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Urologi, il convegno finisce, ma loro proseguono su Twitter

Sono stati 300 gli urologi che all’Auditorium di GSK a Verona hanno affidato al social, in un canale dedicato, il prosieguo della discussione sugli approcci terapeutici dell’iperplasia prostatica benigna e l’importanza del counselling al paziente. Uno dei primi esperimenti di interazione a lungo termine.

24 MAR - Hanno scelto di proseguire su Twitter la discussione sugli approcci terapeutici dell’iperplasia prostatica benigna (IPB) e sull’importanza del counselling al paziente, i 300 urologi presenti all’Auditorium di GSK a Verona il 21 e il 22 marzo scorso.
Uno dei primi esperimenti di interazione a lungo termine.
 
“La rilevanza dei temi trattati e nello stesso tempo l’importanza di mantenerne alta l’attenzione – ha spiegato Giuseppe Recchia, direttore medico e scientifico di Gsk – ci ha suggerito questo approccio un po’ inconsueto, ma che è servito a dare ancora maggior focalizzazione alle relazioni e consistenza al dibattito, grazie proprio alla preparazione delle domande pre evento. Il nostro è stato un ruolo di facilitatori nella trasmissione di conoscenze in una prospettiva di patient centric: anche se non era presente il paziente è infatti stato il punto centrale attorno al quale sono ruotate le relazioni, alla ricerca di una migliore soluzione terapeutica e psicologica”.
 
Il confronto tra i professionisti è partito prima del convegno, con la raccolta di domande dei partecipanti ai relatori tramite PC, Tablet e SmartPhone, si è alimentato in sala con gli ormai conosciuti strumenti del televoter e dei microfoni aperti e ha ripreso vita, appunto, con i cinguettii della piattaforma twitter.

Un’esperienza positiva secondo i professionisti: “Le domande dei partecipanti – ha confermato Vincenzo Mirone, Segretario nazionale della Società Italiana di Urologia – sono state per tutti noi relatori di fondamentale importanza per orientare gli interventi e per fare in modo che la discussione risultasse di concreto interesse e suscitasse partecipazione attorno ad argomenti critici legati alle implicazioni della terapia”.
 
In primo piano tra gli argomenti affrontati c’era l’iperplasia prostatica benigna (che rappresenta una delle patologie più diffuse nell’uomo adulto. Dopo i 40 anni più del 50% dei maschi ne sono interessati. Percentuale che sale con l’età: l’incidenza è di 8 su 10 tra i settantenni) e il counselling. “Il counselling – ha sostenuto Mirone – è fondamentale nel processo terapeutico. Parlare con il paziente, riuscire a creare quell’empatia che gli consenta di esternare tutte i dubbi, le paure, i disagi, personali e sessuali, di una malattia come l’IPB, non solo permette a noi di impostare la cura più appropriata e meglio tollerata, ma anche avere una ragionevole contezza del fatto che il paziente stesso segua le indicazioni del medico”.

24 marzo 2014
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