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Aris compie 50 anni. Bonora: "Salvaguardare il Ssn. Vogliamo partecipare a processi decisionali"

di Giovanni Rodriquez

In occasione del suo giubileo, l'Associazione religiosa degli istituti socio sanitari, ha fatto il punto sulla sua presenza sul territorio: 260 strutture con una dotazione di 17.500 posti letto. Numeri che rischiano di scemare per la crisi. Bonora: "Consapevoli dei processi di trasformazione. Non ci sottraiamo alle nostre responsabilità"

13 NOV - L'Associazione religiosa degli istituti socio-sanitari festeggia i suoi 50 anni. Un lasso di tempo considerevole nel quale l'Associazione si è radicata sempre più sul territorio, tanto da far registrare oggi questi numeri: 260 strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali religiose o di ispirazione cristiana. In particolare 10 Irccs, 19 Ospedali classificati, 5 Presidi ospedalieri, 48 Case di cura, 125 Centri di riabilitazione, 20 Rsa e hospice e 33 strutture federate.

Tutte queste strutture hanno in totale una dotazione di 17.500 posti letto dell'area ospedaliera, di cui 13.500 per acuti, 4.000 per post-acuti e 14.200 posti letto dell'area extraospedaliera (Centri di riabilitazione, Rsa, hospice) che hanno, tra l'altro, in carico 130.000 assistiti dell'area semiresidenziale. I collaboratori sono circa 45.600, di cui 6.900 medici e 38.700 non medici.

"Gli Irccs sono il fiore all'occhielo delle realtà associate - ha sottolineato il presidente nazionale, Mario Bonora - ma sono anche quelli che più risentono delle grosse difficoltà economiche che investono la sanità. Gli ospedali rappresentano la seconda sezione: alte prestazioni professionali, umanizzazione della medicina e assistenza spirituale ai malati sono le principali caratteristiche che li qualificano. Ci sono poi le Case di cura, alcune di queste hanno dovuto chiudere per i morsi della crisi economica, altre si sono convertite in Rsa. I Centri di riabilitazione sono i più numerosi, il settore più in espansione negli ultimi decenni. Infine - ha concluso - le Rsa e gli hospice, molte di queste strutture sono il frutto della riconversione di nostre Istituzioni psichiatriche".


Un panorma vasto, dunque, che però rischia di restringersi notevolmente a causa della pesante crisi economica. "L'attuale devastante crisi finanziaria mondiale limiterà ancora di più le possibilità di adeguare le risorse alle esigenze, soprattutto per Paesi, come il nostro - ha spiegato Bonora - con un sistema sanitario a copertura universale. Questo sistema, senza politiche coraggiose, sarà messo inesorabilmente in discussione".

Si rischia dunque di mettere in discussione alcuni principi fondamentali, "di fondamentale interesse per noi che operiamo nel campo della salute ispirandoci a quel mandato evangelico che recita 'Andate a curare gli infermi'", ha sottolineato il presidente nazionale Aris.
In questa prospettiva, Aris si è apertamente schierata a difesa di un sistema a copertura universalistica del diritto alla salute, oggi messo in discussione, "si dalla crisi economico-finanziaria - ha proseguito Bonora - sia dagli interessi di fortissimi gruppi economico-finanziari che sostengono l'esigenza ineludibile del ricorso alla previdenza integrativa e sostitutiva, con il superamento dell'attuale sistema".

"Nei prossimi decenni si registrerà una forte accelerazione dei bisogni sanitari e socio-sanitari legati all'area della cronicità, della riabilitazione, dell'assistenza domiciliare e più in generale della medicina territoriale e a tutti i servizi extraospedalieri, non collegati cioè alla fase acuta delle patologie - ha concluso il presidente Bonora - Siamo consapevoli che la riconversione delle strutture è in molti casi necessaria. Non ci sottraiamo alle nostre responsabilità. Vogliamo solo partecipare per poter condividere le decisioni che ci riguardano sia a livello nazionale che regionale. Vogliamo essere coinvolti per dare il nostro necessario contributo".
 
Giovanni Rodriquez

13 novembre 2013
© Riproduzione riservata


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