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Intervista a Laura Fabrizio (Sifo): "La spesa farmaceutica ospedaliera destinata a crescere, si tratta di una dinamica fisiologica"

Il presidente della Società italiana di farmacia ospedaliera sottolinea che "il tetto è sottostimato in quanto è proprio presso l’Ospedale che vi è l’accesso all’innovazione e, quindi, ai prodotti farmaceutici a più alto costo". E lancia un appello: "Urgente riconoscere il contratto di formazione ai farmacisti ospedalieri, come avviene per i medici".

27 OTT - La necessità di rinegoziare il tetto per la farmaceutica ospedaliera e il ruolo decisivo svolto dal Patto per la Salute per individuare le fonti di spreco e per rimuovere le sacche di inefficienza. E poi la necessità di riconoscere i contratti di formazione ai farmacisti specializzandi. A una settimana dalla fine del Congresso della Sifo, abbiamo affrontato con il presidente, Laura Fabrizio, i temi più caldi emersi nel corso dei lavori.

I riscontri dell’Aifa mostrano che, se verrà confermato il trend attuale, lo sforamento della spesa farmaceutica ospedaliera del 2014 raddoppierà rispetto al 2013. Come giudica questo dato?
E’ convinzione sempre più diffusa che il tetto della farmaceutica ospedaliera è sottostimato in quanto è proprio presso l’Ospedale che vi è l’accesso all’innovazione e, quindi, ai prodotti farmaceutici (sia farmaci sia dispositivi medici) a più alto costo. L’attenzione da parte degli operatori della sanità a non sprecare e a garantire appropriatezza attraverso scelte costo-efficaci basate sull’evidenza scientifica, resta comunque alta. La spesa farmaceutica ospedaliera è destinata a crescere, è una dinamica fisiologica come del resto indicano tutti i dati storici. Il trend di incremento si registrerà a prescindere dagli interventi di razionalizzazione e efficientamento che vengono e verranno attuati. Le istituzioni sono consapevoli di questo e devono agire di conseguenza. Questo non toglie che in certi contesti, vi sia un utilizzo inappropriato delle risorse, e certo ci sono ancora margini per arginare gli sprechi. Un esempio è dato dalla resistenza nel dismettere vecchie tecnologie allorquando nell’Ospedale vi sia la reale possibilità di orientare le scelte verso tecnologie costo-efficaci e in grado di generare notevole impatto in termini di innovazione dei processi di cura, e contestualmente, contribuire alla riduzione della spesa : occorre, quindi, avere la capacità di sapere investire ma anche disinvestire in sanità per evitare l’eccessivo proliferare di prodotti ormai obsoleti e non più “convenienti”.


Crede esistano margini per rinegoziare il tetto?
Ci sono i margini per rinegoziare il tetto della spesa farmaceutica partendo dall’analisi accurata delle cause che ne determinano lo sforamento e il Ministro Lorenzin è molto attenta a questo tema. In primis è necessario che tutti i soggetti coinvolti operino in modo integrato per garantire che eventuali tagli, indicati anche nella Legge di Stabilità, non vengano effettuati in modo indiscriminato e lineare ma siano focalizzati su effettive razionalizzazioni. Ritengo comunque che il Patto per la Salute 2014 – 2016 nei suoi enunciati possa rappresentare una garanzia in termini di efficientamento per il Ssn.

Il Patto per la Salute fornisce adeguate garanzie in materia di assistenza farmaceutica?
Confidiamo nel lavoro del Ministero e auspichiamo l’avvio di specifici tavoli con i professionisti della sanità interessati, tra cui anche i farmacisti ospedalieri. In questo senso una funzione decisiva sarà svolta dall’Agenas. Le Società Scientifiche, e in particolare la Sifo, possono rappresentare un rilevante braccio tecnico per le Istituzioni per individuare gli ambiti in cui è ancora possibile risparmiare, rimuovendo le sacche di inefficienza. Dobbiamo però sempre tener presente che in Europa siamo tra le realtà più virtuose per quanto attiene la spesa farmaceutica. Un altro nodo dirimente è quello della gestione dei dispositivi medici: in molte Aziende Sanitarie la voce di spesa per i devices sta superando addirittura quella per i farmaci. Ritengo che in questo campo ci sia ancora molto da fare in tema di appropriatezza, sicurezza e razionalizzazione.

La penetrazione dei biosimilari è ancora bassa. Quali gli scenari futuri?
Nei prossimi anni attecchiranno sempre di più in quanto scadranno i brevetti per numerose molecole. Servirà quindi un maggior impegno per creare cultura in questo campo attivando specifici percorsi formativi: mi riferisco in particolare alle società scientifiche che dovranno valorizzare le nuove opportunità generate dall’uso dei biosimilari. Importante sarà quindi emanare position papers aggiornate che forniscano linee di comportamento. SIFO ha istituito una specifica area scientifica per i biosimilari e abbiamo già avviato interazioni con le istituzioni e presto la posistion papers della nostra Società Scientifica in questo ambito sarà aggiornata e diffusa.

Formazione e farmacisti ospedalieri. Quali sono le criticità su cui intervenire?
Stiamo lavorando in collaborazione con EAHP affinché la specializzazione in Farmacia Ospedaliera sia riconosciuta a livello europeo, in modo che i farmacisti possano liberamente muoversi nell’Unione. Intanto si profila una riduzione degli anni di corso da quattro a tre. Si tratta di un aspetto da monitorare con estrema attenzione, soprattutto per quanto concerne l’impatto che avrà sui percorsi didattico-formativi. Resta però una criticità enorme, che rende purtroppo l’Italia un caso unico in tutta Europa: ancora non sono stati riconosciuti i contratti di formazione per i farmacisti specializzandi, al contrario di quanto avviene per i medici. Stiamo lavorando a più livelli, sia politico sia sindacale, per cambiare questa situazione insostenibile. Sinora abbiamo ricevuto molte promesse, ma ancora nulla si è concretizzato. I farmacisti ospedalieri specializzati sono circa 150 ogni anno: basterebbe quindi un piccolo sforzo che garantirebbe risultati importanti per il futuro della professione ma, soprattutto, per il Ssn.
 
Gennaro Barbieri
 


27 ottobre 2014
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