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Specialistica ambulatoriale. Sigm: “No a incarici ai medici in pensione a scapito delle nuove generazioni”

Bisogna rispettare le incompatibilità tra i medici in quiescenza e il convenzionamento che deve invece essere attribuito esclusivamente secondo il punteggio maturato ai sensi di legge. Per questo i Giovani medici chiedono l’intervento del ministero della Salute, delle Regioni e degli OMCeO.

24 MAR - “È venuto il momento di mettere un punto alla prassi diffusa di riservare corsie preferenziali ai medici in quiescenza ex dipendenti del Ssn a scapito delle nuove generazioni di medici. Bisogna quindi rispettare l’incompatibilità tra medici dipendenti in quiescenza dal Ssn ed il convenzionamento con la specialistica ambulatoriale e attribuire le convenzioni esclusivamente secondo il punteggio maturato ai sensi di legge (Acn 2005 e smi).
 
È questa la richiesta del Segretariato Italiano Giovani Medici (Sigm) dopo le segnalazioni arrivate da tutta Italia sull’applicazione di deroghe rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente.
 
“Giungono alle nostre sedi in tutta Italia segnalazioni circa il perpetrarsi di una prassi consolidata da parte delle Asl e dei Comitati consultivi zonali ad attribuire incarichi di studio e di consulenza o addirittura incarichi di medicina specialistica convenzionata a soggetti, già appartenenti a ruoli del Ssn, che vanno in pensione per aver raggiunto l’anzianità contributiva necessaria, per poi ricoprire nuovi ruoli nei diversi Ssr” spiegano in una nota Giovani Medici (Sigm).

 
Si tratta, secondo il Sigm, di una “ingiustificabile forma di penalizzazione a scapito dei giovani medici, che quei ruoli potrebbero ricoprirli utilmente, maturando esperienza ed anzianità di servizio; e che, per aspirare ad accedere alla specialistica convenzionata, spesso permangono per anni in graduatorie immobili per poi scoprire che in quelle stesse graduatorie possono essere scavalcati da quanti fuoriescono dal Ssn, potendo documentare titoli ben più strutturati di quelli esibibili dai più giovani colleghi”.
 
Queste prassi, inoltre, suggerisce il Sigm “scavalcherebbero quanto previsto dalla normativa vigente”. Infatti, il Legislatore, con l’art. 25 della L. 23 Dicembre 1994, n. 724, aveva già inteso precludere l’affidamento di incarichi “di consulenza, collaborazione, studio e ricerca” ai dipendenti che cessano volontariamente dal servizio, pur non avendo il requisito previsto per il pensionamento di vecchiaia, ma che tuttavia dispongono dei requisiti contributivi per l’ottenimento della pensione anticipata di anzianità. Questa volontà è stata peraltro ribadita dall’art. 5, comma 9 del D.L. 6 Luglio 2012, n. 95. E davanti al sussistere di comportamenti opposti alla volontà del legislatore, il Ministero dell’Economia, con nota del 7 Gennaio 2014 (MEF-RGS Prot. 104123 del 16/12/2013 U), affermava con chiarezza che “non sembrano dunque sussistere dubbi circa il fatto che le norme in questione pongono in capo alle pubbliche amministrazioni il divieto di conferire incarichi di studio o consulenza al personale già dipendente e collocato in quiescenza, ove tali incarichi abbiano ad oggetto la medesima attività, ovvero le medesime funzioni svolte in vigenza del rapporto di lavoro dipendente", aggiungendo che "tale divieto sembra dunque doversi applicare anche al conferimento di incarichi che si concretizzino nello svolgimento di funzioni di medico convenzionato con il Ssn, ove il soggetto interessato sia cessato da un rapporto di dipendenza con lo stesso Ssn, atteso che il rapporto convenzionale viene inquadrato, da giurisprudenza consolidata, fra le prestazioni d’opera professionale, di natura privatistica".
 
Il Sigm auspica infine che alla loro battaglia si uniscano anche i colleghi delle sezioni giovanili dei Sindacati ospedalieri e del territorio, “per dare finalmente concretezza alle attenzioni che le organizzazioni sindacali negli ultimi tempi dichiarano di riservare nei confronti delle giovani generazioni di medici”.

24 marzo 2014
© Riproduzione riservata


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