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15° Congresso Tsrm. Beux: “Rimuovere tutti gli ostacoli per la nostra realizzazione professionale”

di Alessandro Beux

A Riccione dal 19 al 21 aprile l’assise dei Tecnici sanitari di radiologia medica. Un’occasione per fare chiarezza sul futuro della professione anche alla luce del recente rinvio a giudizio di due operatori. Il tutto in nome dell’appropriatezza. I temi del congresso in un articolo del presidente della Federazione.

15 APR - Il prossimo 15° congresso nazionale “Il TSRM e la persona: dai valori deontologici all’appropriatezza tecnica” (vedi programma) sarà l’occasione per trattare, oltre i temi di sistema (universalità, garanzia e sostenibilità del sistema sanitario pubblico) e quelli che caratterizzano in senso stretto l'agire professionale del Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (tecniche e tecnologie di diagnostica per immagini e radioterapia), quelli ai quali il gruppo professionale attribuisce una particolare sensibilità, quindi attenzione.
 
Tra questi, la formazione universitaria, i contesti a maggior complessità e criticità quali il pronto soccorso, la radiologia interventistica, i sistemi informativi, la radiologia domiciliare, il confronto con i colleghi esteri e le realtà nelle quali operano, con l'obiettivo di individuare le esperienze migliori e, con i necessari adattamenti, adottarli sperimentalmente per verificare se sono sostenibili ed efficaci anche nel nostro Paese e la radiologia pediatrica, con particolare attenzione agli aspetti radioprotezionistici.
Su questo ultimo tema, la Federazione Nazionale dei TSRM è stata il primo soggetto italiano ad aderire alla campagna internazionale di sensibilizzazione Image Gently che, attraverso interventi informativi e formativi, si propone di cambiare il modo di lavorare in radiologica, aumentando la consapevolezza degli operatori su come utilizzare i sistemi a loro disposizione per promuovere la protezione dei bambini dalle radiazioni ionizzanti impiegate durante gli esami radiologici. Dibatteremo anche su quanto sta accadendo in seno al Ministero della Salute, in accordo con le Regioni, le professioni d'area radiologica e le OOSS, in ordine alla rimodulazione, all'ampliamento e alla specializzazione delle competenze del TSRM.
 
Inoltre, alla luce di quanto appreso martedì scorso (il rinvio a giudizio di due TSRM che, all’interno di una Casa della Salute, su prescrizione medica e prenotazione CUP, effettuavano indagini radiologiche convenzionali del torace, dell'apparato osteo-articolare e ortopantomografie -esami per i quali la giustificazione si genera implicitamente a causa dell’assenza di metodiche alternative di pari efficacia- le cui immagini venivano refertate a distanza dallo specialista), il nostro prossimo congresso nazionale sarà anche l’occasione per riflettere in modo obiettivo e partecipato su quanto sta accadendo.
Se, come abbiamo scelto di fare noi, si accetta di affrontare in modo diretto e trasparente le criticità e le ipocrisie del quotidiano, attribuendo il giusto nome alle cose, risulta evidente l’impossibilità logica e tecnica di far coesistere alcuni elementi: ci sono paradigmi, leggi e modelli organizzativi che stridono con quel che si dovrebbe e si potrebbe oggi fare in ambito sanitario. L’abbiamo più volte affermato, anche su questa testata: a prescindere da quel che noi riteniamo giusto, chiediamo che chi ne abbia l’autorità (Legislatore, Ministero e Regioni) intervenga per ripristinare la coerenza e l’armonia tra le parti.
 
Un esempio, concreto e, a nostro giudizio, ampiamente rappresentativo del disagio nel quale si trova oggi la nostra professione: il TSRM è un professionista sanitario, abilitato, per legge, dallo Stato ad esercitare la professione; tuttavia , ai sensi del DLgs 187/2000 egli è il soggetto al quale possono essere delegati gli aspetti pratici per l’esecuzione delle procedure, tra questi le manovre e l’impiego delle attrezzature radiologiche o, addirittura, lo sviluppo delle pellicole. E’ evidente che nel momento in cui un disposto normativo prevede che a un operatore sanitario possano essere delegate funzioni e attività per le quali è stato precedentemente abilitato dalla Stato, una delle due norme è superata dall’altra.
 
O si derubrica la professione di Tecnico Sanitario di Radiologia Medica ad arte ausiliaria (negando quanto lo stesso legislatore ha fortemente voluto negli ultimi decenni) o si eliminano tutti gli impedimenti (paradigmatici, normativi, organizzativi, etc…) che ne impediscono la piena realizzazione professionale. Chiediamo, pertanto, che il legislatore faccia chiarezza, a distanza di trent’anni, anche attraverso la revisione della legge 25, dell’ormai lontano 1983.
 
Alessandro Beux
Presidente Federazione Nazionale Collegi Professionali Tecnici Sanitari di Radiologia Medica
 

15 aprile 2013
© Riproduzione riservata

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