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Oncologia. I medici chiedono una legge ad "hoc". E per far presto se la scrivono da soli

"La legge 38 sul dolore e cure palliative è importantissima ma non basta. Ci vuole una legge sull’oncologia". La proposta lanciata dal presidente della Cipomo Labianca in apertura del congresso nazionale dell'associazione. Tra i temi centrali anche la personalizzazione della terapia e la semplificazione burocratica. LA PROPOSTA.

21 GIU - Fornire una panoramica ampia e dettagliata dell’oncologia, sia sotto il profilo scientifico che gestionale. E’ questo l’approccio su cui è improntato il XVII Congresso nazionale del Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo), che si è aperto ieri a Roma e che terminerà il 22 giugno.

I lavori rappresenteranno anche l’occasione per cercare un’interlocuzione operativa con il mondo della politica. Ed è proprio in quest’ottica che verrà presentata una ‘Proposta di legge per l’oncologia medica in Italia: Legge 37’, elaborata da Alessandro Bertolini dell’Ospedale di Sondrio. “La legge 38 sul dolore e cure palliative è importantissima ma non basta. Ci vuole una legge 37sull’oncologia – ha spiegato Roberto Labianca, presidente Nazionale Cipomo - 2 milioni e 500mila malati di tumore rispetto alla popolazione italiana sono una cifra non solo significativa, ma un segnale di richiamo alla politica nazionale perché intervenga quanto prima con una legge quadro che indichi dei paletti chiari sui livelli essenziali di assistenza ai malati oncologici, un cambio puntando alla realizzazione su tutto il territorio nazionale delle necessarie reti oncologiche oltre che l’introduzione dei processi diagnostici terapeutici”.


Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha garantito attenzione per i temi in campo e ha sottolineato "la grande attenzione che il ministero intende riservare all'oncologia, poiché è un tema che si colloca tra le grandi priorità del Servizio Sanitario Nazionale. Se è vero che di questa patologia si muore sempre meno - ha aggiunto - è altrettanto vero che, conseguentemente, aumenta il numero di persone che con essa convivono. La loro qualità di vita è un obiettivo molto importante. Bisogna intervenire per valorizzare le eccellenze che vi sono e correggere le lacune strutturali alla base della differenza nell'accesso alle cure".

Altra questione sul tavolo è legata a una grande preoccupazione di tutti gli oncologi italiani: che si giunga nell’arco di due - tre anni ad affrontare un grande rischio, cioè quello di una medicina oncologica di retroguardia che porti l’Italia ad essere una delle Cenerentole rispetto alle altre nazioni europee. “I livelli di efficienza e di autorevolezza raggiunti con notevoli sforzi dall’oncologia italiana sono oggi posti fortemente a rischio se presto non verranno apportati correttivi a un lento, ma inesorabile declino”.

Elemento cardine dei lavori sarà anche la Precision Medicine, la nuova frontiera promossa dall’oncologia Usa. Si tratta di un approccio innovativo che intende la diagnosi anche come caratterizzazione biologica del singolo tumore per ottenere una terapia sempre più personalizzata. Un nuovo paradigma di gestione del malato oncologico che presuppone la creazione di reti a livelli nazionale - o almeno per macroregioni - dove le strutture oncologiche ospedaliere vengano messe in connessione diretta con laboratori di alta specializzazione per garantire così un’alta qualità nei test e contemporaneamente poter procedere a evidenti risparmi in termini di costi.

“La discussione affronterà tutte le principali sfide che attendono l’oncologia – ha sottolineato Giampietro Gasparini, presidente del congresso – Di conseguenza ampio spazio sarà dedicato al tema della semplificazione, che costituisce una priorità ineludibile: le incombenze burocratiche assorbono circa il 30-40% dell’attività dell’oncologo ed è tutto tempo sottratto all’assistenza del paziente. E’ un dato inquietante che impone interventi immediati”. Importante nodo da sciogliere è poi legato “a un’attenta analisi degli effetti della legge Balduzzi e alla necessità di ridiscutere alcuni parametri troppo stringenti”.

Altro aspetto “che verrà analizzato con attenzione è quello della gestione del tempo. Nella nostra disciplina gli aspetti umanistici sono fondamentali. In questo senso sono centrali il tema dei familiari e la questione dei dipartimenti: il paziente passa per vari reparti che vanno integrati tra loro – conclude Labianca – in maniera più organica”.

Il congresso ha richiamato l'attenzione anche di Emilia Grazia De Biasi, presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha osservato come "in campo oncologico, alle problematiche legate alla piena integrazione dei diversi setting assistenziali, si aggiungono quelle dovute alla sostenibilità dell'innovazione tecnologica del farmaco e alle crescenti difficoltà che i professionisti lamentano nello svolgere il loro lavoro". De Biasi ha quindi ricordato che "il tanto contestato provvedimento sulla spending review, approvato dal governo Monti, ha destinato l’80% del recupero economico derivante dalla progressiva introduzione dei farmaci generici al posto dei farmaci branded, al finanziamento dell’innovazione del farmaco. Il comparto dei farmaci oncologici innovativi sarà il primo beneficiario di tale riserva finanziaria. Se il farmaco, quello oncologico in primis, non viene considerato una risorsa per la salute e per l’economia del Paese, ma esclusivamente un costo, difficilmente si potrà avere un’inversione di tendenza e si corre il pericolo di essere costretti a fare medicina di serie B”.

Da Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e commissario ad acta, è arrivato un ringraziamento "per tutta la categoria che rappresentate, perché avete contribuito a mantenere alti i livelli di assistenza e di intervento in un momento di profonda difficoltà per tutto il comparto. La vostra professionalità e quella dei vostri colleghi è stata ed è un bene prezioso per tutti i cittadini vittime di un sistema sanitario allo sbando. E’ grazie a competenze come le vostre che la nostra Regione è riuscita a sopportare la crisi e soprattutto riuscirà a venire fuori da anni di cattiva gestione, dove sono mancate politiche mirate e l’attenzione al merito. Il nostro impegno è far si che tutto questo torni ad essere una costante di questo territorio e non lo sforzo di alcuni”.

21 giugno 2013
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