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23° congresso Anaao Assomed. Cavicchi: “I medici facciano un’azione di disobbedienza civile”. Bianco: "A Brescia già lo fanno contro stamina"

È una chiamata all’unità e ad un gesto eclatante dei camici bianchi quello che Ivan Cavicchi fa dal palco del congresso Anaao nel corso della tavola rotonda della prima giornata di lavori. Il presidente Fnomceo sollecita una fase di innovazione per la professione. Al dibattito presenti anche Aceti di Cittadinanzattiva e l'economista sanitario Russo 

19 GIU - “La crisi che sta attraversando la professione si risolve mettendo in discussione i luoghi comuni, ovvero quelle abitudini mentali che ripetono tutti convinti che siano la verità”. A parlare è Ivan Cavicchi, docente di sociologia dell’organizzazione sanitaria Facoltà di medicina e chirurgia Università Tor Vergata di Roma, all’interno di una tavola rotonda dal titolo “La sanità dentro la crisi e i luoghi comuni” svoltasi all’interno del 23° congresso nazionale Anaao Assomed in corso di svolgimento ad Abano Terme.
 
“Questi luoghi comuni – continua Cavicchi - da anni rotolano nei nostri convegni e non ci fanno andare avanti. Il luogo comune è il nostro nemico, è un orizzonte chiuso che va cambiato”. Poi il sociologo ha affrontato la questione medica, “che riguarda tutte la professioni sanitarie e rappresenta il capitale del sistema”. Per questo “è necessario ripartire dal lavoro, ovvero dal blocco del turn over che dobbiamo prendere di petto per tutta quella serie di problemi che solleva”. Come fare? La risposta del sociologo sta “in un’azione di disobbedienza civile, perché non possiamo più andare avanti in questo modo, serve un’azione collettiva per rimettere in moto il meccanismo del lavoro” e superare la sostenibilità in modo diverso “dai tagli lineari e dai piani di rientro”.

 
A Cavicchi che chiede un’azione di disobbedienza civile, Amedeo Bianco, senatore del Pd, ma soprattutto presidente della Fnomceo, risponde che a “Brescia i medici stanno portando avanti una forma esposta di disobbedienza civile, rifiutandosi di fare le infusioni e i risvolti penali sono tutti da scoprire”. Sulla professione medica e su come sta cambiando per il presidente della Fnomceo “occorre una fase di spinta verso l’innovazione, serve un pensiero lucido e una strategia efficace. Ma oltre a questo serve anche la forza e la capacità di organizzare un processo di ricompattamento”. E qui è forte il richiamo al ruolo delle organizzazioni che per Bianco “devono saper offrire una nuova offerta sindacale”, solo così infatti si supera il disagio della professione che a suo modo di vedere ha “nell’articolo 32 della Costituzione il suo cuore antico”, richiamando in questo modo il claim del 23 Congresso nazionale dell’Anaao Assomed.
 
 
Per Fabrizio Russo, economista, esperto di etica applicata al management sanitario, parlare di etica sanitaria vuol dire innanzitutto “guardare in maniera concreta a ciò che serve”, un attore sanitario “che capisce il suo fine è anche in grado di garantirlo collaborando però insieme ad altre figure professionali”. L’etica per Russo è dunque il “lavoro ben fatto” però, sottolinea, il medico deve “essere messo nelle condizioni di farlo bene” e quindi è urgente aggiornare “i contratti di lavoro. Il Ministero deve garantire le condizioni per svolgere il lavoro” e qui, in sintonia con quanto detto da Cavicchi, Russo evidenzia come criticità “il bocco del turn over”.
 
Per Tonino Aceti, coordinatore nazionale Cittadinanzattiva-Tdm, la “sostenibilità è un ricatto e continuare a tagliare il fondo sanitario è un argomento che non regge più”. Cosa fare dunque? Aceti dice che la chiave di volta “è la spesa pubblica integrata della spesa sanitaria”, ovvero un coordinamento delle spese di tutti i ministeri  “oltre alla prevenzione”.
 
La sostenibilità è un falso mito? A questa domanda ha cercato di dare una risposta Cavicchi. La sostenibilità, secondo il sociologo, la determinano “Governo e regioni, e questo ci sta uccidendo, minando le caratteristiche delle professioni. Il governo non deve escluderci dalla concertazione”. È giunto il momento per Cavicchi di ridisegnare la figura del medico in quanto “in grado di produrre valori”. Perché che “sviluppo faccio se svilisco le professionalità? Anche il medico però devono mettersi in dubbio, devono misurarsi sui risultati”. Insomma per Cavicchi se la professione “non manda un segnale forte, il declino è inevitabile”.
 
Ma il Parlamento in tutto questo che fa? “Le Camere – ha riferito il senatore Bianco – soffrono di sostanziale  deprivazione, schiacciate tre le regioni e i decreti del governo. Eppure si va avanti e il sistema tiene, anche se sappiamo come si va avanti e come il sistema riesce a tenere”. Inoltre per Bianco il Ssn “sarà sempre sostenibile, però abbassando il livello si comprimono anche i fattori produttivi”.
 
“Il patto non può chiudersi solo tra regioni e governo, l’assenza di confronto – è il parere di Aceti – non è possibile. Il confronto anzi è dovuto. Il governo parla di risparmi per miliardi, però ci dovrebbe dire come intende riallocare quelle risorse”. 

19 giugno 2014
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