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Il malessere di vivere: la sindrome di Munchausen

di Antonella Gramigna

Dopo i recenti fatti di questo ultimo decennio, nella realtà psichiatrica e psicologica di età pediatrica, si è affacciata la sindrome di Munchausen, un disturbo psichiatrico in cui le persone colpite fingono la malattia od un trauma psicologico per attirare attenzione e simpatia verso di sé.

31 DIC - La Storia, e con essa il mondo, cambia. Spesso, nonostante noi, ed in questi ultimi tempi spessissimo a nostro discapito.
È vero, siamo noi a definire e decidere, in fondo, il nostro percorso, bene o male si chiama libero arbitrio, ma nulla faceva presagire che la figura incarnante da sempre la "certezza massima", che era e dovrebbe essere ancora, il centro della nostra società, entrasse così pesantemente e profondamente in crisi. Oggi, al di la della facile demagogia, essere genitori, accettare cioè di mettere al mondo dei figli, le nostre creature, è divenuto un peso e, spesso, una sofferenza insostenibile.

Occorre dire che il “Re è nudo…!” indipendentemente dal peso dell’affermazione e senza fronzoli o giri di parole. Nella essenzialità di questa affermazione ci sono almeno quattro decenni di storia italiana in cui il concetto di “Famiglia”, e dei ruoli atavici che essa rappresenta e contiene, è stato mistificato, demolito, frainteso, demonizzato e reso vuoto di valore.

"Abbiamo assistito ad una involuzione distorta della percezione dell’infanzia, che ha visto trionfare enfaticamente e demagogicamente il puerocentrismo nel quale, e senza nessunissima valenza pedagogica, il bambino, l’infante, il minore e poi l’adolescente, sono stati posti al centro di un mondo in cui l’adulto stesso (che lo aveva generato senza averne gli strumenti educativi tramandati dalla precedente generazione) si poneva con il ruolo di “amico”, cointeressato quindi al suo mondo ludico, anche egli in conflitto con il mondo ed accomunato con lui/lei dagli stessi modi comportamentali egoici e autocentrati e perennemente adolescenziali". Così Giovanni Cozzolino, sociologo e ricercatore scientifico, interviene sull'argomento, e continua : "Questo come presupposto paradigmatico. Tutto ciò, anche se tracciato in questa sede in forma essenziale, ha generato, poi, ed in modo crescente, un malessere che, senza essere arginato, ha poi finito per produrre comportamenti drammaticamente devianti sfocianti in un numero sempre più in aumento di casi di infanticidio, a volte accomunati da omicidi-suicidi di interi nuclei familiari".


In questo contesto deviante e violento della società italiana, in cui anche il c.d. “femminicidio” è parte integrante di questa deriva, si sono fatte strada anche tipologie di sindromi patologiche, una volta rarissime o comunque poco o per nulla diagnosticate. Dopo i recenti fatti di questo ultimo decennio, nella realtà psichiatrica e psicologica di età pediatrica, si è affacciata la sindrome di Munchausen. "Trattasi un disturbo psichiatrico in cui le persone colpite fingono la malattia od un trauma psicologico per attirare attenzione e simpatia verso di sé. A volte è anche conosciuta come sindrome da dipendenza dell'ospedale. Ma, nella fattispecie, la sindrome ha un’altra valenza in quanto riguarda l'ambito dei bambini". Così la psicoterapeuta Sabrina Ulivi spiega la radice di questo "malessere" che porta, spesso, ad esiti nefandi.

Dai dati relativi ad una recentissima ricerca condotta presso il Policlinico Gemelli, riportata il 22 Dicembre del presente anno da “la Repubblica”, in un articolo titolato "Se è la mamma che fa ammalare il figlio", un passo importante deve far riflettere: “…. quasi nel 2% dei casi è stato individuato un cosiddetto 'disturbo fittizio'. Quasi sempre si trattava di disturbi inventati dal bambino stesso (....). Ed è chiaro che, quando una simile situazione conduce il piccolo fino a un ricovero, vuol dire che è necessario intervenire per dare una mano concreta al bambino e alla sua famiglia, considerando l'evento come chiara espressione di un disagio che trova nella sindrome la possibilità di esternarsi ….” .

