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Pistoia. Farmacisti, specialisti e medici di famiglia insieme contro Bpco e Parkinson


Presentata la sperimentazione avviata con l’ASL 3  per il monitoraggio dei pazienti affetti dalle due patologie. I promotori: "Una necessaria esplorazione delle dinamiche di integrazione interprofessionale con Asl  finalizzata a un miglior 'governo' e impiego del farmaco sul territorio". 

24 LUG - Gli ingredienti ci sono tutti: una provincia e una regione che stanno realmente modificando il modello assistenziale, la nascita di un ospedale ad alta intensità di cure, la volontà concreta di trasferire la cura del cronico sul territorio. Un territorio - ed è importante – che non è l’entità non ben definita e buona per tutte le occasioni, ma è definito dal convergere delle forze già presenti: lo specialista, il medico di medicina generale e il farmacista di comunità, le farmacie. Questo l’antefatto del progetto PharmaCare, presentato ieri a Pistoia, una sperimentazione che verte su due patologie tipiche della terza età: la BPCO e il Parkinson, la prima già importante sul piano epidemiologico (si parla di una prevalenza fino a 30 mila pazienti nella provincia di Pistoia), la seconda purtroppo destinata a crescere negli anni, come da tempo indicato anche dall’OMS. Compito delle farmacie sarà il controllo dell’aderenza alla terapia dei pazienti, attraverso un questionario somministrato ai pazienti e attraverso un’interazione costante con il medico di medicina generale e lo specialista.
 
Per Sandra Palandri, presidente di Federfarma provinciale, la soddisfazione di aver registrato l’adesione totale delle farmacie, anche in forza di un progetto preciso. "La sperimentazione" ha infatti sottolineato Sandra Palandri"voleva e vuole essere soltanto una necessaria esplorazione delle dinamiche di integrazione interprofessionale con Asl, specialisti e medici di base finalizzata a un miglior 'governo' e impiego del farmaco sul territorio. E’ il modello giusto? E’ realizzabile?  E’ sostenibile economicamente? Sono queste le domande alle quali dobbiamo rispondere”. Nella convinzione che“Attraverso questa strada sarà possibile restituire alla farmacia di comunità la sua centralità, rafforzandone il ruolo e l'integrazione all'interno del Ssn. E ottenere anche, ne sono certa, adeguate soddisfazioni sul piano economico".
 
Del resto Pistoia non è certo estranea allo spirito della sperimentazione: come ha ricordato Andrea Giacomelli, presidente dell’Ordine dei Farmacisti e delegato regionale della FOFI, è stata una delle quattro province che hanno partecipato alla sperimentazione dell’MUR patrocinata dalla Federazione degli Ordini, i cui risultati definitivi, sono stati presentati nella stessa occasione da Andrea Manfrin della Medway School of Pharmacy (Università del Kent), coordinatore dello studio. Lo studio patrocinato dalla FOFI è un antefatto importante, perché – ha spiegato Manfrin - ha dimostrato che il farmacista italiano è in grado di svolgere queste prestazioni avanzate ed è in grado crescere professionalmente, di aumentare le sue competenze, attraverso l’opera rivolta al paziente. La sperimentazione decisa con l’ASL di Pistoia introduce un elemento ulteriore, ed è proprio la presenza del decisore sanitario, che decide di valutare se la razionalizzazione dell’assistenza farmaceutica, abbinata però a un miglioramento delle prestazione rese al cittadino, possa essere per una volta conseguito non “contro” ma “con” la farmacia. E che nella rete territoriale rientri a pieno titolo la farmacia di comunità è un elemento importante - secondo Chiara Gherardeschi , direttore sanitario dell’Azienda USL 3 Pistoia – per assicurare un futuro al servizio sanitario pubblico.
 
Ma contemporaneamente, come hanno ricordatoStefano Bartolini, direttore del Servizio di Neurologia e Franco Vannucci, direttore di quello di Pneumologia, perché è indispensabile già ora che questi pazienti così complessi non rimangano soli nell’intervallo tra un accesso e l’altro alle strutture specialistiche. E l’importanza del tema è stata ulteriormente sottolineata dalla presenza al convegno di Loredano Giorni, anche in rappresentanza dell’Assessore regionale alla Sanità, Luigi Marroni. Il Responsabile delle politiche del farmaco toscano, con la consueta schiettezza, ha detto che per una riforma del servizio farmaceutico “è già tardi”, ma nel farlo ha ribadito l’importanza di mettere alla prova nuovi modelli e nuove modalità di intervento, sottolineando che l’interlocutore dei professionisti della salute sono le Regioni e che questo, tra l’altro, comporta la possibilità che si creino modelli differenti nelle diverse Regioni. Non è una prospettiva cui tutti guardano con uguale tranquillità e, difatti, la sperimentazione di Pistoia ha anche sollevato contrarietà, ma è difficile smentire che sia un dato obiettivo, basti guardare per esempio agli approcci diversificati nei confronti del trattamento delle cronicità o servizi come l’assistenza domiciliare integrata. In questo quadro un aspetto resta fermo: “La farmacia del futuro” ha detto in chiusura Andrea Giacomelli “non può che essere una farmacia sempre più caratterizzata dalle competenze del farmacista, anche e soprattutto perché il cittadino che vi entra vuole una risposta ai suoi bisogni, una risposta professionale”. Una conclusione in sintonia con le parole del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, non potendo partecipare al convegno, ha però inviato un messaggio nel quale tra l’altro si legge “Non posso che dare il mio plauso a tale iniziativa e alla centralità che il Progetto Pharmacare attribuisce alla capacità professionale delle farmacie di essere vicine ai bisogni della popolazione in generale e a quelli dei malati in particolare."
 

24 luglio 2013
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