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Tecnologie medicali. Il 40% delle apparecchiature ospedaliere vecchio di 10 anni. Il punto al congresso Sirm

Nel corso della 46° edizione del congresso nazionale della Società italiana di radiologia medica, che si terrà a Firenze, verranno analizzate le possibili e auspicabili soluzioni per rinnovare il parco macchine e migliorare così le prestazioni senza aumentare la spesa sanitaria.

20 MAG - Secondo una recente indagine del Censis, il 74% degli italiani considera i soldi pubblici spesi per acquistare tecnologie medicali come un investimento utile, e non come un costo da tagliare. Le apparecchiature medicali sono nell'immaginario collettivo immediatamente ricondotte alla produzione di salute a strettamente connesse alla crescita economica del Paese. Tuttavia, da un'indagine Swg, il 50% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene che il parco macchine del Sistema sanitario nazionale non sia all'altezza degli altri Paesi.

Delle possibili e auspicabili soluzioni per rinnovare il parco macchine e migliorare così le prestazioni senza aumentare la spesa sanitaria, si parlerà al 46° Congresso nazionale Sirm (Società italiana di radiologia medica) che si terrà dal 22 al 25 maggio, presso la Fortezza da Basso a Firenze, presieduto dal Prof. Carlo Bartolozzi, direttore del Dipartimento di Radiologia Diagnostica ed Interventistica dell'Università di Pisa.

"Rinnovare il parco tecnologico per migliorare il nostro Sistema Sanitario è possibile, ma è necessaria un'Autority e una fase 'costituente' - spiega il Prof. Adelfio Elio Cardinale, vicepresidente del Consiglio Superiore della Sanità, che interverrà al congresso - In Italia, vengono effettuati un numero eccessivo di esami anche per la medicina difensiva, che pesa 13 mld l’anno, e grazie alla quale si potrebbero ottenere risparmi significativi. Ci sono, inoltre, altre questioni importanti che devono essere risolte, ad esempio, l'obsolescenza degli apparecchi medicali: da una ricerca SIRM emerge che il 40% dei macchinari presenti nei nostri ospedali risale almeno a 10 anni fa. Il problema deve essere affrontato se vogliamo restare competitivi - e ancora - spiega Cardinale - è importante rottamare le apparecchiature tecnologiche, prevedendo un sistema che le faccia tornare alla ditta di origine. Ad oggi, la sanità italiana potrebbe risparmiare diversi miliardi di euro riducendo gli esami inutili, favorendo la Sanità Elettronica, combattendo inadeguatezza organizzativa e di indagini, istituendo centrali uniche di acquisto. È necessario, inoltre, un cambiamento di mentalità - i fondi per la sanità non devono essere intesi come una spesa, ma rappresentare un investimento. Nonostante la situazione attuale, la Radiologia italiana, essendo altamente qualificata, riesce a competere per capacità scientifica con l'Europa".


“Portare l’innovazione tecnologica al servizio del sistema sanitario – ha dichiarato Emilio Gianni, presidente dell’Associazione Elettromedicali di Assobiomedica - rappresenta la vera sfida per una Sanità moderna, evoluta e sostenibile. Investire in nuove apparecchiature di diagnostica per immagini aiuterebbe non solo a indirizzare gli interventi terapeutici in modo più mirato e diversificato, ma porterebbe anche a una riduzione delle liste di attesa e dei tempi di degenza grazie alla migliorata efficienza delle nuove tecnologie. Un processo di sostituzione, anche progressivo nel tempo, delle apparecchiature più obsolete, comporterebbe infatti un’ottimizzazione dei costi che, nel medio termine, sarebbero agevolmente ammortizzati. Purtroppo oggi il sistema sanitario, sia pubblico che privato convenzionato, registra invece un allarmante invecchiamento del parco macchine con conseguenti riflessi negativi sulla qualità dell’esame diagnostico e con evidenti implicazioni nella diagnosi e nella cura del paziente. Senza considerare che con le cure transfrontaliere i governi dovranno farsi carico dei costi per le prestazioni eseguite dai propri cittadini all’estero, per cui la mancanza di tecnologie adeguate nel nostro Paese si tradurrebbe in ulteriori e maggiori costi che, in qualche misura, potrebbero essere evitati con un oculato ammodernamento del parco tecnologico in Italia”.

20 maggio 2014
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