Lo studio condotto su 751 bambini ha evidenziato il 2% di questo tipo di sindrome quasi completamente indotta dai genitori (soprattutto dalle madri) convincendo i bambini in questione a soffrire di "un qualcosa", di essere fragili o, comunque, bisognosi di cure mediche. "Una simile convinzione indotta da un adulto in un bambino, in una mente quindi in via di formazione, induce effetti anche molto dannosi (effetto “nocebo” contrario al più conosciuto effetto placebo) che nei bambini spesso si somatizza dando l’avvio ad una patologia, anche moto importante, con tutto ciò che questo può comportare", continua Ulivi. 
 
"Ci sono vari modi per rifiutarsi di fare quello che la natura ci impone di fare, una volta messo al mondo un figlio. Tra questi in modo consapevole o meno - è sempre Ulivi a parlare - c’è quello di convincere e convincersi che il figlio sia molto ammalato e abbia bisogno più di altri che non di noi.In realtà siamo noi che abbiamo bisogno degli altri, abbiamo bisogno di essere visti e lo facciamo attraverso i nostri bambini".

Un modello di rifiuto di sè che, a volte, sfocia drammaticamente nell’infanticidio mimetizzandosi dietro un malessere depressivo del genitore responsabile. In questa dinamica non esiste più alcuna distinzione tra distruggere se stessi o l’altro, non importa l’atto, qualunque cosa è solo pura distruzione. Thanatos o istinto di morte come ricordava Freud. Non dimentichiamo mai che la base di ogni atto aggressivo va ricercata nelle emozioni primarie di paura e/o dolore. L’incertezza muove la paura, l’indifferenza e la mancanza di affetti sentiti, muove il dolore. Quello che ci attanaglia in questo fine/inizio 2014-15 è un malessere di vivere che coinvolge la struttura basica della società: la Famiglia.

Le certezze sono sempre più precarie e gli affetti troppo distratti. Purtroppo occorre di nuovo educare l’uomo all’amore, la più potente, complessa e vivifica forma di relazione umana. Non è più tempo né di frasi o concetti demagogici né di mode temporanee, ma è tempo di costruire certezze scientifiche e realtà tangibili alle quali appoggiarci. Occorrono misure urgenti per poter arginare questo fenomeno in crescente aumento. Occorrono Servizi idonei con personale che abbia fatto formazione di alto livello, preparata e competente.

Non possiamo più "solo" prendere atto delle notizie così drammatiche, parlarne di fronte alla tazzina di un anonimo e frettoloso caffè in un bar, leggerne sui quotidiani e pensare che " non è " roba nostra". "È" roba nostra, eccome! Come potrebbe non esserlo? Ogni essere vivente ci conduce inevitabilmente, come membri di questa società, ad essere responsabili. E quindi , che aspettiamo a renderci conto che ci stiamo distruggendo da soli!? Che aspettiamo a prendere coscienza che " fare un passo" indietro sarebbe farne due avanti?! Riprendiamoci ciò che per errore abbiamo cancellato, ricostruiamo la bellezza dello stare insieme, in famiglia. Insegniamo ai nostri figli i valori, i no e i si, ma meritati. Riporteremo, molto probabilmente, la società a migliorare anche se faticosamente.

E' il tempo, questo, di costruire o ricostruire i sistemi valoriali, semplici e veri, sistemi di credenza unici e non vuotamente discutibili …. Per gli intellettuali onanisti, o filosofi da salotto i tempi della gloria sono finiti. È il tempo della svolta, tra un po' sara' irrimediabilmente tardi e non potremo che dire a noi stessi:"Mea culpa".
 
Antonella Gramigna
Esperta in orientamento e promozione della salute  

31 dicembre 2014
© Riproduzione riservata


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