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Intervista a Gabriele Pelissero (Aiop): “Le diseconomie stanno tutte nelle aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche”

di Ester Marag˛

Pronto a dare battaglia sui tagli che si stanno abbattendo sull’ospedalità privata, il presidente dell’Aiop, al suo secondo mandato, controbatte ricordando che le aree di inefficienza della sanità sono nelle aziende sanitarie e ospedaliere di diritto pubblico. Qui bisogna intervenire

31 MAG - “Basta con i tagli alle prestazioni ai pazienti, cominciamo veramente ad attaccare le aree di inefficienza della sanità che, come tutti sappiamo bene, sono nelle aziende sanitarie e ospedaliere di diritto pubblico.  Quindi, se vogliamo aiutare i conti dello Stato senza far pagare il prezzo ai cittadini, agiamo su queste diseconomie. Su questo ci stiamo battendo”.
 
Non lascerà nulla d’intentato Gabriele Pelissero, eletto per la seconda volta alla guida dell’Associazione nazionale dell’ospedalità privata. Per arginare le misure che investiranno l’ospedalità privata ha già presentato il suo pacchetto di controproposte. Ricordando che rendere efficienti le strutture italiane eliminando le diseconomie si può. E l’Ospedalità privata ha tutti i numeri a disposizione per indicare la rotta da seguire. Basta guardare al lavoro svolto al San Raffaele di Milano, ospedale privato di grande importanza per il Paese, che in un anno e mezzo ha recuperato il gravissimo deficit nel quale era piombato recuperando l’equilibrio con un risparmio straordinario.
 

Professor Pelissero, la attende un secondo mandato che si prospetta tutt’altro che semplice, le misure contenute nelle proposte di intesa sui tagli imposti dalla legge di Stabilità, almeno quelle fin ora note, si prospettano tutt’altro che indolori per l’ospedalità privata. Come affronterà questi prossimi tre anni?
Con determinazione, come sempre. E con accanto un gruppo coeso, come dimostra la mia rielezione all’unanimità. Indubbiamente il momento è molto caldo. Le proposte di Intesa, collegate poi al Patto per la Salute, è slittata per un giusto ripensamento. Lo scenario che abbiamo davanti ci propone due schieramenti. Da un lato c’è chi propone tagli selettivi nei confronti della filiera produttiva della sanità che sono la farmaceutica e soprattutto l’ospedalità privata, ma dall’altra per fortuna, credo ci sia una corrente di pensiero consapevole che nella sanità non bisogna tagliare le prestazioni e i servizi ai cittadini, ma le diseconomie. Siamo quindi in pieno confronto con il Governo e con le altre Istituzioni. Abbiamo presentato al ministro della Salute e al presidente del Consiglio dei Ministri, in modo esplicito e chiaro, la nostra posizione che si concreta in un solo concetto: basta con i tagli alle prestazioni al cittadino, cominciamo veramente ad attaccare le aree d’inefficienze della sanità che sappiamo bene essere nelle aziende sanitarie e ospedaliere di diritto pubblico.  Quindi se vogliamo aiutare i conti dello Stato senza far pagare il prezzo ai cittadini, agiamo su queste diseconomie. Su questo ci stiamo battendo.
 
Nell’attesa di conoscere quali misure saranno adottate, a bocce ferme per voi si prospettano interventi drastici, a partire dal fatto che non saranno più accreditate le strutture con meno di 60 posti letto in una prima fase e poi con meno di 40.
Anche se questo ci sono punti aperti.  Cosa vuol dire 60 posti letto accreditati e contrattualizzati? E soprattutto, quando si dice che dalla misura sono escluse le strutture mono-specialistiche, cosa si intende come mono-specialistiche? Anche in questo caso abbiamo presentato le nostre proposte, tecnicamente molto elaborate che trovano giustificazioni oltre che su presupposti scientifici anche su modelli di riferimento di importanti Paesi europei. Proposte che sono all’esame del Ministero. E quindi anche su questo la discussione è aperta. Ma, per chiarezza, per il momento non chiude nessuno
 
In conclusione i giochi sono ancora tutti aperti?
Spero di sì. Però intendiamoci bene, noi vogliamo salvare il Servizio sanitario nazionale e il grande patrimonio di strutture pubbliche e private presenti nel Paese. Abbiamo criticato la stagione dei tagli lineari privi di un disegno programmatico, fatti anche sulla base di un momento di emergenza. Ma ora basta, questo meccanismo deve cambiare. Comprendiamo le difficoltà del Paese ma ci sono tanti altri modi per affrontarle.
 
Qualche esempio concreto?
I risparmi possono e devono essere fatti con un autentico efficientamento della gestione delle strutture pubbliche italiane. Da anni noi documentiamo in modo analitico, Regione per Regione, quelli che sono i margini di movimento e sui quali ovviamente è possibile intervenire.  Abbiamo anche modelli di risanamento di grandi ospedali da mettere a disposizione. Un esempio su tutti, l’operazione di risanamento messa in atto al San Raffaele di Milano, ospedale privato di grande importanza per il Paese, in gravissimo deficit in un anno e mezzo ha raggiunto un equilibrio di bilancio con un risparmio straordinario. Questo è quello che mettiamo a disposizione del Paese.
 
E se questa linea che auspica non passasse?
Beh, noi speriamo che passi.
 
Altro argomento, i Drg. Il progetto di revisione messo sula qual sta lavorando il ministero della salute ha incassato il suo plauso. Ma le ha anche sottolineato che questo andrà bene purché venga applicato a tutte le strutture, quindi non solo alle private, ma anche a quelle pubbliche. Cerchiamo di spiegare il perché di questa affermazione?
Vorrei innanzitutto fare una premessa: il lavoro del ministero della Salute con il progetto IT-Drg fa onore al Paese, avere il coraggio di costruire il proprio sistema di Drg è un risultato di grande valore. Ciò premesso, il problema fin ora è che il sistema dei Drg è stato applicato solo al privato, non alle strutture pubbliche alle quali oltre al Drg si aggiunge ogni anno una quota di ripianamento proprio perché non sono in gradi di rimanere in questo livello di finanziamento. Questa è l’inefficienza che va cambiata.
 
Nel corso del convegno organizzato nell’ambito della vostra Assemblea nazionale, il direttore della programmazione del Ministero, Renato Botti ha affermato che anche le strutture provate devono dimostrare di essere una risorsa per il sistema. Che ne pensa?
È sicuramente una cosa sulla quale dobbiamo riflettere. Noi siamo pronti. Credo che nel sistema italiano non ci sia molta competizione, o meglio c’è solo tra i diversi sistemi regionali, ma dentro le regioni non c’è competizione perché lavoriamo tutti con tetti di struttura, questo vuol dire che non si può andare oltre questi volumi di attività, di prestazioni peraltro insufficienti per i cittadini. Questo blocca la competizione e non premia i migliori.  La soluzione? Togliamo i tetti a tutte le strutture pubbliche e private, ma dentro questo chi avrà lavorato di più riceverà di più chi lavora di meno riceverà di meno. Noi siamo pronti.
 
Ester Maragò

31 maggio 2015
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