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Primarie Pd. Liberalizzare le farmacie. Ma l’obiettivo qual è?

Prima le lenzuolate di Bersani nel 2006, poi i decreti del Governo Monti. E ora i candidati alle primarie Pd rilanciano il tema delle liberalizzazioni, anche in farmacia. Ma è necessaria un'analisi dei risultati ottenuti finora. Altrimenti, avverte il presidente della Fofi Andrea Mandelli, si rischia di mandare il sistema in tilt.

30 NOV - Non è la campagna elettorale, certo. Ma i confronti tra i candidati delle primarie del PD hanno inevitabilmente riportato alla ribalta il tema delle liberalizzazioni e, ovviamente, delle liberalizzazioni nel settore farmaceutico, anzi del servizio farmaceutico, anzi delle farmacie. Con visioni opposte: se Matteo Renzi ha fatto notare che le priorità sono altre, Pierluigi Bersani ha ribadito – pareva con minore convinzione nel confronto su Rai 1 del 28 novembre, ma magari l’impressione è fallace – che delle farmacie si tornerà a occuparsi. L’energia, i servizi bancari, quelli assicurativi, chissà, forse. Le farmacie sì.

Del resto la road map era tracciata dal 2006: parafarmacie e corner, etico di Fascia C fuori dalle farmacie e poi, magari, farmacie non convenzionate. E peraltro non è che la prima lenzuolata sia stato l’unico intervento nel settore. Nell’ordine si contano due norme che hanno liberalizzato la vendita dei prodotti fuori canale con il delisting previsto dal Decreto Salva Italia – aumento dei farmaci sop, in sostanza- e possibilità per parafarmacie e corner di vendere specialità veterinarie soggette a prescrizione e di allestire vendere preparazioni galeniche non soggette a ricetta (nel decreto Cresci Italia) e interventi sulla pianta organica e sul numero delle farmacie (ancora nel decreto Cresci Italia).  


Ora però sarebbe il caso di compiere un’operazione fondamentale: capire che effetto ha avuto tutto questo, prima di aggiungere altri tocchi a questo quadro (ancora molto astratto). Partiamo dalla riforma più vecchia, quella del 2006. Oggi il prezzo medio dell’Otc, secondo i dati presentati da Nielsen in un convegno milanese di PharmaRetail (28/11/2012), è pari a 7,25, 6,87 e 5,45 euro rispettivamente nella farmacia, nella parafarmacia e nella grande distribuzione. Ma il prezzo quanto conta? Non poi così tanto a giudicare dalle parole di Giuseppe Santaniello, direttore di Coop Salute, che nello stesso convegno ha detto che quel che conta per il successo dei corner (sono l’unico reparto in attivo in questo periodo ha dichiarato Santaniello) è il servizio che, nella sua visione è in primis la prossimità. Prossimità del farmaco Otc a chi fa la spesa all’ipermercato, perché se parliamo di prossimità come capillarità sul territorio l’ipermercato non è certo un esempio. Se si vuole, è un po’ come la distribuzione diretta per l’etico: costa un po’ meno ma vienitelo a prendere qui. Quindi il vantaggio per il cittadino si traduce al massimo in 1,80 euro di risparmio a confezione, sempre che si debba recare a fare la spesa all’iper e sempre che possa farlo (carburante a 1,87 euro al litro, ben che vada).

In compenso - sempre dati Nielsen, non ce ne vogliano i portatori di altri dati - oggi ci sono 3.687 punti vendita di farmaci per automedicazione in più (peraltro nell’ultimo biennio sono state aperte 223 nuove farmacie). Cui si aggiungeranno ora le almeno 3.500 farmacie previste dal decreto Cresci Italia. Con l’ammissione, praticamente unanime, che il fatturato complessivo dell’automedicazione non è cresciuto. Non è un fatto di scarsa importanza, come ha sottolineato l’economista Riccardo Varaldo, presidente della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa nella sua relazione al convegno Urtofar del 25 novembre. “Dando così alta rilevanza al problema dell'accessibilità” ha detto Varalado nella sua relazione ”si è finito per trascurare sia l’appropriatezza che la sostenibilità del servizio, aprendo la strada a processi di dequalificazione e di regresso all’interno del sistema delle farmacie”.

A questo aspetto dell’apertura di nuovi punti sul territorio, peraltro, continua ad affiancarsi il ricorso alla distribuzione diretta anche dei generici e continua il calo dei prezzi dei medicinali di Fascia A, anche branded.

“E’ come se in laboratorio si fosse predisposta una reazione chimica e, prima ancora che si realizzi, si aggiungessero nuove sostanze. Quale risultato ci si deve aspettare? In altre parole: nel Servizio farmaceutico italiano sono stati introdotti in pochi anni molti mutamenti, senza contare l’imposizione di sempre nuovi sconti al Ssn. Non sappiamo ancora quale sia il punto di equilibrio e se ne esiste uno dopo queste ‘innovazioni’ che sembrano andare in direzioni opposte come nel caso dell’impulso alla diretta e delle nuove aperture” dice Andrea Mandelli, presidente della Fofi. “E aggiungiamo che l’unica riforma che avrebbe potuto – dico potuto – dare una certa stabilità al quadro, quella della remunerazione, è inspiegabilmente ferma, in spregio delle scadenze temporali poste dallo stesso Governo nella spending review”.  E la stabilità, almeno per un triennio,  è la base per qualsiasi programmazione, soprattutto per un servizio farmaceutico che deve affrontare un cambiamento importante se la farmacia dovrà divenire un centro polifunzionale di servizi. “Nessuno sembra tener presente che sono in gioco anche migliaia di posti di lavoro, non soltanto i fatturati dei titolari, come si vuole far credere” incalza Mandelli.

Intanto la spesa privata, per farmaci e non solo, aumenta per effetto di ticket e forme di razionamento occulto delle prestazioni e si paventa, salvo rettifiche e aggiustamenti del giorno dopo, una ritirata del Servizio sanitario nazionale. Di fronte a questa ipotesi si pensa forse di compensare offrendo la possibilità di accedere a prodotti automedicazione a prezzi stracciati? Certamente l’automedicazione, nei paesi avanzati, ha un ruolo fondamentale e ben più rilevante che in Italia, e intercetta un numero enorme di casi in cui non è né necessario né producente accedere alle prestazioni di livello e costo superiori. Ma se si proseguisse nell’idea di liberalizzare l’etico di fascia C, ammonisce Stefano Brovelli, presidente dell’Anfa (le aziende del farmaco di automedicazione) si rischia di vanificare l’effetto che l’apertura dei nuovi canali può avere per allargare il ricorso all’Otc nei casi in cui è la soluzione più indicata.

“In definitiva sarebbe il caso che venisse spiegata, a noi e ai cittadini, quale visione hanno in mente le forze politiche, tutte, e che cosa si aspettano dalle liberalizzazioni sui prodotti e sui canali, dall’apertura di nuove farmacie e da tutte le misure che sono state introdotte o prospettate” conclude Mandelli “perché finora non riusciamo a vedere una direzione precisa”.

A meno che tutto questo non sia “un’arma di distrazione di massa“ in cui il prezzo dell’aspirina e la caccia al farmacista speculatore serve a coprire ben altri elementi che rendono sempre meno universale la tutela della salute.

Maurizio Imperiali
 

30 novembre 2012
© Riproduzione riservata


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