoni – si è confermata una scarsa attitudine ad avvalersi delle strutture tecnico-scientifiche per la stesura del provvedimento. Mi sarei aspettato più interlocuzione e capacità di ascolto soprattutto nei confronti delle Regioni”. Per Bissoni questo aspetto è essenziale anche perché “in un sistema come il nostro basato sulla corresponsabilità, se uno dei due soggetti pubblici finisce all’angolo non se ne esce più”. Entrando nello specifico il presidente Agenas si è detto “d’accordo con il potenziamento del territorio ma il problema è l’attuazione di quei principi, come quello della presa in carico, che è tutta in mano alle Regioni, con cui non si è discusso e con cui si rischia di arrivare davanti alla Corte Costituzionale”.
Critico il giudizio anche sull’intramoenia per cui il Dl “mette una pezza alle proroghe” ma rischia di creare ulteriori problemi. Perplessità rilevate anche sulle norme del governo clinico: “È difficile adottare un intervento così pesante e su un tema così delicato senza l’adesione delle Regioni. La mia preoccupazione è che il decreto rischia di inserire un ulteriore elemento di criticità in un momento già di per sé difficile per la sanità”. In conclusione Bissoni ha quindi sollecitato l’esigenza di fare “uno sforzo in più nell’ottica del dialogo perché la situazione è molto delicata, anche alla luce dei tagli già decisi per i prossimi due anni”.
 
Dopo il presidente Agenas ha preso la parola il senatore Pd Ignazio Marino che ha subito auspicato “che le aperture del Ministro a possibili modifiche parlamentari si possano concretizzare”. In seconda battuta Marino ha segnalato anch’egli l’assenza di dialogo con le Regioni e gli operatori sanitari” e ha specificato come nella “storia non vi sia mai stata una riforma della sanità per decreto legge”. Nello specifico del testo Marino ha segnalato come “l’assistenza territoriale sia una necessità, ma senza risorse non si può fare”. Sull’intramoenia il senatore ha poi ribadito il suo no: “Non mi piace da quando è stata introdotta, bisogna separare i percorsi tra pubblico e privato, altrimenti il rischio è di offrire la continuità delle cure solo ai ricchi”.
Marino ha anche sottolineato come in ogni caso “per rendere sostenibile il sistema occorre anche ragionare seriamente sugli stili di vita, a partire dai più giovani, e non solo con le manovre di cassa”. Infine una battuta anche sulla Legge 40 tornata agli onori delle cronache dopo la bocciatura della Corte Ue di Strasburgo. “Non serviva quest’ennesima sentenza per capire che la norma non funziona e non capisco l’esigenza del Governo di voler presentare ricorso alla Grande Chambre per ‘fare chiarezza’. Ma che dobbiamo capirea ancora? La legge va semplicemente cambiata”.
 
A chiudere il dibattito la segretaria Cgil nazionale Vera Lamonica che ha affermato con forza come “il nostro servizio sanitario è un’eccellenza e la sua salvaguardia, come del resto tutto il welfare, sia uno dei cardini del Sindacato”. Per la sindacalista il problema “è che viviamo in un periodo dove manca una vera politica per la salute che veda tutti gli attori confrontarsi”. Inoltre, per Lamonica i “tagli che stiamo subendo e che sono destinati ad aumentare rischiano di generare una crescita dell’insoddisfazione verso la sanità pubblica, a beneficio proprio di chi aspira a distruggerla”. Sul decreto Balduzzi la segretaria Cgil ha criticato “la troppa enfasi pubblicitaria che si è data all’H24 che se non attuata rischia di essere un effetto boomerang”. 

13 settembre 2012
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