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Ciao 2013/3. Cassi (Cimo): “Bilancio negativo, irrisolti i principali nodi della sanità”

Il rinnovo dei contratti è rimasto al palo e la questione della responsabilità professionale è ancora irrisolta. Per il presidente nazionale della Cimo Asmd le politiche sanitarie nel 2013 non hanno dato frutti sperati. Non mancano le promesse per il 2014, ma è ancora troppo presto per capire

02 GEN - Pollice verso per la sanità 2013. Nessun cambiamento sostanziale è arrivato per la categoria medica. Non sono mancate le buone intenzioni da parte del Ministro Lorenzin, ma il governo centrale è troppo debole sulla materia sanità, a causa della forte delega alle Regioni. Bisogna quindi riformare profondamente il Paese, a partire dai rapporti tra le Camere dove i continui rimbalzi dei provvedimenti rallentano i cambiamenti.
È questo il commento del presidente nazionale della Cimo Asmd, Riccardo Cassi che tuttavia non perde il suo ottimismo, nonostante tutto.
 
Dottor Cassi, tracciamo un bilancio di questo 2013?
Per i medici ospedalieri e per la sanità italiana il bilancio di questo anno è negativo. Le risorse disponibili per la sanità continuano a non essere sufficienti, i nostri contratti sono stati nuovamente bloccati, quindi non solo nessun aumento, ma neppure nessuna progressione di carriera. Inoltre, non è stata ancora riconosciuta una specifica area contrattuale medica, come da tempo invochiamo, un’area contrattuale autonoma dove poter trattare le specificità dell’attività che svolgiamo. La bozza di Dpcm sui precari risolve solo parzialmente il problema lasciando insoluta la stabilizzazione degli atipici. E anche la riorganizzazione della rete ospedaliera è stata solo annunciata, mentre il blocco del turn over continua a creare disagio e sovraccarico di lavoro. E ancora, le principali problematiche che affliggono la nostra categoria non sono state risolte; penso alla questione della responsabilità professionale, un problema sempre più esplosivo che dimostra chiaramente l’inadeguatezza del nostro stato giuridico a valorizzare la professione medica. C’è poi il problema delle competenze professionali degli infermieri, una questione aperta e sicuramente da risolvere. Abbiamo forti perplessità sul fatto che possano essere le Regioni a definirle. Siamo però convinti che occorra un ridisegno delle professioni infermieristiche, ma in questo contesto ci si dovrà anche interrogare su chi è il medico oggi, quale sono le sue competenze e quali sono i rapporti con le professioni infermieristiche.

 
Di chi sono le principali responsabilità se le criticità della sanità sono ancora tutte in piedi?
Un po’ di tutti. Del Governo centrale in primis, che da anni ha abbandonato la questione della sanità. Paradigmatico è il provvedimento sul governo clinico che non è mai riuscito ad approdare in aula. È stata recuperata la "Balduzzi", ma alcune norme introdotte, di fatto, non sono applicate. Il ministro Lorenzin ha fatto una serie di promesse, ma il governo della sanità continua a essere debole a causa della riforma del Titolo V. Un grandissimo errore aver lasciato tutto in mano alle Regioni.
 
Comunque ora si riparte, in quale misura lei è ottimista su quanto potrà essere realizzato nel 2014?
Sono sempre tendenzialmente ottimista, anche perché se così non fosse, non farei il sindacalista. Comunque, sul finire dell’anno, gli incontri che abbiamo avuto con il sottosegretario Paolo Fadda fanno ben sperare sulla responsabilità professionale e anche sulla questione medica. Ha anche assicurato che ci sarà un tavolo fisso di confronto per confrontarci periodicamente. Ma sicuramente è ancora troppo presto per capire come andrà. Staremo a vedere.
 
Passando a un altro argomento, secondo lei il Governo Letta deve proseguire il suo cammino o sarebbe preferibile andare subito alle elezioni?
Andare alle elezioni senza avere in mano la riforma elettorale e quella costituzionale non serve. Dobbiamo creare le basi per far sì che il prossimo Governo affronti con regole certe, e quindi con maggiore stabilità, i problemi del Paese. Pensiamo solo ai continui ribalzi dei provvedimenti tra le Camere che rallentano e paralizzano i cambiamenti. Quindi bisogna rivedere i rapporti tra le due Camere, ridurre il numero dei parlamentari e anche modificare il Titolo V. Certo se questo Governo è destinato a rimanere immobile, allora è meglio andare alle elezioni.
 
Ester Maragò

02 gennaio 2014
© Riproduzione riservata


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