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Debiti Asl. Con Decreto 35 ridotti di un terzo i tempi di pagamento. Ma un’azienda su tre ha problemi nell'applicazione. L’indagine Fiaso

Ma la media dei tempi (195 giorni) è ancora fuori dalla normativa che prevede 60 giorni. Debiti Asl 2012 azzerati a fine settembre 2013 per il 60% delle Aziende. La mole di lavoro amministrativo e un difficile utilizzo della piattaforma informatica del Mef rilevati da un’azienda sanitaria su tre.

11 GIU - Debiti Asl 2012 azzerati a fine settembre 2013 per il 60% delle Aziende; miglioramento strutturale delle situazione debitoria in genere; sconti sia sui contratti di fornitura in essere che su quelli nuovi; ampliamento del portafoglio fornitori, che significa poi più qualità per gli assistiti e risparmi per la pubblica amministrazione. Il tutto accompagnato da una riduzione del 35% dei tempi di pagamento dei fornitori, che con una media di 195 giorni restano però ancora lontani dal limite dei 60 giorni previsti dalla normativa vigente. Questo  sia per i tempi  di erogazione dei fondi, che per la prima tranche da 7 miliardi e 657 milioni hanno richiesto 9 mesi di tempo per arrivare a destinazione, con un flusso avviato il 31 dicembre 2012 e conclusosi, nemmeno al 100%, il 30 settembre 2013. Sia per alcune criticità, come la mole del lavoro amministrativo e un difficile utilizzo della piattaforma informatica del Mef rilevati da un’azienda sanitaria su tre. E’ un quadro fatto molto più di luci che di ombre quello fotografato  dall’indagine FIASO, la Federazione di Asl e Ospedali, sull’applicazione del Dl 35/2013, relativa al pagamento della prima delle 3 tranche degli oltre 13 miliardi di debiti  Asl. Un lavoro di monitoraggio espressamente richiesto dal Mef alla Federazione e che ha visto coinvolte ben il 73,7% (180) delle Aziende sanitarie e ospedaliere.

 
A sorpresa più risorse al Nord
Al termine della rilevazione compiuta da FIASO risulta che il 36% dello stock complessivo di debito dichiarato dalle diverse realtà sanitarie è stato saldato con la prima tranche. Ma, contrariamente a quanto previsto da molti economisti, la maggior parte delle risorse non è andata al più indebitato Sud bensì al Nord, dove è stata assegnata la quota più rilevante rispetto all’intero debito pregresso, sia in termini percentuali, con il 49%, che assoluti, con 1,6 miliardi su 2,8. Il Centro ha invece saldato con la prima tranche solo il 27% dei debiti pregressi, Sud e Isole il 26%.
La sola Regione ammessa al finanziamento di tutto il debito comunicato è l’Abruzzo, con una percentuale del 98%, seguita dalla Calabria con il 56%, il Veneto (50%) e l’Emilia Romagna, con il 48%.
L’indagine ha rilevato che la quota del “debito certo, liquido ed esigibile” sul totale del debito rilevato dai modelli sullo stato patrimoniale delle Aziende rappresenta in realtà solo il 20% del totale, che considera anche crediti diversi da quelli vantati dai creditori. La percentuale è più bassa al Nord con il 17%, più alta al Centro con il 24, mentre il Sud è nella media nazionale.
 
Tempi di pagamento ridotti del 35%
Che esistano alcuni fattori di attrito o quantomeno di rallentamento delle operazioni di erogazione delle risorse lo mostrano i tempi del loro trasferimento dal centro alla periferia. Dei 7 miliardi e 657 milioni totali comunicati alle Regioni al 31-12-2012, ne restavano da erogare 2,717 al 30-6-2013, che si riducono a 784 milioni al 30 settembre dello stesso anno. Come dire che il trasferimento delle risorse era in larga parte avvenuto ma non ancora del tutto esaurito dopo 9 mesi.
Nonostante questo dal 2011 al 2014 si è avuta una riduzione del 35% dei tempi di pagamento dei fornitori, pari a 105 giorni guadagnati. La media di 195 giorni resta però lontana dall’obiettivo dei 60 giorni fissato per legge, al quale si avvicinano Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli, Lombardia e Marche, tutte sotto i 100 giorni di attesa per i pagamenti. Rimangono invece molto critiche le situazioni in Calabria e Molise, rispettivamente con 794 e 790 giorni. C’è anche da dire però che in Molise il finanziamento effettivamente erogato dalla Regione è pari solo al 9% del debito maturato certo, liquido ed esigibile, mentre in Calabria è del 17%.
 
Per un’Azienda su tre difficoltà nell’attuare il Dl sblocca debiti
Riguardo gli adempimenti a carico delle Aziende l’indagine ha rilevato come il 55% di queste ha provveduto a comunicare ai fornitori quanto dovuto. Una percentuale che sale al 70% nel Sud e nelle Isole. Il restante 45% non ha però fatto scena muta con i fornitori, ma ha adottato metodi di comunicazione diversi da quelli previsti dal decreto.
Il 73% delle Aziende ha poi pubblicato nei propri siti web l’elenco dei debiti liquidi, certi ed esigibili. La quasi totalità al Sud e nelle Isole. Anche in questo caso buona parte delle Aziende mancanti all’appello ha ritenuto non indispensabile provvedere alla pubblicazione dell’elenco perché già presente nei siti web regionali.
Ben il 90% delle Aziende ha invece pubblicato nei propri siti web l’elenco dei debiti maturati e non ancora estinti.
Anche se in larga parte hanno fatto il loro dovere, il  33% delle Aziende sanitarie e ospedaliere ha riscontrato significative difficoltà ad attuare quanto previsto dal legislatore.
Criticità dovute prevalentemente a questi fattori:
- l’eccessiva mole di adempimenti amministrativi;
- l’appesantimento burocratico di alcuni processi;
- il difficile utilizzo del sistema informatico e, in particolare, della piattaforma impiegata per la rilevazione dei dati;
-la scarsa disponibilità di informazioni tra Regione e Azienda;
- l’inadeguato supporto di back office riscontrato dalle Aziende.
 
Sei aziende su dieci hanno migliorato la propria situazione debitoria.
Il 60% delle Aziende dichiara infatti di aver registrato una situazione debitoria migliore rispetto alla data di entrata in vigore del decreto sul ripiano dei debiti PA. Percentuale che sale all’81% al Sud. E il 53% di Asl e Ospedali ritiene che questi miglioramenti siano permanenti e strutturali.
Il 14% inoltre rileva che l’operazione di ripiano abbia prodotto sconti sui contratti in essere, mentre  per l’8% ha generato una riduzione dei prezzi su quelli nuovi e il 6% accredita al decreto 35/13 l’ampliamento del portafoglio fornitori.
 
 
Fonte: Ufficio stampa Fiaso

11 giugno 2015
© Riproduzione riservata


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