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Patto Salute. Nursind: “Sacrificate le risorse umane”

Per il sindacato degli infermieri, “il più importante stato di salute che si vuole salvaguardare è quello dei conti”, mentre i professionisti sanitari, “vero cardine del sistema”, la valorizzazione deve derivare “solo da riorganizzazioni e maggiore flessibilità senza che eventuali risorse liberate vadano a beneficio di chi le provoca”.

15 LUG - “Non c’è nulla da esultare per l’annuncio della firma del Patto per la salute”, secondo Nursind, il sindacato rappresentativo degli infermieri. “A parte la quantificazione massima delle risorse economiche – la minima può variare in base alle esigenze di finanza pubblica - e la modalità della loro suddivisione tra le regioni ancora una volta ciò che viene sacrificato sono le risorse umane, vero cardine del sistema”.

“Le parole d’ordine sostenibilità, appropriatezza, spending review all’inglese adottate dal Patto per la salute firmato qualche giorno fa, - afferma il segretario nazionale Nursind Andrea Bottega – stridono con l’intenzione dichiarata di valorizzare le risorse umane del sistema, i professionisti veri protagonisti delle cure e dell’assistenza di cui si avvalgono i cittadini. Ciò che si osserva nel quotidiano è che le regioni stanno spostando i costi per le mancate assunzioni di personale verso le famiglie (vedasi il fenomeno non irrisolto delle liste d’attesa, la delibera dell’Emilia Romagna sul personale laico per l’assistenza, l’impiego di volontari nel sistema dell’emergenza, la revisione delle dotazioni organiche)”.


Per Bottega, “ormai, con questo Governo, ci si deve accontentare di una pacca sulla spalla, di belle parole spese nelle interviste e nei testi degli accordi, ma questi cozzano contro la litania ripetuta a ogni punto del Patto ‘senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica’ per cui tutto è dovuto con meno soldi e meno diritti per chi lavora”.

Dunque “la valorizzazione delle risorse umane, per lo Stato e le Regioni, deve derivare solo da riorganizzazioni e maggiore flessibilità senza che eventuali risorse liberate vadano a beneficio di chi le provoca. La spesa del personale è fissata dalla normativa nazionale e le retribuzioni trovano il loro limite nei fondi aziendali già costituiti e decurtati dalle riorganizzazioni o esternalizzazioni. Del resto la ministra Madia ha recentemente affermato che il blocco contrattuale dei dipendenti pubblici è un’ingiustizia, ma con questa crisi ce ne sono tante di ingiustizie… Mal comune mezzo gaudio?”, prosegue Bottega.

In particolare il Nursind pone l’attenzione alle “contraddizioni” dell’art. 22 del Patto per la Salute “Gestione e sviluppo delle risorse umane”. Al comma 1 “si conviene sulla necessità di valorizzare le risorse umane del servizio sanitario  nazionale e di favorire l’integrazione multidisciplinare”. Come? “Tale dichiarazione di principio – spiega il sindacato - viene esplicitata nei 4 commi seguenti: garantiamo il turn over nei limiti di spesa del 2004 meno l’1,4% (cioè siamo disponibili a spendere per il personale meno di quanto spendevamo 10 anni fa), ridiscipliniamo la formazione di base e specialistica e lo sviluppo di carriera con l’introduzione di una maggiore flessibilità (cioè nell’interesse del datore di lavoro e non della professione o del percorso di specializzazione individuale, il lavoratore viene impiegato nell’ambito dell’organizzazione aziendale che l’azienda ritiene più opportuno”.

“Maggiore flessibilità organizzativa – prosegue il sindacato - non richiede meno ingessature nella gestione del personale e quindi meno valorizzazione delle competenze di area?), istituiamo un tavolo politico dove produrre un disegno di legge che favorisca l’integrazione multidisciplinare (è possibile l’integrazione dei lavoratori senza la partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori alla costruzione di tali percorsi?) e i processi di riorganizzazione dei servizi, l’introduzione di standards di personale per livello di assistenza la cui applicazione “è comunque subordinata al rispetto dei vincoli in materia di spesa del personale previsti dalla legislazione vigente (in sostanza per le regioni in piano di rientro se si è sotto gli standards non si può assumere e se si è sopra si può lasciare a casa i tempi determinati; per gli altri solo al ribasso perché più di quanto si spende già non si può)”.

“Se la ‘necessità’ di valorizzare il lavoro degli esercenti le professioni sanitarie deve avvenire tutto ‘senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica’, anzi confermando i tagli ai fondi contrattuali aziendali e rimanendo in regime di blocco contrattuale (il costo zero di Cavicchi) allora con che motivazione potrete pretendere da noi i risparmi che auspicate? Che senso ha dire che i risparmi resteranno all’interno del sistema? I lavoratori non sono un’importante parte di quel sistema?”, domanda il sindacato. Secondo cui “per il resto il Patto rimanda in molte parti a numerosi successivi accordi da definirsi entro fine 2014, quindi nulla di definito nell’insieme, una cornice di un quadro di cui non conosciamo il disegno”.

15 luglio 2014
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