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Test specializzazione. Sigm: “Consiglio di Stato evidenzia come in Italia non si riesce a fare selezione meritocratica”

Per i Giovani medici la prinicipale responsabilità è “del Miur che invece di investire e sostenere un processo di implementazione di una riforma epocale che interessava migliaia di medici, per superficialità politica, ha vanificato gli effetti innovativi del primo concorso nazionale”. E poi a Renzi: "Piano straordinario di risorse". 

27 MAR - L’Italia è il Paese nel quale non si riesce ad effettuare una adeguata e meritocratica selezione della classe dirigente in sanità. Ma, oltre ai gravi disservizi registratisi in occasione del primo concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, il MIUR continua a dimostrare scarsa attenzione nei confronti del capitolo della formazione medica specialistica anche su altri fronti: sta disattendendo la corretta implementazione della riforma del riordino dell’ordinamento didattico delle scuole di specializzazione, non ricorrendo alla definizione di indicatori di qualità per l’accreditamento ed imponendo un passaggio di ordinamento a scatola chiusa agli specializzandi in corso. Chiediamo l’adozione di un piano strutturale di interventi per tutelare il diritto ad una formazione specialistica in linea con gli standard di qualità europea.
 
Prendiamo atto e rispettiamo il pronunciamento del Consiglio di Stato che ammette in sovrannumero alle scuole di specializzazione di medicina circa 300 medici ricorrenti che hanno partecipato al primo concorso nazionale. In attesa del pronunciamento sul merito da parte del Consiglio di Stato, si evidenzia come la Giustizia Amministrativa, ancora una volta, conferma come questo sia il Paese in cui non si riesce a realizzare una adeguata e meritocratica selezione della classe dirigente della sanità. Sia perché il MIUR, invece di investire e sostenere un processo di implementazione di una riforma epocale che interessava migliaia di medici, per superficialità politica, al netto dell’errore di inversione delle domande commesso dal CINECA, nonostante gli appelli delle Associazioni di categoria, ha vanificato gli effetti innovativi del primo concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, sia in quanto gli interessi di parte hanno condotto le Regioni all’organizzazione di concorsi regionali privi di ogni criterio di trasparenza e meritocrazia per l’accesso ai corsi regionali di medicina generale.

 
Gli effetti della sentenza complicheranno ulteriormente il complesso quadro di riferimento. Si teme, infatti, che il MIUR dovrà attingere all’attuale dotazione del capitolo di spesa relativo alla formazione medica specialistica, già notevolmente sottodimensionato rispetto al numero dei medici laureati aspiranti specializzandi, innescando una lotta fratricida tra “poveri” all’interno delle giovani generazioni di medici. Ciò potrebbe rendere ancora più incerta, al di là dei continui spostamenti last minute annunciati dal MIUR in questi mesi, la data di pubblicazione del prossimo bando di concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione.
 
L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ritiene che sia giunto il momento di intervenire in maniera strutturale per risolvere delle criticità che denuncia ormai da troppo tempo e chiede che
1) il Governo Renzi si faccia carico dell’adozione di un piano straordinario di stanziamento di fondi (piano di rientro), recuperati dal superamento di sprechi e appropriatezza in sanità, necessari ad assorbire nel volgere di un triennio il gap esistente tra numero di laureati e contratti di formazione (specialistica e generalista) del post lauream, in modo da garantire a tutti i medici abilitati il diritto alla formazione dopo il conseguimento della laurea.
2) che tutte le Regioni si dotino urgentemente di un sistema intellegibile, caratterizzato da rigore scientifico e metodologico, di pianificazione dei fabbisogni di professionalità, mediche e non mediche, da formare;
3) che nell’immediato si provveda ad una sensibile riduzione dei contingenti per l’accesso ai corsi di medicina, ovvero a partire dall’anno accademico 2014/2015, in modo da compensare gli ingressi in sovrannumero e riprogrammare il fabbisogno di medici;
4) che il MIUR istituisca un tavolo di lavoro per lavorare da subito alle opportune modifiche normative e regolamentari da adottare a partire dall’a.a. 2015/2016, lavorando all’ipotesi di adozione di un concorso a graduatoria unica nazionale, come proposto dal SIGM in passato.
 
Ma c’è di più. Il MIUR continua a dimostrare scarsa attenzione nei confronti del capitolo della formazione medica specialistica anche su altri fronti, prova ne sia il fatto che, oltre alle gravissime carenze evidenziate in occasione dell’applicazione del primo concorso nazionale, in questi giorni sta gestendo in maniera del tutto inappropriata l’implementazione della riforma del riordino dell’ordinamento didattico delle scuole di specializzazione.
 
Non solo sta disattendendo la norma, non ricorrendo alla definizione di indicatori di qualità per l’accreditamento delle scuole di specializzazione, che verranno dunque pre-accreditate, come in passato, sulla base di “semplici” indicatori e requisiti strutturali ed organizzativi e non sulle performance assistenziali e formative, ma sta anche proponendo agli specializzandi il passaggio di ordinamento “a scatola chiusa” ed in maniera irreversibile, ovvero senza consentire alle Università di predisporre i singoli piani di studi in funzione dell’opzione dal vecchio ordinamento al percorso abbreviato, introdotto per numerose tipologie di scuole. Il risultato sarà, da una parte, che moltissimi medici in formazione specialistica nell’incertezza del futuro non eserciteranno il diritto di opzione al nuovo ordinamento didattico, perdendo le innovazioni introdotte dalla riforma, ma anche non liberando risorse utili al finanziamento di nuovi contratti di formazione, mentre, dall’altra, non si stanno ponendo i presupposti per elevare la qualità della formazione medica post-laurea, anche attraverso una maggiore integrazione delle reti formative con le strutture territoriali ed ospedaliere del SSN, vanificando quindi il potenziale valore aggiunto che si propone di introdurre la riforma.
 
Si chiede che il MIUR disponga un posticipo dei termini di passaggio di ordinamento in modo che gli specializzandi che intendano optare al nuovo ordinamento possano essere posti preliminarmente nelle condizioni di valutare il nuovo piano di studi proposto. A tal proposito si ricorda che 1) le modifiche introdotte dal Riordino non introducono effetti restrittivi rispetto alla equipollenza o affinità del titolo conseguito con il percorso ridotto; 2) il percorso ridotto sarà spendibile su tutto il territorio dell'Unione Europea senza limitazione alcuna; 3) il titolo conseguito col nuovo ordinamento non implica penalizzazioni significative ai fini dei concorsi pubblici per l’accesso alla dirigenza medica del SSN.
 
Infine, si chiedono formali garanzie da parte del MIUR in merito all’utilizzo degli indicatori di qualità ai fini del futuro accreditamento delle scuole di specializzazione di medicina al fine di garantire standard di formazione in linea con quelli europei, a cominciare dalla scuole di specializzazione dell’area chirurgica, che più di tutte beneficerebbero della corretta applicazione della riforma del riordino.
 
Segretario Italiano Giovani Medici

27 marzo 2015
© Riproduzione riservata


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