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Spending Review. Assofarm: "E' già una realtà nelle Farmacie Comunali"

Il 90% delle Farmacie Comunali italiane ha bilanci in attivo e nel triennio 2010-2012 hanno fruttato quasi 150 milioni di euro netti alle amministrazioni comunali. Illustrando questi dati il presidente, Venanzio Gizzi, ha sottolineato: "Non accettiamo di essere considerati un ramo secco del sistema".

17 LUG - "Speriamo che i dati della nostra recente ricerca aprano finalmente gli occhi su chi pensa che le Farmacie Comunali siano una palla al piede delle finanze pubbliche locali. Il nostro studio dimostra che è vero il contrario. Il 90% delle Farmacie Comunali italiane ha bilanci in attivo e nel triennio 2010-2012 hanno fruttato quasi 150 milioni di euro netti alle amministrazioni comunali loro proprietarie" ha dichiarato recentemente il Presidente di Assofarm Venanzio Gizzi.
 
La Federazione Italiana delle Farmacie Comunali tiene inoltre a precisare che a questi dati fortemente positivi vanno aggiunte altre considerazioni di natura manageriale e di carattere sociale.
 
"La maggior parte delle nostre aziende negli ultimi anni ha drasticamente ridotto i costi relativi ai propri organi politici. Quasi ovunque i CdA sono stati sostituiti dalla figura dell'amministratore unico, che peraltro riceve un compenso a gettone che in tantissimi casi è di appena 30 euro, a fronte di responsabilità non indifferenti", ha precisato il Segretario Generale di Assofarm Francesco Schito.
 

Per quanto riguarda invece l'impegno a favore del territorio, ovunque in Italia le Farmacie Comunali continuano le proprie donazioni a favore di associazioni assistenziali, sostengono campagne gratuite di prevenzione sanitaria e attivano di continuo operazioni di scontistica aggiuntiva sui farmaci a favore delle fasce economicamente più deboli della popolazione.
 
Le Farmacie Comunali Italiane rivendicano a pieno titolo la propria capacità di fornire un servizio sanitario di prim'ordine all'utenza, producendo al contempo risorse che, attraverso i Comuni loro proprietari, diventano ulteriore sviluppo locale. E al contempo riescono, malgrado la crisi del settore, a destinare parte delle proprie risorse al sostegno di tante iniziative sociali e sanitarie locali.
 
"Dismettere un patrimonio pubblico simile, cosa che peraltro sarebbe unica a livello europeo, sarebbe un grave errore - continua il Presidente Gizzi - certo è possibile migliorare ancora le nostre performance, come peraltro è doveroso recuperare quei casi, sia pur minoritari, in cui si registrano perdite di bilancio, ma non accettiamo di essere considerati un ramo secco del sistema. I numeri dicono ben altro al nostro riguardo e tale ricchezza va salvaguardata".

17 luglio 2014
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