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Chirurghi. Acoi scrive a Lorenzin: “Demotivati da un sistema che crea problemi”

In una missiva inviata al Ministro della Salute i chirurghi ospedalieri chiedono a gran voce di riformare il sistema a partire dal Titolo V della costituzione. Ma occorre intervenire anche sulla formazione il precariato e la responsabilità professionale.

02 LUG - Qui di seguito la lettera integrale inviata dall’Acoi al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
 
Gentile Ministro Lorenzin, innanzitutto Le formulo gli auguri per il prestigioso incarico, per il quale è chiamata a rappresentare il Paese in un settore particolarmente delicato e sensibile come quello della Sanità. Tante e troppe sono le problematiche della Sanità Italiana che si troverà ad affrontare e che quotidianamente hanno conseguenze negative sia per i Chirurghi e sia per tanti pazienti. Tengo a precisare e a premettere che la Sanità italiana è ancora in grado di fornire prestazioni di ottimo livello e questo succede nonostante le politiche sanitarie; sarebbe particolarmente auspicabile che anche in Italia ci fosse una buona Sanità con il supporto delle politiche sanitarie.
 
Una prima e importante iniziativa dovrebbe essere quella di uniformare le cure, a prescindere dalla Regione di appartenenza e garantire le stesse condizioni di lavoro a tutti gli Operatori della Sanità; per far sì che ciò si realizzi, a mio avviso, andrebbe rivisto il Titolo V della Costituzione.

 
La demotivazione e in alcuni casi anche la rassegnazione  di tanti colleghi Chirurghi sono in continuo aumento. Questo, spesso,  è dovuto ad un sistema che non premia certamente i più virtuosi, ad un sistema che piuttosto che risolvere i problemi spesso li crea e che troppo spesso non tutela i Professionisti che vi operano;  un esempio è rappresentato dalla scelta dei Primari o dalla gestione di alcuni concorsi, dall'assegnazione di alcune borse, dalla valutazione di alcuni titoli o dalle possibilità o meglio dalle non possibilità  che hanno tanti giovani di pubblicare su riviste scientifiche, dall'assenza di programmazione in molte Regioni o da un precariato imperante che non crea nessuna certezza per quei giovani che hanno affrontato numerosi sacrifici per conseguire prima la Laurea e poi il titolo di Specializzazione.
 
Che senso ha il numero chiuso dei Corsi di Laurea se poi tanti neolaureati hanno difficoltà ad accedere alle Scuole di Specializzazione; che senso ha il numero programmato nelle Scuole di Specializzazione se non c'è nessuna possibilità di accesso nel mondo del lavoro per tanti neo specialisti che spesso per guadagnare qualcosa si devono adattare mettendo completamente da parte la Specializzazione che hanno conseguito. Molte di queste cose, purtroppo consolidate nel nostro Paese, andrebbero decisamente "rottamate", iniziando a mettere in campo politiche che creino le condizioni per avere Professionisti motivati e pazienti più fiduciosi.
 
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un  numero di risarcimenti che è esponenzialmente aumentato e non certo per una diminuzione delle  capacità dei Chirurghi e dei Medici Italiani ma per una condizione di isolamento che spesso gli stessi vivono, tale da renderli facili bersagli da parte di chi attraverso una speculazione vuole trarne benefici e facili guadagni. Con questo non voglio certamente dire che chi commette degli errori non debba pagare, anzi, al contrario, ritengo che qualora ci siano degli errori che determinano condizione di rischio o di danno, bisogna mettere in atto tutte quelle azioni che possano  tutelare i pazienti stessi.
 
Tra i provvedimenti da affrontare con estrema urgenza c'è  quello di rendere obbligatorio la sottoscrizione di una assicurazione da parte delle Aziende Sanitarie per i Medici e per i Chirurghi che in essa lavorano e che in diversi casi proprio per inadempienze amministrative e tecniche sono esposti a notevoli rischi oltre che a notevoli sacrifici. Se sbaglia un Magistrato, è lo Stato che subentra per il risarcimento;  se sbaglia un operaio è l'Azienda che interviene per il risarcimento e così tanti altri possono essere gli esempi, non si capisce perchè nel caso dei Medici le condizioni debbano essere diverse.  Altra problematica è rappresentata dal fatto che spesso si viene giudicati da Periti e da consulenti poco competenti; magari sarebbe opportuno istituire un  Albo, che ne possa garantire in modo trasparente il livello professionale e le competenze, al fine di evitare che non specialisti possano esprimere pareri tecnici su interventi di chirurgia maggiore, come spesso è accaduto a tanti colleghi.
 
Sono certo che il nostro Paese merita Politiche Sanitarie all'altezza della tradizione, del prestigio  e delle competenze della Chirurgia. L'Acoi si propone per una collaborazione competente e costruttiva attraverso l'interazione e il confronto con Lei  Signor Ministro, con le Commissioni dei due Rami del Parlamento e con le Regioni attraverso i nostri Coordinatori Regionali.
 
Troppo spesso la politica è stata sorda alle esigenze e ai bisogni dei pazienti e dei Chirurghi; troppo spesso la politica è rimasta distante da quelli che erano gli interessi effettivi di Pazienti e Medici; troppo spesso la politica non ha saputo dare risposta alla domanda di salute presente nei vari territori. L'assenza di programmazione e di controlli, la presenza di interessi di parte e di logiche clientelari hanno determinato l'attuale situazione di sfiducia e di profonda difficoltà che quotidianamente viviamo.
 
Confido nella sua sensibilità e nella Sua dinamicità per dare un segnale che tanti Chirurghi, Medici, Operatori della Sanità e tanti pazienti si aspettano da Lei.
 
Nel ringraziarLa per l'attenzione  e nell'attesa di incontrarla presto, Le invio i miei più cordiali saluti.
 
 
Tommaso Pellegrino
 
Dirigente Medico di Chirurgia Generale presso l'Azienda Universitaria Ospedaliera Policlinico "Federico II" di Napoli.
 
Componente del Consiglio Direttivo Nazionale dell'ACOI 

02 luglio 2013
© Riproduzione riservata


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