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Roma. A La Sapienza nasce il Master in Marketing e Market Access Farmaceutico


L'ateneo romano si propone così di formare gli esperi in accesso alle cure mediche. Il Master affronterà vari temi: dalla diffusione delle malattie, allo sviluppo delle nuove cure e alla loro valutazione economica, presenterà simulazioni di decisioni riguardanti casi reali per apprezzarne le conseguenze non solo sul piano finanziario ma anche sul versante del benessere sociale e sul piano etico.

09 OTT - Nasce alla Sapienza Università di Roma il Master in “Marketing e Market Access Farmaceutico”, indirizzato principalmente ai professionisti della salute. Il Master, diretto da Annarita Vestri, affronterà vari temi: dalla diffusione delle malattie, allo sviluppo delle nuove cure e alla loro valutazione economica, presenterà simulazioni di decisioni riguardanti casi reali per apprezzarne le conseguenze non solo sul piano finanziario ma anche sul versante del benessere sociale e, non ultimo, sul piano etico.
 
“Il nostro progetto formativo si pone l’obiettivo di colmare alcune lacune la cui risoluzione potrà agevolare e rilanciare il dialogo con i decisori, in particolare per le situazioni che richiedono la valutazione dell’utilizzo appropriato di una tecnologia e la allocazione efficiente delle risorse - ha spiegato Annarita Vestri -. Per fare market access, infatti, sarà sempre più necessario ricorrere alla teoria delle decisioni e cioè applicare tecniche di analisi e strumenti quantitativi a fenomeni complessi allo scopo di prevederne il comportamento. Sia chiaro però - ha precisa - che non si tratta di affidare ad algoritmi matematici le scelte di politica sanitaria, ma non possiamo ignorare che l’utilizzo di appropriati strumenti valutativi possano indirizzare le decisioni per garantire al meglio la salute dell’intera popolazione in un futuro di crisi economica e di ricerca di sostenibilità".
 
Secondo le stime di Medi-Pragma, società di servizi che da oltre 30 anni analizza i fenomeni italiani nel settore della salute, attualmente sono circa 1.800 gli specialisti aziendali che operano sul territorio italiano per agevolare a livello locale i processi di adozione ed accesso alle cure. Una schiera di professionisti che dal 2010 al 2014 è quasi raddoppiata (+ 80%). Un fenomeno in controtendenza rispetto al progressivo assottigliarsi delle reti di informazione scientifica sostituite in parte anche dal ricorso agli strumenti della comunicazione digitale. Attualmente, tra i primi cento produttori di tecnologie mediche presenti in Italia, in termini di fatturato, il 55% si è dotato di un’organizzazione formale di Market Access. Negli altri casi le aziende fanno fronte ad eventuali problematiche con la costituzione di task force dedicate o rivolgendosi a società di servizi specializzate. Su questo terreno le aziende produttrici di tecnologie mediche si sono mosse in ordine sparso per cui ancora oggi tra le varie organizzazioni di market access sussiste una forte disparità di valori, di obiettivi e di operatività.
 
“In tutto il mondo i sistemi sanitari esercitano vari tipi di influenze sulle decisioni di medici ed operatori sanitari nel tentativo di contenere i costi crescenti delle prestazioni e salvaguardare gli equilibri di bilancio”, ha aggiunto Vestri. La situazione è resa ancora più complicata dalla recessione economica che limita pesantemente le capacità dei governi di incrementare o anche solo garantire la disponibilità di risorse tali da assicurare livelli di assistenza adeguati a fronteggiare il progressivo aumento della domanda alimentato da cronicità, invecchiamento della popolazione e disponibilità di nuove cure.
 
Se è indubbio che la leva economica sia uno dei principali imputati nelle situazioni di diniego o limitazione, oppure di ritardo nell’accesso alle cure, in particolare per quelle di nuova generazione, è altrettanto evidente che sarebbe semplicistico ridurre il tutto alla sola insufficienza di risorse economiche. Infatti, atteso che le cure ottengano il placet delle autorità sanitarie competenti solo se efficaci e sicure, il loro accesso da parte dei pazienti, ove ne ricorrano le condizioni, può essere invece rallentato o precluso in conseguenza della frammentazione dei processi decisionali locali, delle burocrazie e del diverso grado di efficienza dei sistemi sanitari regionali.

“Questo moltiplicarsi di decisori e percorsi normativi, che ha l’effetto di dilatare i tempi di risposta alle istanze dei pazienti, a volte con esiti poco trasparenti, ha insinuato in maniera surrettizia nel sistema sanitario italiano un ulteriore livello di negoziazioni ed autorizzazioni a cui i produttori di tecnologie mediche hanno dovuto adeguarsi mettendo in campo specialisti di accesso alle cure o market access, con la missione di assicurare la giusta terapia al giusto paziente nei tempi giusti", ha aggiunto Vestri.
 
Al dell’abilità nel districarsi nella palude delle burocrazie, il market access ha progressivamente assunto i connotati di un processo complesso che incrocia diverse discipline, dalla statistica all’economia alle scienze mediche, richiedendo, inoltre, doti negoziali e di comunicazione non comuni. La trasformazione sarà ancora più accentuata con l’entrata a regime dei nuovi strumenti di regolamentazione dell’accesso al mercato per i farmaci innovativi, tipo l’adaptive licensing, a cui guardano con grande interesse le autorità sanitarie europee ed italiane, nella speranza di trovare una soluzione alla pressante esigenza di riuscire a coniugare innovazione e sostenibilità. 
 
Anche tra i decisori le incertezze in materia di accesso non sono rare. Dai responsabili delle politiche sanitarie ci si attenderebbero scelte razionali basate sulle informazioni scientificamente affidabili che consentano di garantire ai pazienti l’accesso alle migliori cure disponibili. Ciò richiede capacità e competenze per identificare le informazioni rilevanti, elaborare un giudizio, scegliere la soluzione ritenuta più idonea in confronto alle alternative disponibili ed applicarla. Purtroppo, non sempre i decisori hanno attitudine all’utilizzo e familiarità con alcuni strumenti di analisi e di supporto alle decisioni che, lungi dall’offrire soluzioni meccanicistiche, possano aiutare ad assumere decisioni appropriate e soprattutto a valutarne le conseguenze.
 
“In sostanza – ha concluso Vestri - con la disponibilità di nuove proposte terapeutiche, che, ad eccezione dei casi di genericazione, sono regolarmente più costose di quelle esistenti, la competizione per le risorse disponibili, sarà sempre più aspra. L’adozione di nuovi strumenti di contrattazione e l’implementazione delle tecnologie digitali in sanità appaiono in grado di produrre effetti benefici sul sistema salute, ma risolvere il conflitto tra innovazione e sostenibilità richiede anche un investimento culturale che, soprattutto a livello locale, possa consentire a decisori e produttori un dialogo basato sulle evidenze. Speriamo, con il nostro master di riuscire a contribuirvi”. 

09 ottobre 2014
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