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Sicurezza alimentare. Grasselli (Sivemp) a Lorenzin: “Si a cambiamenti responsabili e validati, purché fatti con giudizio”

Il presidente della Società di medicina veterinaria risponde alla ministra che nei giorni scorsi, sulla sicurezza alimentare, ha suggerito “un riordino del sistema zooprofilattico e veterinario”. Grasselli dice “sì a cambiamenti responsabili e validati”, ma respinge le “avventure settoriali” perché “il momento difficilissimo” comporta “collaborazioni e sinergie tra tutte le componenti della prevenzione”.

20 NOV - “La Fao sostiene l’approccio One health un’unica salute guardando all’interazione tra fattori ambientali, salute degli animali e salute umana e chiedendo ai professionisti della salute umana, veterinari, sociologi, economisti, ecologisti di lavorare insieme nell’ambito di un quadro olistico.Allo stesso tempo la Fao afferma che la salute degli animali è l’anello debole della nostra catena di salute globale”. Così Aldo Grasselli, Presidente della Società italiana di medicina veterinaria preventiva (Sivemp), in una nota inviata a QS per rispondere ad alcune dichiarazioni della ministra Beatrice Lorenzin circa la sicurezza alimentare e animale, oltre che umana, con riferimento all’approccio One Health.
 
“L’unica salute – prosegue Grasselli –, la salute dei cittadini è garantita dal Ssn che non è la sommatoria di variegati e difformi Sistemi sanitari regionali. Il Ssn deve essere un insieme omogeneo di Servizi sanitari che le Regioni strutturano sul loro territorio nel rispetto dei principi costituzionali e dei Lea. Ma se i Lea non sono uniformi ma solo essenziali in ogni territorio, vorrà ben dire qualcosa. Sta a significare che la Regione può distribuire l’erogazione dei Lea a seconda di come vuole concentrare l’offerta. A questa disomogeneità di offerta ogni cittadino può ovviare con la portabilità del diritto alla diagnosi, alla cura e alla riabilitazione che gli è assicurata in qualsiasi struttura del Ssn.

Per assicurare la prevenzione collettiva il Ssn deve operare, invece, come un insieme omogeneo di Servizi sanitari territoriali tra loro uniformi, a maggior ragione quando – a seguito degli accorpamenti delle Asl – l’estensione dei territori di competenza dei Dipartimenti di prevenzione si estende ad aree sempre più vaste”.
 
“La prevenzione primaria, la sanità pubblica, la medicina del lavoro, l’igiene zootecnica, la sanità animale, la sicurezza alimentare, sono interessi della collettività che, pur non percepiti come diritti individuali, rientrando nell’interesse nazionale richiedono entità organizzative equivalenti ed uniformi sul territorio nazionale. Il diritto alla prevenzione primaria, alla tutela della salute, dell’igiene ambientale, della sicurezza alimentare, deve essere uniformemente garantito in tutto il territorio nazionale. Se alcune Regioni penalizzano la prevenzione molto spesso il danno è nazionale o può avere risvolti economici nazionali ed internazionali”.
 
Ma quanto costa il progressivo smantellamento dei sistemi di sanità pubblica e un eventuale fallimento della prevenzione? Si chiede il presidente della Sivemp “I danni potrebbero essere di dimensioni gigantesche e di portata continentale. La Human Illness Attribution stabilisce la graduatoria degli alimenti a rischio sulla base di valutazioni epidemiologiche e statistiche. I primi alimenti nella classifica di rischiosità sono le carni fresche e i derivati, i secondi sono i prodotti della pesca e della itticoltura. Seguono il latte e i prodotti lattiero caseari, uova e ovoprodotti, ultimi i prodotti di gastronomia e i vegetali. Negli Usa la principale causa di malattia alimentare sono i norovirus con quasi il 70% di casi sui casi segnalati. Nella Ue i maggiori responsabili di malattia alimentare restano i batteri. L’85% delle malattie è causato da soli 27 agenti, tutti microbici. Tra i primi 27 almeno 13 sono stati scoperti dopo il 1975 (1 ogni 3 anni). Nei prossimi 15 anni avremo almeno altri 10 nuovi patogeni. Tra un terzo e la metà di tutte le malattie infettive dell’uomo hanno un’origine zoonotica, ossia trasmessa da animali. Circa il 75% delle nuove malattie che hanno colpito l’uomo negli ultimi 10 anni è stato trasmesso da animali o da prodotti di origine animale”.
 
“Se qualcuno – conclude Grasselli – intende sminuire la funzione dei medici veterinari di sanità pubblica e della prevenzione in generale deve essere capace di confutare questi dati. Diciamo con convinzione sì a cambiamenti responsabili e validati, naturalmente con giudizio. Rilanciamo con forza le innovazioni vere, le buone pratiche, i confronti severi e costruttivi. No invece ad avventure settoriali. Il momento difficilissimo in cui siamo immersi comporta collaborazioni e sinergie tra tutte le componenti della prevenzione, più impegno e serietà nella formazione e nella ricerca scientifica, specie quella applicata. Evitiamo comunque che, per questioni poco nobili, si arrivi irresponsabilmente a buttar via con l’acqua sporca anche il bambino”.

20 novembre 2014
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