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Depressione in gravidanza. Psicologi Lazio: “Fondamentale approccio integrato. Trascurata nostra professione”


Il presidente Nicola Piccinini, commentando una nota Aifa sull'assunzione di antidepressivi durante la gravidanza, fa notare come l'Ente regolatorio "si focalizza sulla presunta efficacia del farmaco in sé, senza alcuna menzione al contributo terapeutico dell'intervento psicologico". Inoltre, quando si parla della necessità di un approccio multidisciplinare, "si manca di annoverare gli psicologi".

19 GEN - “La cura della depressione, come attestato dalla gran parte della ricerca scientifica internazionale, richiede un approccio terapeutico integrato: in prima battuta psicologico e psicoterapeutico e poi, ove necessario, anche farmacologico. Ciò dovrebbe avvenire a maggior ragione nei confronti di soggetti ‘a rischio’ come le donne in gravidanza. Rimango quindi sinceramente perplesso di fronte alle posizioni pubbliche recentemente espresse dall'Agenzia Italiana del Farmaco, che si focalizza invece unicamente sulla presunta efficacia del farmaco in sé, senza alcuna menzione allo specifico e distintivo contributo terapeutico dell'intervento psicologico e psicoterapeutico nella gestione della gravidanza di donne con disturbi dell’umore". Lo dichiara, in una nota, il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio Nicola Piccinini, a commento dei rilievi pubblicati dall’Agenzia Italiana del Farmaco riguardo all’assunzione degli antidepressivi durante la gravidanza.

Nella nota Aifa cui gli psicologi del Lazio fanno riferimento, la terapia farmacologica dei disturbi dell’umore in gravidanza viene considerata "fondamentale" in quanto questi disturbi, "se non trattati, si associano a complicanze materne e fetali". "La depressione non trattata - spiega Aifa - può determinare scarsa nutrizione (in parte dovuta alla riduzione dell’appetito), abuso di alcool, ideazione suicidaria e si associa ad una maggiore incidenza di parto prematuro, basso peso alla nascita e disturbi neuro-comportamentali. Inoltre le pazienti depresse spesso non manifestano una adeguata attenzione e cura di se stesse, della gravidanza e del neonato". Parlando poi della necessità di un approccio multidisciplinare a questo disturbo, l'Ente regolatorio elenca diverse figure professionali che dovrebbero essere coinvolte, trascurando però gli psicologi.
 
“Queste comunicazioni parziali ed apparentemente pro domo, in palese conflitto con il Diritto alla Salute del cittadino - prosegue Piccinini, commentando la comunicazione pubblicata sul sito dell’Aifa riguardo allo studio pubblicato dall'Istituto di Neuroscienze Semel e da Human Behavior della Università della California - offrono un cattivo servizio alla cittadinanza, rischiando di minare la trasparenza nel percorso terapeutico del cittadino. Come Ordine Psicologi del Lazio abbiamo attivato un Gruppo di progetto specifico sulla psicologia e la psicoterapia nella perinatalità, e nel corso del 2015 terremo un appuntamento pubblico in cui inviteremo al confronto tutte le altre professioni coinvolte in questo ambito operativo. Inviteremo con piacere anche l'Aifa, nella speranza di poterle meglio rappresentare il contributo della funzione psicologica, e magari individuare sinergie e collaborazioni realmente indirizzate alla tutela del Diritto alla Salute del cittadino e, in particolare, delle donne in gravidanza”.

“Il tema dell’appropriatezza prescrittiva nell’uso dei farmaci è senz’altro importante e lo diviene ancor più in gravidanza, dove gli eventuali affetti avversi possono riguardare sia la salute materna che quella fetale - dichiara Mirta Mattina, coordinatrice del Gruppo di Progetto sulla Perinatalità dell’Ordine Psicologi del Lazio -. Come psicologi che operano nel periodo perinatale vogliamo inoltre sottolineare che l’insorgenza di disturbi dell’umore o di altre forme di disagio psicologico in tale fase può essere imputata ad un complesso insieme di fattori di natura bio-psico-sociale: l’approccio terapeutico non può prescindere da tale dato e deve essere attuato da équipe multidisciplinari in cui i diversi professionisti lavorino in sinergia”.

“Appare quindi evidente l’importanza sia di una formazione specifica degli operatori che della revisione complessiva delle prassi - conclude Mirta Mattina - per non ridurre l’approccio al problema unicamente agli aspetti meramente farmacologici o alla dimensione psicologica individuale della madre”.

19 gennaio 2015
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