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La "battaglia" sul comma 566. Snami: “Solo confusione e incertezza”


“Non vorremmo che il rimodulare il ‘chi fa che cosa’ in sanità sia viziato dall'idea di presunti risparmi”. Per il Sindacato autonomo “la ridefinizione dei profili deve essere un processo armonico, non solo un comma, viceversa saremmo di fronte ad un colpo di mano generante confusione, incertezza e foschia su tutte le professioni”.

14 GEN - Presa di posizione dello Snami sul comma 566 della Legge di Stabilità. “Ritengo che la ridefinizione dei profili debba essere un processo armonico, non solo un comma, come il 566 della legge di stabilità, viceversa saremmo di fronte ad un colpo di mano generante confusione, incertezza e foschia su tutte le professioni, non solo quella medica”. Ha dichiarato Roberto Pieralli, dirigente di Snami Emilia Romagna. “Prima di fantasticare – evidenzia - sui profili è necessario acquisire una visione di sistema di tutto l’assetto formativo e del mondo del lavoro, sia dei laureati in medicina che di tutti gli altri professionisti sanitari. Viceversa si rischia di generare attrito, mentre il fine dovrebbe essere oliare meglio gli ingranaggi della grande macchina sanitaria nelle sue articolazioni. Definiamo insieme, univocamente ‘l’atto medico’, fatto questo riprogettiamo dove necessario il sistema formativo, professionale ed irrinunciabilmente anche quello contrattuale. Un’ideale tavola rotonda con tutti i sindacati e gli ordini professionali che emetta chiari perimetri nei quali muoversi”.
 
“Come Snami abbiamo sostenuto in tempi non sospetti - sostiene Angelo Testa, leader del Sindacato Autonomo - che l'intervento di più figure autonome e svincolate nell'intero percorso assistenziale e curativo dello stesso paziente deve avere una regia che è quella del Medico e non ci devono essere invasioni di ruoli. Ciò porterebbe a conflitti, confusione nei Pazienti e, in ultima analisi, al fallimento dell'intervento sanitario globalmente inteso. Tutto ciò anche in riferimentoalla  ipotesi che diversi operatori, anche non sanitari, possano operare nelle future aggregazioni, ribadisco  che sul territorio  il rapporto deve continuare ad essere  "ad personam" e tutto il processo di diagnosi, cura ed assistenza, anche a domicilio, deve continuare a far capo alla completa "presa in carico" dell'Assistito da parte del Medico convenzionato. Il tutto necessità di una minuziosa definizione dei ruoli, anche per scongiurare che la logica dominante del rimodulare il “chi fa che cosa” in sanità sia viziato in maniera dominante da un'idea di presunti risparmi”.

14 gennaio 2015
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